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Sport, bambini e ambizioni

saggio ginnastica ritmica

Sono una madre che non coltiva alcuna velleità  sulla propria figlia. Non considero la sua nascita un prolungamento della mia esistenza e soprattutto un piccolo tappabuchi dei possibili vuoti provocati dalle mie mancate realizzazioni personali.
Da ragazzina ero una potenziale stellina del nuoto in stile libero. Mi mangiavo le vasche come noccioline e il mio allenatore, dai cromosomi sadici ed esaltati, mi portava ad allenarmi in mare, controcorrente, armato di fischietto e cronometro, remando sul moscone a mascelle serrate e vantandosi di essere un mix tra il coach di Rocky Balboa e il maestro giapponese di Karate Kid.
Mia madre in tutto questo c’entrava poco. La sua unica colpa è stata quella di iscrivermi a un normale corso di nuoto perché abitando in una città  di mare e non sapere nuotare è come andare a Montepulciano e non ingollarsi del buon vino.
Poi la passione per l’acqua e le bracciate hanno fatto la loro parte. Insomma,  ero una fissata.

Mi piaceva tuffarmi in vasca, mi piaceva persino l’odore del cloro, amavo respirare i vapori acquei della piscina a piene narici e inebriarmi con l’odore di gomma della cuffia per capelli.
Poi l’adolescenza e un’otite persistente a causa degli innumerevoli ammolli hanno chiesto la separazione da gare, medaglie di bronzo (una anche d’oro!), tensioni pre-gara e infinite ore di preparazione.
E il mio allenatore era sul punto del suicidio.
Ancora quando mi incontra leggo nei suoi occhi il leggero rancore di chi forse non è riuscito a trasmettermi abbastanza sentimento. Ma lui non ha colpa, ero io a non essere interessata alla carriera di nuotatrice.
Mia madre non ha mai mosso alcuna rimostranza a riguardo. Mi ha rispettata nelle scelte e preferendo avere una figlia senza apparecchio acustico ha appoggiato la mia personale causa “fammi vivere la mia, assurda, contorta, confusionaria era  adolescenziale”.

Com’è sana tradizione di famiglia ho riproposto a gnoma la stessa libertà  di approcciarsi spontaneamente allo sport.
Non ho mai pensato di iscriverla a danza classica barra moderna perché, chissà , magari un giorno posso beneficiare delle telecamere puntate addosso ed essere riconosciuta come “la madre di”. E nemmeno mai pensato di iscriverla a un corso di disciplina olimpionica perché, cavoli, apparire sulle pagine dei giornali di tutto il mondo con lei sul podio e io che mi mordicchio la sua medaglia d’oro, son soddisfazioni.
Semplicemente considero lo sport un sostegno utile a formare un bambino. Un divertimento, uno stacco dai compiti e dalla routine quotidiana.
Gnoma dal canto suo ha subito delineato un interesse estremo per la ginnastica ritmica (quando per “estremo” intendo un anno, 6 mesi, 9 giorni, 5 ore in cui come un martello pneumatico mi ha pregata di iscriverla a un corso).
Perché a lei piace il nastro e l’hula hoop. Ma non disdegna nemmeno la palla e le capriole a corpo libero.
Ieri sera ha avuto la sua prima performance in occasione del saggio di fine corso.
Non si è risparmiata negli allenamenti, è caduta diverse volte e pianto altrettante volte dichiarando che non sarà  mai brava.
Aveva il timore di commettere errori proprio durante il balletto davanti a tutti i genitori, nonni, zii, cugini, e lignaggi vari.
Ma la disciplina che lei ha scelto con grande convinzione non permette di gettare la spugna così facilmente e mollare la propria squadra. Il senso della comunione e solidarietà  è fondamentale perché un esercizio ottenga il successo sperato. E ieri sera quella ranocchietta che saltellava leggiadra ricoperta di brillantini, tulle e ali di farfalla tutto ri-go-ro-sa-men-te rosa ha dimostrato di averne capito il senso.
A fine spettacolo era stanca e in fibrillazione al tempo stesso.
Non riusciva a staccare gli occhi dalla squadra agonistica nazionale femminile osservando attentamente le loro evoluzioni al limite dell’impossibile in una nuvola di paillettes, makeup e chignon perfetti che “mamma anche io la prossima volta!”
Prima di andarcene mi ha confermato di voler continuare ginnastica ritmica perché vuole diventare come loro.
E com’è sana tradizione di famiglia in tutto questo c’entro poco”

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Deborah Papisca

L'avvento dell'era dei blog e dei forum forgia la sua fortuna permettendole di realizzare il sogno di una vita: vedersi pubblicare un romanzo. 'Di materno avevo solo il latte' è uscito il 10 maggio 2011 e sembra avere valicato i confini delle sue aspettative oltre ad averla finalmente conclamata scrittrice ufficiale. Continua a leggere

4 Commenti

  1. Casa mia è un covo di pigri, ma a noi bambini è stato propinato un lungo elenco di sport. Solo alla sottoscritta sono toccati: ginnastica artistica, nuoto, pallavolo e tennis, oltre al canto nel coro della chiesa e lezioni di pianoforte.
    Di queste attività  inizialmente ho portato avanti con una certa continuità  solo quelle da me scelte, ossia il coro per ben 10 anni e la pallavolo per 4 anni.
    Ma alla fine è stato il tennis, lo sport praticato da mamma in gioventù e da papà , pigro per eccellenza, ancora oggi, a spuntarla.
    E ammetto che l’idea di giocare col daddy, di condividere con lui questa passione, ha avuto il suo peso.
    E’ uno sport che però mi è stato PROPOSTO e non IMPOSTO, e credo sia questa la chiave del successo. L’ho praticato per qualche anno, con scarsissimi risultati (mi soprannominarono “mozzarellina”), alle elementari, per abbandonarlo alle medie e riprenderlo a vent’anni suonati. Oggi ne ho 31 e, anche se ancora mi manca lo spirito agonistico, sono sulla terra rossa ogni sabato per due ore. Con papà  dall’altra parte del campo.
    Se i genitori riescono a trasmettere una passione senza imporla, ma invitando semplicemente alla condivisione ed alla sperimentazione, credo sia bello alla fine poter liberamente scegliere di percorrere anche una strada già  battuta. Magari coltivando anche interessi propri nuovi, ovviamente, ma provando anche a continuare quello che è stato per i nostri genitori uno sport o un’attività  importante.

  2. i miei genitori anche se lavorava solo mio padre sono riusciti a farmi fare danza classica e nuoto.
    Con una sola regola ferrea, se decidevo di fare uno sport dovevo impegnarmi e avere costanza almeno 6 mesi. solo dopo avrei potuto smettere e cambiare.
    Il nuoto mi piaceva molto, ma purtroppo ero davvero molto portata e mi hanno proposto l’agonismo: non c’era più niente di bello,solo competizione e fatica. Ho smesso l’agonismo e sono andata in piscina per i fatti miei e/o con mio padre.
    Danza mi piaceva moltissimo, ma purtroppo ero e sono totalmente negata. Avevo una ottima insegnante che valorizzava sia con me che con mia madre i miei piccolissimi progressi e il mio grande impegno.
    Ricordo con commozione quando ha annunciato che io sarei stata al centro del palco perchè dopo tanti anni ero riuscita finalmente a fare la spaccata! Le sue parole “perchè per lei è stato difficile, quindi se lo merita” da 31 anni me lo ricordo: mi ha insegnato molto di più di un passo, mi ha fatto capire quanto conta mettercela tutta e che possiamo essere contenti di noi stessi oltre i canoni che ci sono imposti!
    Entrambe le esperienze hanno formato il mio carattere, devo molto ai miei genitori e agli insegnamenti che ho ricevuto.
    Avrei voluto che la mia bimba facesse danza classica,
    ma lei ama moltissimo correre!!! sto cercando di portarla io anche se non ho fiato, corsa per bimbi di 2 anni e 7 mesi nel senso di sport non esistono 🙂

  3. Siamo sulla stessa lunghezza d’ onda, pur odiando il calcio ho portato Alessandro a fare un allenamento di prova pregando il signore che non lo scegliesse come sport e fortunatamente non l’ ha fatto. La strada di prova degli altri sport l’ ha portato sul judo, disciplina giapponese improntata sulla difesa sfruttando il peso dell’ avversario. Però in Alessandro manca lo spirito agonistico, a lui non interessano le medaglie e primeggiare quindi niente gare, solo allenamenti e passaggi di cintura, il fisico si mantiene in forma e noi evitiamo lunghe e faticose trasferte in citta lontane per assistere a 10 minuti di gara e 7 di manifestazione sportiva. Sono riuscito a trasmettere a mio figlio il mio rigurcito per il calcio, non sarà  come uno dei milioni di rincitrulliti che preferiscono vedersi le gesta di Balotelli ( per dirne uno ) e spegnere il cervello, tanto mi basta!!

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