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Cosa fa la mamma tutto il giorno…?!

cosa-fa-mamma-tutto-il-giornoIl coperchio della pentola borbotta sordo. Le gambe iniziano a cedere per avere sostenuto andirivieni frenetici iniziati dalle prime luci del mattino, la testa (che ve lo dico a fare) è sulla linea retta dell’ “ecg piatto”.
La giornata è stata lunga, intensa, piena zeppa di cose fatte, dette, pensate. Incastrate, soprattutto.
E lui infine torna a casa.
Stanco.
Stanchissimo.
Letteralmente sfinito.
La cena è pronta, tutti a tavola.
Otto minuti di persuasione a spingere l’adorata fanciulla ad andare a lavarsi le mani.
Eccoci tutti e tre nel nostro momento conviviale in cui ci fossero tre zombie al nostro posto verrebbero scambiati per soggetti sotto l’effetto dell’extasy.
«come è andata la tua giornata?»
«zitta, che oggi è stata pesante…»
«non dirlo a me. Sono a pezzi»
Ed ecco che le sue palpebre si spalancano come il protagonista di Arancia Meccanica che ce le aveva bloccate con le pinzette.
«perché, cos’è che hai fatto…?!»
Poso delicatamente il cucchiaio sul piatto.
La calma è la chiave di tutto.
E decido di confessare, di spalancare bocca, testa e cuore e di smetterla di raggruppare le 2.500 fatiche di madre (Ercole datti all’uncinetto, fidati) in quella banale parola –di uso comune nelle donne- che svuota, succhia significati, non fa immaginare, pensare, riflettere. Cinque lettere che ogni volta che vengono pronunciate ci buttano una zappata sul primo dito del piede: “niente”.
E quando diciamo “niente” per il versante maschile significa veramente il vuoto totale, il grattarsi la chiappa perché, capirai, tutto il giorno una madre che cavolo fa oltre a stare dietro un bambino e la casa?!
Unisco le mani, schiarisco la voce, tengo un suono medio basso.
«Dunque, parto dall’inizio. Mi sono svegliata alle 6.15 orario prematuro ma mi permette di occuparmi un po’ di me stessa e fare una colazione decente altrimenti dovrei mangiare come se stessi facendo una gara ai Giochi senza Frontiere. Ho portato fuori il cane, e mentre facevo attenzione che non regalasse frutti del suo corpo in giro per strada senza che me ne accorgessi e lasciarli lì a decorare strade e/o marciapiedi (con buona imprecazione di chi poi se li appiccia sotto la suola delle scarpe) avevo già pianificato cosa fare per cena stasera e come sistemare alcune beghe sul lavoro.
Sono rincasata all’ora esatta in cui devo tirare giù dalle brande te e l’adorata fanciulla. Calcola che i  tempi di sradicamento dal letto richiesti non è che siano fulminei e io in quel frangente devo immedesimarmi nello spirito di Madre Teresa di Calcutta e Gandhi insieme. Tu intanto ti alzi e te ne vai tranquillo a farti una doccia.
La gentil donzella finalmente, dopo almeno un paio di improperi verso di me si è alzata con un tiramento glutei proverbiale spostandosi in area cucina e iniziando una meditazione profonda  sulla tazza di latte e i biscotti che un santone indiano potrebbe andare in crisi e darsi alla lap dance.
Dopo un’opera di persuasione al limite dell’infarto la convinco a vestirsi, pettinarsi, lavarsi denti  e faccia.
E tu sei in cucina con il caffè.
Esco già trafelata, incazzata, con almeno un paio di nervi che cercano di fuoriuscire e un “chi ‘zzo me lo ha fatto fare” che a volte scappa spontaneo, confesso.
Accompagno a scuola la “peperina” e vado a lavorare. Ti assicuro che mai ho apprezzato scrivania, Pc, scadenza varie, riunioni pesanti, appuntamenti in esterna, incomprensioni, screzi, attriti con colleghi come da quando è nata lei. Tutto appare molto più accattivante, credici/mi.
Esco dal lavoro un tantino stanca ma roba di poco conto visto che il bello deve arrivare: compiti a casa, trasferta verso la palestra per la lezione di ginnastica ritmica, fare la spesa e pagare le bollette.
Torno a casa e mentre salgo le scale fantastico tra borse, borsette chiavi di casa bloccate tra incisivi superiori e canino inferiore  e testa che già batte come un subwoofer nelle tempie, di venire accolta da una immaginaria servitù che mi libera da tutti gli oneri e conduce verso una vasca da bagno piena di schiuma e profumi da spa. Al resto pensano loro. Mi serve per mantenere una certa centralità altrimenti seguirei il trend di Thelma e Louise.
Varco la soglia di casa e davanti a me si staglia  uno scenario di guerra: letti da fare, panni da stendere, aspirapolvere da passare su pavimenti che sembrano ormai soggiogati dalla polvere.
E il cane. Già, bisogna portarlo a spasso ancora. Inventeranno un giorno un catetere sofisticato per quadrupedi?
Orologio alla mano, seziono il tempo in fette da un quarto d’ora. Sembro la pallina di un flipper completamente fuori controllo. Mi sbatto da una stanza all’altra conciliando i “mamma mi aiuti a…”, “maaammmmaaaa…mi prendi che non ci arrivo…”, “maaammmmaaaa ….”
«che c’è????»
«niente ti chiamavo così…»
Letti, fatti, cane lanciato in giardino, aspirapolvere data in dieci nanosecondi e infine eccomi ai fornelli.
Il coperchio della pentola borbotta sordo. Le gambe iniziano a cedere per avere sostenuto andirivieni frenetici iniziati dalle prime luci del mattino, la testa (che ve lo dico a fare) è sulla linea retta dell’ “ecg piatto”.
“Ecco che cosa ho fatto tutto il giorno” dove alla parola fatto alzo gli indici e i medi delle mani a indicare un virgolettato.
E mi accorgo di essermi data il colpo di grazia.
Lui è talmente cotto che se gli avessi detto di avere fatto uno spettacolo di burlesque a reti unificate avrebbe avuto la stessa reazione.
La prossima volta mi riappellerò a quel “niente”…

o forse potrei seguire l’esempio di Angela Finocchiaro volendo sperimentare l’off limit….

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Deborah Papisca

L'avvento dell'era dei blog e dei forum forgia la sua fortuna permettendole di realizzare il sogno di una vita: vedersi pubblicare un romanzo. 'Di materno avevo solo il latte' è uscito il 10 maggio 2011 e sembra avere valicato i confini delle sue aspettative oltre ad averla finalmente conclamata scrittrice ufficiale. Continua a leggere

2 Commenti

  1. bah tutto qua?? principiante !!!!
    (buttala sul ridere altrimenti è meglio se davvero iniziamo a sniffare come la Finocchiaro, mi ricordo sto video: drammaticamente fantastico)

  2. E’ un “giochino” ( perchè di questo si tratta)che con mia moglie faccio spesso, perlopiù per portarla in quello stato di alterazione momentanea fatto del suo sguardo in cagnesco ed il vaffa sulla punta della lingua con un oggetto contundente in mano pronto al lancio!! Poi quando è sul punto di esplodere la abbraccio forte, la bacio e le dico che: sono perfettamente consapevole delle sue fatiche giornaliere,del fatto che senza di lei la casa non sarebbe “casa” , che se potessi le regalerei una vacanza lontana da tutte queste fatiche giornaliere assumendo il suo ruolo per il tempo della sua assenza ,che anche se fosse la più bieca nullafacente del mondo, la amerei comunque,perchè la amo per quello che è, e non per quello che fa!
    Un giorno di questi l’ oggetto contundente partirà e mi conficcherà nel capoccione o in mezzo alle gengive ed io saprò che me lo sono meritato per tutte le volte che non è mai partito!!

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