Educare

Un messaggio educativo dietro la retorica Olimpica

Oggi a Londra, cominciano i Giochi della XXX Olimpiade dell’era moderna.

Ho sempre amato le Olimpiadi: le guardavo con occhi incantati, pieni di ammirazione e la mente satura di spirito Olimpico.

Personaggi come Tommie Smith, atleta di colore, che nel “˜68 a Città  del Messico, sul gradino più alto del podio, alzò il pugno a sostegno del Progetto Olimpico dei Diritti Umani; Jesse Owens, un altro atleta di colore statunitense, che vinse 4 medaglie d’oro a Berlino nel ’36 davanti a Hitler; Abebe Bikila e il suo correre scalzo alle olimpiadi di Roma nel ’60, sono tutti esempi di quello spirito Olimpico riassunto nel motto “Citius, Altius, Fortius“, ma sono anche qualcosa di più: uomini ispiratori di valori e lotte personali e sociali.


Devo ammettere però che da qualche tempo a questa parte, complice una maggiore conoscenza dei fatti che stanno dietro all’organizzazione del “carrozzone Olimpiade” e un maggiore disincanto del mondo in generale, ho perso quella venerazione di un tempo.

E poi il colpo di grazia arriva dalla rete, dove da qualche mese gira un video (prodotto dalla P&G, uno degli sponsor dei Giochi Olimpionici), che mi lascia piuttosto perplessa.

Un video strappalacrime, in cui non si capisce bene se si voglia biasimare la mamma che spreme il proprio pargolo ad eccellere nello sport o se la si celebri come prima allenatrice, sostenitrice e supporter di ogni campione.

Cina, Brasile, USA, UK, non ha importanza dove ma le mamme degli atleti si svegliano la mattina e insieme ai figli che si allenano, passano le loro giornate, soffrendo e gioendo fino alla fine.

 

All’apparenza un insieme di storie commoventi ed edificanti, ma dal messaggio fuorviante, a mio parere.

Sembra infatti, che solo le mamme dei campioni siano capaci di tanta dedizione e tanto amore verso i propri figli.
Dietro le quinte, fuori dalle luci della ribalta, oltre video e foto retoriche e un po’ prosaiche (per quanto genuine), ci sono state e ci sono migliaia di mamme (e papà ) che hanno dovuto consolare figli/atleti sconfitti e demoralizzati.

Il messaggio sarebbe stato più forte e sincero, se al posto di madri di atleti vittoriosi, si fossero mostrate madri di atleti perdenti: consolare ed incoraggiare un figlio sconfitto, aiutandolo a rialzarsi, motivandolo a proseguire, è a mio parere ben più faticoso e importante che condividerne solo il successo.

 

Ad occhio e croce non credo che i miei figli saranno mai da Olimpiade, a meno che come disciplina non venga un giorno accettata quella del “Rompinaggio ad ostacoli” e del “Monellaggio a rotelle” Di certo le sfide nella vita di tutti i giorni ci saranno e io vorrei dimostrare ai miei figli di essere ben più di quelle mamme del video di P&G. Vorrei che loro capissero che mamma Enrica sarà  al loro fianco durante tutto il percorso, a prescindere dalla sua conclusione e nonostante questa…Non ha nessuna importanza quello che raggiungi, la tua mamma ti ama per quello che sei.

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Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

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