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Un’altra mamma e la sua bambina vittime della depressione

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Un’altra donna diventata mamma che se ne va. E con lei la sua piccola.
Anche questa volta la depressione ha vinto spazzando via amore, gioia, equilibri interiori e recidendo un fiore che stava crescendo rigoglioso.
Anche questa volta la depressione si è nascosta abilmente dietro l’ignoranza e l’incapacità  di cercare di vedere che in fondo a quel tunnel lungo, buio e profondo c’è una via d’uscita.
Non resteremo indifferenti a tutto questo e non guarderemo con occhi di giudici severi un essere umano che non ha trovato altra soluzione che quella estrema di togliere la vita a se stessa e alla sua creatura.
Andremo avanti con la nostra campagna di sensibilizzazione per sconfiggere un male subdolo e ancora troppo incompreso. Perché spezzare la vita ad una madre e al figlio -e inconsapevolmente lasciare che ciò avvenga – è come menomare il futuro di una società .

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Deborah Papisca

L'avvento dell'era dei blog e dei forum forgia la sua fortuna permettendole di realizzare il sogno di una vita: vedersi pubblicare un romanzo. 'Di materno avevo solo il latte' è uscito il 10 maggio 2011 e sembra avere valicato i confini delle sue aspettative oltre ad averla finalmente conclamata scrittrice ufficiale. Continua a leggere

5 Commenti

  1. Mi lascia senza fiato la foto, l’apparente perfezione che nasconde una enorme sofferenza. Mi toglie il respiro pensare che, come quasi sempre accade, nessuno abbia avuto il sospetto che quella depressione fosse un dolore atroce
    e non capirò mai come si fa a lasciare una madre depressa da SOLA con la figlia anche se per poche ore…..

    1. brava Silvia,
      il punto parte proprio dalla tua perplessità .
      Il problema vero è che il male di tipo psichico non è ancora visto nella giusta valenza. E’ sminuito, sottovalutato, trascurato.
      Se solo ci si rendesse conto che lasciare sola una madre, che prende psicofarmaci o è seguita da uno psicologo, con un bambino piccolo che per natura mette a dura prova gli equilibri interiori del genitore, ha lo stesso grado di pericolo del permettere a un bambino di avvicinarsi al fuoco allora forse ci si leverebbe quel prosciutto dagli occhi…

  2. Io ho come l’impressione che oltre a tutto quello che già avete detto, manchi nel nostro mondo l’empatia.
    L’empatia è la percezione dei sentimenti altrui, una profonda sensibilità che permette ad una persona di sentire l’energia emanata dalle persone accanto a lui/lei, soprattutto se le emozioni in ballo sono negative.
    Siamo troppo presi dal tran tran quotidiano, siamo affogati dai problemi concreti, dalle cose da fare, dai risultati da ottenere, i conti che non quadrano, la politica che fa schifo, il futuro dei nostri figli… presi dallo stress di quello che ci si aspetta da noi e dagli altri, perdiamo di vista l’umanità che ci circonda.
    Fermiamoci ogni tanto e osserviamo le persone che ci stanno intorno.

    Una volta in metropolitana, anni fa, avevo seduta davanti a me una ragazza con lo sguardo cosi` triste che al solo vederla mi si è spezzato il cuore.
    Mi sono avvicinata, le ho messo una mano sulla spalla e guardandola neglio occhi, le ho chiesto come stava.
    Lei si è sorpresa di quel gesto, non mi ha risposto ma è scoppiata in lacrime. Allora le ho dato un fazzoletto, l’ho abbracciata e le ho detto qualche parola di conforto, aggiungendo anche che era una bellissima ragazza, sul cui visto un sorriso sarebbe stato splendido.
    Mi ha sorriso fra le lacrime e poi mi ha salutata.
    Non so chi fosse, non so cosa le fosse successo, non ho la più pallida idea di cosa le sia accaduto dopo, non l’ho più rivista.
    Non credo che il mio gesto abbia fatto qualche differenza tra i suoi problemi, ma quel fatto mi ha fatto pensare a quanto sia importante l’empatia verso chi soffre: se lo si fa con uno sconosciuto e i risultati sono incerti, figuriamoci cosa si puo` fare con una persona cara.

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