Educare

Tu, tuo figlio e gli altri – dai 2 ai 5 anni

«Caffè?»

«sì, concentrato ai massimi livelli, grazie. Oggi mi sento particolarmente stan”Camilla, che succede? Perché piangi ora? Un millesimo di secondo fa eri tranquilla e pacifica”»

«Martina smettila! Restituisci subito il foglio con i brillantini a Camilla.»

«Camilla il colore rosa potevi chiederlo a Martina prima di strapparglielo dalle mani, no?»

Io e Annalisa, mamma di Martina, ci siamo trovate inaspettatamente amiche grazie al connubio di “amore/odio” che le nostre figlie hanno instaurato tra di loro all’asilo. Ci vediamo sempre volentieri malgrado:

–        i nostri incontri siano fugaci quanto quelli di Romeo e Giulietta;

–        le nostre conversazioni siano continuamente interrotte dai battibecchi delle due gnomette che un secondo sembrano incarnare il modello ideale dell’amicizia mentre quello successivo sono capaci di lanciarsi fulmini e saette sfidandosi a duello che nemmeno due cowboy in un cult western;

 

Cerchiamo spesso di risolvere la lite con intimidazioni del tipo: “se vi comportate ancora così non usciamo più insieme” ma tanto non ci crediamo noi e figuriamoci Martina e Camilla che sembrano essere le studenti modello del corso di formazione “orecchie da mercante”.

 

Insomma incontri tra amiche in rodaggio messe a dura prova dalla “paranormal activity” delle nostre figlie.

 

E’ anche vero che pretendere l’uovo e la gallina insieme è più un nostro capriccio di rivendicazione ex-spazi-tutti-per-noi perciò ci ostiniamo ad organizzare incompatibili tempi di conciliazione chiacchiera con amica/momenti insieme ai figli. Però, ricordo bene, mia madre ci riusciva benissimo!

Beati anni ’70 in cui l’inconsapevolezza di tutte le  meticolose filosofie educative, che ora dilagano come il virus gastrointestinale di questi giorni, ci hanno rese sì, più ligie all’aspetto psicologico dei nostri bambini ma al tempo stesso totalmente paranoiche! A mia madre bastava dire: «Deborah, adesso viene a trovarmi un’amica perciò NON disturbare e và  a giocare in camera tua.» Che io rispondevo al suo ordine con un: «Zi Badrona».

 

Ma è tutto cambiato. S.O.S. Tata mi ha traumatizzata scalzando modelli educativi che hanno funzionato per anni senza generare soggetti sociopatici di sorta (ad eccezione di Charles Manson e pochi altri). Siamo vittime di una mutazione sociogenetica che ci ha plasmati in esseri nevrotici, lassisti, iper stressati, ossessionati. E inevitabilmente i nostri figli rispondono agli stimoli di questa maltrasformazione cromosomica.

 

E’ sufficiente che tu, cara mamma, conosca poche piccole informazioni fondamentali per risolvere problemi (che tali non dovrebbero essere, ma tant’è) come questo che ho appena messo in evidenza.

 

All’età  di 4-5 anni (come nel caso di Martina e Camilla) il mondo dei bambini gravita intorno alla famiglia e ai primi gruppi di amicizie che lentamente si vanno a costruire.

Quale dovrebbe essere il giusto ruolo di noi genitori?

Semplici intermediari tra noi e il nuovo mondo che i bambini stanno esplorando.

Dovremmo essere meno interventisti e lasciare ai figli lo spazio necessario per emergere e permettere loro di creare le proprie dinamiche di relazione con i loro simili.

Ora, senza che la cosa degeneri in labbra spaccate e dentini scheggiati se scoppia un litigio tra tuo figlio e il suo amichetto che cosa puoi fare?

 

Camilla e Martina spesso litigano perché si contendono lo stesso giocattolo (ci fossero dieci braccialetti Jewel Pet identici di sicuro una vorrebbe quello che dell’altra), o un ruolo, (“maaammmaaaaa”però io volevo essere Focaccina di mirtillo e non la Marti!!!”)

Noi mamme abbiamo spesso un’idea di chi ha torto o ragione, anche se non sappiamo bene quali misure cautelari adottare.

Si interviene?

Lasciamo che se la cavino da sole?

Interveniamo.

“˜Core de mamma’, che ci vuoi fare?

Escludendo le ovvie raccomandazioni di non litigare o assistere indifferenti che una stenda al tappeto l’altra, la regola d’oro sarebbe quella di osservare i due romp”ehm, soggetti,  intervenendo solo nei casi di ingiustizia palese ed esagerata.

Dunque, non spetta a noi genitori ristabilire il contesto pacifico tra i nostri figli  ma lasciare che lo facciano da soli.

Ah, mi sento decisamente meglio. E tu?

 

Dove ero rimasta?

Un caffè concentrato.

Ai massimi livelli, grazie!

 

 

Fonte: Figli Felici ““ Febbraio 2010

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Deborah Papisca

L'avvento dell'era dei blog e dei forum forgia la sua fortuna permettendole di realizzare il sogno di una vita: vedersi pubblicare un romanzo. 'Di materno avevo solo il latte' è uscito il 10 maggio 2011 e sembra avere valicato i confini delle sue aspettative oltre ad averla finalmente conclamata scrittrice ufficiale. Continua a leggere

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