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Ristoranti e bambini? No, grazie!

ristoranti bambini
Io sono per i ristoranti che non ammettono bambini e sapete perché?
Perché avere un tàªt à  tàªt con l’ingegner Brambilla, comprensivo di cenetta romantica-child free e chiacchiera in cui non vengano menzionate cacche e capricci, è un evento di poco più probabile che assistere ad una dissertazione sulla teoria dei buchi neri tra Paris Hilton e Stephen Hawking.
Aspettiamo che i nonni vengano a trovarci dall’Italia una volta l’anno per concederci una serata fuori, senza il pensiero di dover fare un mutuo per pagare il nostro intrattenimento e la babysitter per i bambini.
La nostra occasione ce la concediamo e per una sera torniamo ad essere solo una coppia che ama chiacchierare e flirtare, bere vino e mangiare piatti elaborati senza dover intercettare residui di cibo scagliati da un lato all’altro del tavolo.
In queste preziose e rare occasioni, cerchiamo quindi posti dove speriamo di non incontrare famiglie con bambini al seguito, dove non siamo costretti ad ascoltare urla, pianti e rimproveri a vedere tavole imbrattate da resti di cibo talmente spappolato che persino Jack lo Squartatore ne rimarrebbe scioccato.
Insomma, per quelle rare occasioni di intimità  con mio marito, scegliamo luoghi dove i bambini non sono previsti, dove non sono “ben accetti”!
Non fraintendetemi, amiamo uscire con Matteo e Davide, ma di certo non li portiamo al ristorante del Grand Hotel!
Ci piace un sacco condividere il momento del pasto con loro, ma non dove i bicchieri sono di cristallo, i coltelli affilati come rasoi e i piatti di porcellana di Capo di Monte.
Adoriamo la loro compagnia, ma ad una certa ora per Matteo e Davide suona la ritirata e a parte rare eccezioni, questa è la nostra regola: loro vanno a letto e mamma e papà  si riprendono i loro spazi.
A me non sembra un discorso assurdo, che dite?

Eppure di famiglie che non si fanno problemi a portarsi dietro i figli anche dove non dovrebbero ce ne sono moltissime e se si fa loro notare che la prole disturba, si inalberano e si offendono pure.
Vorrei rivolgermi proprio a coloro in procinto di varcare la soglia di un luogo di ristoro di qualche categoria al di sopra di una pizzeria.
Li esorterei a fare immediatamente dietro front se:

1 i camerieri sono più eleganti della Duchessa di Cambridge ad un ricevimento di gala e tu hai un figlio di due anni che lascia scie di bava e salsa dopo ogni portata.

2 il menù è stampato su carta filigranata, con caratteri svolazzanti e in lingua francese e a seguito della tua richiesta di avere “hamburger e patatine fritte”, il cuoco esce dalla cucina puntandoti un machete alla gola.

3 se lo spazio è tale che passando con un passeggino da sbarco corazzato travolgi ogni avventore che ti si para davanti, causando più vittime di un raid in campo nemico.

4 la musica di sottofondo non ricorda nemmeno lontanamente la sigla di Peppa Pig.

Qualche anno fa ricordo che mi scandalizzavo quando leggevo di luoghi in cui famiglie con bambini piccoli erano state messe alla porta perché i pargoli non erano ben visti.
Mi indignavo profondamente, pensando alla discriminazione che subivano queste famiglie a cui veniva negato un ristorante e che vedevano i figli trattati alla stregua di cani.

Poi ho avuto dei figli e ho cominciato a capire tante cose.
Non permettere a dei bambini di entrare in un ristorante di lusso non è una discriminazione, ma buon senso. Se il luogo non è adatto a nanetti poppanti, difficilmente costoro si sentiranno a loro agio. Si, perché la questione non è solo il “non dare fastidio” a chi non ha figli, ma anche fare vivere serenamente l’occasione ai bambini stessi.
Matteo che fa un sacco di storie per mangiare e non ce lo vedo proprio apprezzare menù che offrono lingua salmistrata e filetto di montone in salsa di mirto aromatizzato al pepe del Madagascar.
Tenere Davide seduto educatamente a tavola per un pasto intero equivale ad offrire tè con pasticcini al diavoletto tasmaniano Taz, a digiuno da quattro settimane.

Come potrebbero apprezzare un luogo elegante, raffinato e di certo non “child friendly”? Come potremmo io e l’ingegner Brambilla goderci la serata serenamente con due mine pronte ad esplodere tra la prima e la seconda portata?
Da qualunque parte la rigiri io continuo ad essere della mia opinione: si ai ristoranti che non ammettono bambini! E voi come la pensate?

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Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

12 Commenti

  1. Ciao Enrica!
    Mi trovi perfettamente d’accordo! Proprio ieri commentavo l’articolo sul ristorante “child free” (come dico io) con una collega, la quale era basita di fronte alla mia totale mancanza di sensibilità  per i bimbi, proprio io che ne ho ben due!! Poi, per puro caso, siamo usciti a pranzo insieme e al ristorante c’era un bimbo piccolissimo, che ovviamente, vista l’ora e oa confusione, piangeva. A quel punto la collega ha dovuto ammettere che avevo ragione.
    A volte, anche noi genitori siamo un po’ ottusi e vediamo solo i nostri figli, salvo poi lamentarci, quando sono i figli degli altri a disturbarci o rovinarci quei pochi momenti di tranquillità  che riusciamo a ritagliarci.
    Grazie per la bella riflessione che condivido volentieri.
    Ciao!
    Daniele

    1. Grazie a te Daniele! Il fatto è che se non esistessero per nulla luoghi dove godere un pasto con i propri figli, allora si sarei portata a vedere discriminazione: in quel caso uno non ha proprio scelta.
      Pero` se uno puo` fare questa scelta allora non vedo perchè costringere tutti a sorbirsi bambini annoiati e a disagio.

  2. Cara Enrica…sacrosante parole! Ma sai cos’è la pratica più barbara ed odiosa che si sta diffondendo qui in Italia?
    L’aperitivo coi bambini: ma perchèèèèèèèè??!!! Magari con la mamma che gli fa provare il suo bel cocktail ALCOLICO solo perchè pensa che essendoci dentro un’annusata di frutta sia “salutare”. E le vedi, ste povere creature a farsi du’ palle quadre ad ascoltare il chiacchiericcio della genitrice con amiche al seguito mentre pasticciano con 4 patatine e un pezzetto di pizza freddo.
    No, sono con te: come in ogni cosa ci vuole BUON SENSO. E’ che a volte i genitori ne sono sprovvisti, ahimè…

  3. Premetto che anche per me portare i bambini in luoghi di un certo calibro sia una mancanza di buon senso, per me più verso il bambino che non verso i commensali.
    Però non sono per nulla d’accordo con tutto il resto. Non credo sia corretto pensare che sia normale che i bambini si comportino come animali a tavola. Come in nessuna altra occasione.
    So che attirerò commenti malevoli, ma a me non è mai successo. Si, abbiamo dei metodi educativi piuttosto severi nei confronti di nostra figlia, criticati dai più (quelli stessi che, però, poi ne elogiano i risultati), ma non è mai successo che nostra figlia lanciasse cibo, gridasse o urlasse, facesse capricci e sceneggiate in pubblico, corresse tra i tavoli o disturbasse le altre persone presenti in sala. Mia figlia rimane seduta. Mangia composta. Scegliamo insieme quello che vuole mangiare e, se proprio non c’è nulla di suo gusto ordiniamo pasta in bianco (dove non la fanno?). Finisce di mangiare e dopo, solo dopo, prende fuori dal suo zainetto o dalla mia borsa i giochetti (di solito libretti da leggere o da colorare o bamboline) che si è portata per, eventualmente, intrattenersi.
    Un anno e mezzo fa (aveva poco più di 2 anni) l’abbiamo portata con noi a un matrimonio. C’erano anche altri bambini e ho avuto la conferma che non è vero che i bambini per definizione sono per forza casinisti maleducati. Non hanno dato fastidio a nessuno, e al contempo si sono trovati e hanno persino trovato il modo di giocare, senza per questo correre o urlare in mezzo alle gambe dei camerieri o sui tavoli di altre persone.

    1. Nessuno ti criticherà malevolmente Camilla! Anzi, io so bene che ci sono bambini che si comportano meravigliosamente in posti impensabili e lo so perchè Matteo è uno di questi. Davide no invece, eppure abbiamo usato gli stessi metodi educativi riservati al primo eppure nulla è servito.
      Credo che l’educazione arrivi fino ad un certo punto, dopo ci sia la personalità del bambino e su quella o si applicano metodi coercitivi al limite della violenza, o non la cambi facilmente.
      Quello che penso è che ci sono talmente tanti posti dove si puo` godere della compagnia dei bambini che è anche inutile forzarli ad entrare in luoghi dove per molti di loro sarebbe più una tortura che altro.
      Probabilmente non sono stata chiara ma il mio non voleva essere un post che sottolineava come i bambini siano degli animali a tavola (penso anche di non averlo mai scritto). Il punto è che le coppie ogni tanto vogliono solo essere coppie 🙂

  4. io credo che stia al buon senso dei genitori. Però oh, i ristoranti son posti privati e che ognuno (il proprietario in questo caso), faccia ciò che vuole! L’aperitivo coi bambini`ma perchè no? Ovviamente nei giusti posti. Preferibilmente all’aperto. Si ritorna alla questione del buon senso. Io sono così ossessionata dal non disturbare gli altri che spesso in Italia mi auto limito. Ma nemmeno in pizzeria li portavo… altro che grand hotel. Qui (monaco) son stata proprio poco fa in un’enoteca con cucina in cui ero già  stata coi pargoli e ho detto al proprietario. “Stavolta non li ho portati così non disturbiamo nessuno” gli ho detto. E lui: ma no, figurati, la prossima volta portali e avvisami prima che preparo per loro la pasta che mangia mio figlio… Insomma buon senso dei genitori, tolleranza da parte degli altri e educazione da parte di tutti! (bimbi compresi!) ciao, Vale

  5. Dipende molto da dove ti trovi. Da quello che leggo mi sembra di capire che non vivi in Italia, giusto?
    Devo dire che di locali child friendly all’estero ce ne sono più che in Italia, almeno dalla mia esperienza e quindi a maggior ragione ritengo che se hai ampia scelta, eviti proprio di portarli in luoghi troppo eleganti.

  6. In quello che scrivi c’è molto buon senso. Però non dimentichiamo che i bambini vanno anche educati a stare in un ristorante. Che non dev’essere il Cipriani, per carità , ma che a 5 anni riescano a stare seduti 20 minuti in una pizzeria senza lanciare wurstel sui camerieri e senza rovinare la cena agli altri commensali mi sembra essenziale. Essenziale anche solo per la nostra vita di esseri umani adulti. Non posso pensare di poter andare solo al McDonald’s perchè altrove farei figuracce. Io di vita ho solo questa e mio marito è evanescente sicchè certi viaggi o riesco a farli da sola col nano o non li faccio. In certi posti o riesco a gestirmelo da sola senza esorcista o devo rinunciare. Io non voglio rinunciare, egoisticamente, e faccio di tutto perchè lui si diverta senza esagerare e senza infastidire gli altri tavoli. Io e i miei cugini da piccoli, pur non essendo lobotomizzati, eravamo gestibili e abbiamo fatto molti viaggi e serate in pizzeria. Se nel 2014 i bambini sono iene e siamo arrivati a creare ristoranti child free per riuscire a passare una serata in pace, qualche domanda, da genitori, dovremmo farcela.
    Ah, comunque, non ho nulla in contrario ai ristoranti child free. Scegliere di rinunciare alle famiglie con bambini è una scelta commercialmente coraggiosa, soprattutto in un periodo come questo. Se funziona, chapeau.

    1. Sono d’accordissimo Linda: i bambini vanno educati alle basilari buone maniere, anche a prescindere dal portarli in un ristorante oppure no.
      La questione è che forse in Italia dovrebbero aumentare i ristornati dove si è preparati in tanti piccoli modi per accogliere famiglie con bambini. Forse questi posti mancano e quindi ti ritrovi ad andare in un locale dove normalmente non porteresti un bambino ma se vuoi uscire una volta ogni tanto (sacrosanto diritto) ti devi accontentare.
      Ovvio che se uno non ha scelta, non ha scelta.

  7. Vorrei anche buttare li un’altra riflessione: io non trovo che andare a mangiare al ristornate sia un diritto (lo so ho scritto sopra che è un diritto sacrosanto… anche i migliori si contraddicono :P).
    Trovo che andare a mangiare fuori sia un modo per coccolarsi, premiarsi, anche viziarsi perchè no! E` un surplus che ci si concede giustamente ma non è un diritto.
    Questo per dire che si, è giusto che a tutti sia data la possibilità per godere di questo piacere, ma non è scritto da nessuna parte che il ristorante sia un servizio essenziale come il trasporto pubblico, per dirne una.

  8. Io quando vedo scritto Childfree
    leggo due cose: incompetenza (del ristorante) e discriminazione
    Secondo me confondi le due cose, ovvero: hai tutto il diritto di passarti una serata come ti pare senza bambini 🙂
    ma non per questo è necessario bandirli da un qualsiasi locale!
    In più ci vuole tanto a organizzarsi per accogliere i bambini?
    Ho passato un bellissimo pomeriggio a un the di natale in un luogo definito di lusso
    e guarda un pò
    prevedevano che per le feste sarebbero arrivati bambini
    quindi un bel menu in filigrana anche per loro
    dei piatti preparati bene e in un modo divertente per incuriosirle
    e grande intrattenimento: un tavolino con i giochi a cui potevano accedere tra una portata e l’altra con una animatrice.
    Niente di che insomma.
    E passo alla parte un pò pesa della risposta
    perchè a volte c’è chi si lamenta non solo della visione dei bambini
    ma magari di un amico (il mio) disabile che alla SUA festa di laurea festeggiava
    un po rumorosamente (è un tipo elegante, conosce le buone maniere ma la sua spasticità  lo fa muovere “troppo” per il galateo diciamo)
    ed è stato quasi allontanato perchè disturbava
    Un caso diverso da quello dei bambini? non penso, il passo è breve…
    NOn è elegante un bambino che fa i capricci, non lo è una persona con handicap che si muove a scatti?
    Non credo, non è elegante chi li discrimina.

    Ah per inciso, anche io vado al ristorante da sola: husband & child Free in posti dove però loro potrebbero entrare 🙂

  9. Sapevatelo, direbbe Vulvia 🙂

    La LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità ) “ componente lombarda della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) ha ottenuto multa e chiusura per 30 giorni dei “Magazzini Generali”
    ribadendo il DIRITTO DI ACCESSO ai locali riporto il testo perchè secondo me spiega bene la questione
    “si tratta di un provvedimento molto importante perchè ribadisce come oggi le persone con disabilità  siano titolari di un diritto pieno ed esigibile a partecipare a qualsiasi evento culturale alla pari degli altri e che qualsiasi impedimento o limitazione a questo loro diritto costituisce una condotta discriminatoria sanzionata dalla legge con la chiusura del locale e con la possibilità  di chiedere il risarcimento dei danni subiti».

    Bravi!

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