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Voti scolastici, utili o deleteri?

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I voti scolastici bassi sono veramente deprimenti. Recuperare un due in matematica o un tre in storia è faticoso e prevede un sacco di lavoro.
Il pensiero comune ad ogni studente è: “Sai che figata se non ci fossero compiti in classe ed interrogazioni e tutti quei ca@#o di voti scolastici!!”
Certo, una figata. Peccato che poi esci da scuola e ti trovi nel mondo del lavoro dove al posto del due vieni licenziato.
A quasi vent’anni di distanza dal liceo posso dire che sono grata dei voti bassi che ho preso e che quasi sicuramente meritavo.
L’ho capito tardi ma l’ho capito: voti scolastici negativi non sono un giudizio sullo studente, ma sul suo rendimento. Se un insegnante da un due è perché non ci si è preparati a sufficienza per superare una prova.
Tralasciamo i professori poco equilibrati che insegnano male e poi puniscono con verifiche impossibili. Parliamo di quello che è la norma (o che dovrebbe essere la norma), ossia ottimi insegnanti che fanno del loro meglio per preparare i propri studenti.
A scuola, come nella vita vale la legge della causa e dell’effetto: se agisci in una certa maniera ti devi aspettare certi risultati. Magari questi risultati non sono immediati e ci vorrà del tempo prima di vedere le conseguenze delle proprie scelte (siano esse positive o negative), ma queste prima o poi arriveranno.
Ora so che un voto basso a scuola non deve essere interpretato come segno di fallimento della persona ma semplicemente come segnale della preparazione connessa a quella particolare prova (o eventualmente riflesso della scarsa preparazione fornita dallo stesso insegnante).
Tutto qui, semplice e diretto.
Poi però mi capita di leggere sul web la lettera scritta da una maestra al termine della scuola, durante la compilazione degli scrutini.

“Non sono stata capace di dire no. No ai voti. Alla separazione dei bambini in base a quello che riescono a fare. A chiudere i bambini in un numero. Ad insegnare loro una matematica dell’essere, secondo la quale più il voto è alto più un bambino vale.
Il voto corrompe. Il voto divide. Il voto classifica. Il voto separa. Il voto è il più subdolo disintegratore di una comunità. Il voto cancella le storie, il cammino, lo sforzo e l’impegno del fare insieme. Il voto è brutale, premia e punisce, esalta ed umilia. Il voto sbaglia, nel momento che sancisce, inciampa nel variabile umano. Il voto dimentica da dove si viene. Il voto non è il volto.
I voti fanno star male chi li mette e chi li riceve. Creano ansia, confronti, successi e fallimenti. I voti distruggono il piacere di scoprire e di imparare, ognuno con i propri tempi facendo quel che può. I voti disturbano la crescita, l’autostima e la considerazione degli altri. I voti mietono vittime e creano presunzioni.
I voti non si danno ai bambini. In particolare a quelli che non ce la fanno”

Queste parole mi hanno lasciata perplessa. Mi fanno pensare che quest’insegnante (e tutti coloro che hanno commentato positivamente, concordando in pieno con la maestra in questione) pensi che i voti scolastici siano un giudizio dato alla persona come tale: sei buono prendi 7, sei cattivo prendi 2.
I voti pare diventino mezzi per condannare e punire, invece che strumenti per spiegare il punto debole su cui lavorare e migliorare.
Le verifiche e il loro risultato sono demonizzate perché feriscono, umiliano e discriminano.
Questa visione del giudizio scolastico mi pare estremamente pericolosa. Le parole di questa maestra, per quanto dettate dal cuore, suonano sbagliate. Se sei un buon insegnante (e sono certa che Rosaria Gasparro, questo il nome dell’autrice della lettera, lo sia) sai che il voto è quella cosa che ti dice se lo studente necessita aiuto, recupero, più lavoro oppure no.
Se sei un buon insegnante dai un voto, magari negativo, ma poi spieghi il motivo, fornisci maggiori strumenti per migliorare. Soprattutto cerchi di far capite allo studente in questione che in discussione non è la sua intelligenza o la sua integrità morale, ma la sua preparazione a quel particolare test e nulla più.
Un buon insegnante dovrebbe insegnare agli studenti ad usare il proprio cervello, ad apprendere nozioni, ad interpretarle e a farle proprie.
Un buon insegnante dovrebbe aiutare i giovani a sviluppare una sana autostima e al contempo la capacità di mettersi in discussione, prendendosi le responsabilità delle proprie azioni.
Il compito di un insegnante è difficilissimo e straordinariamente importante.
Noi genitori ci fidiamo a sufficienza di questi estranei, tanto da affidare loro per gran parte della giornata, durante gli anni più sensibili della loro vita, i nostri figli.
La sinergia tra famiglia e scuola crea le nuove generazioni che erediteranno il futuro. Non è semplice, dicevo, ma è una sfida che bisogna cogliere e per cui bisogna battersi.
Sinceramente però, se dovessi sapere che l’insegnante dei miei figli vedesse i voti scolastici in maniera così deprimente così come qusta maestra, preferirei tenermeli a casa perché nei confronti di una persona che non sa affrontare la legge della causa e dell’effetto, traendone ogni beneficio, non nutro nessuna fiducia.

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Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

7 Commenti

  1. Mmm..argomento spinoso. A dirla tutta mi pare che l’insegnante si riferisca a BAMBINI e non, come spieghi nel tuo riferimento personale, a ragazzi delle superiori. Questo è già un distinguo che va tenuto in conto.
    Credo che i voti abbiano bene o male sempre funzionato, ma credo anche che ci siano tanti insegnanti che non riescano a darli con l’equità richiesta. Ne ho visti troppi punire studenti magari semplicemente troppo esuberanti con voti che non rispecchiavano appieno l’impegno e la preparazione. Forse quello che disturba è il giudizio tranchant di un numero. Ecco, forse, anche solo a livello psicologico, un voto dato in parole (buono, distinto, sufficiente…) farebbe già meno male.
    Posso dire che da bambina andavo bene a scuola, avevo voti buoni con, in certe materie, punte di eccellenza, quindi non ho vissuto la classificazione per voti come qualcosa di negativo, ma ho visto alcuni compagni non dico “segnati”, ma comunque discriminati perché mancava spesso quello sforzo in più da parte del corpo docenti in modo che un voto non fosse solo un giudizio, ma un punto di partenza per lavorare insieme per migliorare.

    Poi alle superiori mi sono trovata in un ginepraio con un professore di matematica che si inventava i voti, come amava dichiarare, ed una di scienze che, testualmente, mi disse “cara Elisa, non ci metto nulla a metterti 2 a vita”. E così fu, qualsiasi cosa facessi, rendendomi gli ultimi 2 anni di liceo un incubo infinito.
    Non ero una cattiva studentessa, ma grazie a due insegnanti che mi odiavano apertamente, quei voti mi hanno rovinato la carriera scolastica tanto da far pensare ai miei di ritirarmi da scuola e da far chiedere, in separata sede, ad una mia compagna dal presidente di commissione alla maturità, se ci fossero degli attriti fra me ed il docente di matematica: in mezz’ora d’esame (e qualche “apprezzamento” a porte chiuse prima del mio ingresso) se n’era accorto pure lui che non mi aveva mai vista prima!

    In un mondo perfetto un docente dovrebbe essere in grado di dare un voto equo e di renderlo semplicemente un punto di partenza per un costante miglioramento. Ma sono davvero pochi gli insegnanti così.

  2. Ciao Enrica, mi dispiace ma questa volta non sono d’accordo con te, ma semplicemente perché penso che tu abbia interpretato male le parole di quella maestra, ma anche perché lei doveva spiegare qual’era l’alternativa. Io ti descrivo l’alternativa che conosco, che rende felici tutti, io sono maestra con formazione montessori, dove non si danno i voti, ma nella scheda per sé la maestra si fa 3 appunti sul lavoro del bambino per ciascun argomento o materiale: visto, non visto, da rivedere.
    In un ambiente che lascia i ragazzi liberi di scegliere (in una libertà che stimola la responsabilità), che fa sentire di potercela fare perché rispetta i tempi, bisogni ed interessi individuali, con una maestra che è disponibile ad accompagnare i ragazzi, in un ambiente di questo tipo i voti semplicemente non sono necessari perché i bambini e i ragazzi danno il meglio sempre, come è nella propria natura… sapere i contenuti scientifici è solo questione di tempo, perché quando diamo questa fiducia ai ragazzi, loro sono capaci e felici di autogestirsi, non hanno bisogno di un nostro giudizio, sanno da sé come sono andati…
    Spero di essere stata chiara

    1. Il metodo montessori a me piace un sacco pero` e` un metodo a parte. Nonostante cio`, se propone mezzi di valutazione che mostrano un certo buon funzionamento, sarebbe bello approfittarne e prenderli in considerazione anche nella scuola “normale”, chiamiamoala cosi.
      Un voto e` pero` un simbolo che se dovutamente accomapgnato da una spiegazione, maggiori chiarificazioni, un migliore dialogo studente insegnante, ha lo stesso valore di un giudizio montessori. Almeno io l apenso cosi`.
      Ritengo che si dia allo strumento in se’ un valore che in realta` non dovrebbe avere.
      Ovviamente quando parlo di queste cose evito sempre gli estremi, ossia quei professori che non spiegano bene, non ci mettono il cuore e vogliono solo umiliare.
      Secondo me questa maestra, se veramente intendeva sottolineare il modo sbagliato con cui si utilizzano i voti, avrebbe dovuto essere piu` precisa nel puntare il dito verso insegnanti che sbagliano. Invece da come scrive sembra che sia lei la prima a pensare che il voto in se’ sia mezzo per giudicare la persona.
      Pero` magari ho verament einterpretato male io.

  3. Cara Enrica,
    mi trovi pienamente d’accordo. Anch’io sono rimasta piuttosto perplessa di fronte alla lettera di quell’insegnante, che sopra hai riportato. Per quanto difficile possa essere dare un voto (che non è in alcun modo un giudizio di valore sulla persona) questo va dato proprio per far capire all’alunno in cosa può migliorare e in cosa invece può già sentirsi consapevolmente gratificato. Non è certo un argomento da liquidare in poche righe, ma in generale credo che stia ormai dilagando un buonismo utopistico, che sono convinta faccia più danni di quanti si possa immaginare. I docenti parlano costantemente con le famiglie, per cercare di avere una visione completa della personalità dell’alunno, dei suoi punti di forza e delle sue debolezze: i voti non sono mai il frutto di una sterile media matematica (soprattutto quando si tratta di bambini e di preadolescenti!) perché la prima cosa che si prende in considarazione è proprio il percorso del bambino/a, fatto nei tempi e nei modi per lui/lei congeniali.
    Docenti poco competenti e poco equilibrati esisteranno sempre, ma questo vale per qualunque professione e per fortuna non sono la maggioranza.

  4. Pienamente d’accordo con ciò che avete detto, ma il problema è che in un caso specifico, che ci sono sempre! (Ogni bambino è speciale)
    Il voto come insegnate ti limita in un modo quasi violento, perché sai che puoi ferire l’autostima di questi ragazzi. Faccio un esempio, dai un compito di matematica e ti capita il bambino molto dotato e lo fa prettamente in 10 minuti, voto: 10. Poi c’è il bambino non necessariamente affetto da didascalculia o altro (il sistema scolastico ti obbliga a dare gli stessi compiti a tutti a meno che abbiano una diagnosi di questo tipo) quindi questo bambino (che potrebbe avere semplicemente altri pensieri per problemi personali, ecc) ci impiega 40 min e comunque non lo finisce, tu insegnate che fai?!!!! Non puoi dare certamente un 10, ma il suo impegno è stato di 10!!!!
    Che fai?!!!!!!
    Quindi lo vogliamo o no il voto è percepito come un giudizio violento, a prescindere di che insegnate sei.

  5. Condivido appieno Adriana. Secondo me il discorso di questa maestra si riferiva proprio a bambini che hanno difficoltà. Infatti scrive:” I voti distruggono il piacere di scoprire e di imparare, ognuno con i propri tempi facendo quel che può.” Faccio due esempi per intenderci.
    Bambino evidentemente disortografico ma la mamma si rifiuta di farlo diagnosticare. Faccio un dettato sapendo già che lui prenderà cinque. È giusto? Chiedereste mai a un cieco di copiare dalla lavagna e poi gli dareste un voto?
    Bambina con quoziente intellettivo borderline e quindi senza il diritto di un insegnante di sostegno magari perché ha risposto correttamente ad una domanda sparando a caso. È giusto valutarla come gli altri? Purtroppo la scuola primaria dei voti ad oggi è conciata così. Quindi l’ articolo citato mi sembra solo lo sfogo di una maestra che si lamenta di un sistema che non tiene conto delle diversità dei bambini.

    1. Ma tu Laura stai riportando casi particolari di bambini che hanno difficolta` e che per motivi disparati (e probabilmente sbagliati) vengono messi sullo stesso piano di bambini normali. Non penso proprio che la maestra in questione si riferisse a bambini dislessici o con quoziente intellettivo borderline.
      I bambini con difficolta` devono essere seguiti adeguatamente, se questo non avviene non e` certo colpa del sistema dei voti, ma di genitori e insegnati inadeguati e impreparati ad affrontare delle difficolta`.
      Ripeto: il voto e` un mezzo per dare un giudizio su di una prova. Ad esse si puo` accostare un giudizio piu` completo, una spiegazione adeguata, un incoraggiamento sincero. Tutto questo sta all’insegnate e alla scuola, ma non diamo la colpa ad un numero se gli insegnanti non sono capaci di usarlo e i genitori non sono in grado di capirlo.
      Almeno, questo e` quello che io ho percepito dalle parole un po’ stereotipate di quest’insegnante. potrei sbagliare comunque.

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