Diario Oasi

Sapore di mare, sale, ricordi e tradizioni che si ripetono…

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Le parole, come gli odori e la musica hanno un grande potere: attivano quelle aree della memoria che archivia tutti i dati della tua vita, che siano gradevoli o no. Se ne stanno tutti lì un po’ ammucchiati pronti a saltare fuori se nasi un profumo, se ascolti due note che scivolano dalla radio e arrivano al tuo orecchio e se parlando con l’amica davanti a un caffè emerge la parola che ti fa esclamare “ah, che mi ritorna in mente…”

Se mi dici “spiaggia” visto che al momento è prorompente nelle conversazioni di tutti i giorni per motivi stagionali, non posso fare a meno di respirare l’aroma grasso della crema solare, il volare pigro dei gabbiani che sfiorano l’acqua, le voci delle mamme che chiamano e chiamano e ancora chiamano i figli che sono ammollati da ore perché è pronta la merenda, perché “hai mangiato e non digerisci” perché “hai le mani che sembri un pluricentenario!”

E non riesco a non pensare al caldo cocente che si deposita sulla mia immobilità di bagnante stesa come una lucertola sul lettino, per catturare l’abbronzatura da copertina, e per vantarmi del segno del costume sulla spalla che mi fa percepire quanto fossi simile a una mozzarella fiordilatte fino a un mese prima.

Adoro il mare, la salsedine, amo nuotare a lungo, circumnavigare le scogliere e stringere gli occhi al brillare dei raggi del sole che si riflettono sul letto placido del mare, affondare i piedi nella sabbia bollente.

Quando vantavo gli incisivi in crescita e qualche dente da latte ciondolante, mia nonna mi portava al mare assieme a lei. Ogni volta era una gioia alzarmi la mattina (saltavo dal letto come un soldato diligente, lo avessi fatto per andare a scuola!) mettermi il costume, armarmi di secchiello e set vari di palette e rastrelli nemmeno partissi per una crociata e sperare che la bandiera svolazzante che scorgevo appena imboccavo la strada verso lo stabilimento balneare fosse bianca.

“Evviva nonna! Il mare è calmo!”

Mia nonna mi sorrideva e mi stringeva forte la mano.

Arrivavamo all’ombrellone e senza dare nemmeno il tempo al bagnino di aprirlo ero già in acqua con il monito “togliti almeno il vestito!!”

Quella donna meravigliosa che mi ha accudito come un monile prezioso non è più fisicamente con me. Ma ancora faccio quel tragitto che percorrevamo insieme tra canzoncine, racconti, risate, baci e abbracci per averla ancora viva, sentirla, godermi la sua andatura lenta ma decisa, la sua stretta piena d’amore.

Do ancora puntuale l’occhiata alla bandiera che sembra essere immune agli anni che passano, agli alberghi e ai turisti che cambiano e gioisco ancora quando la vedo sventolare il colore bianco.

Ora la mia mano cresciuta tiene ferma una seconda manina, quella di mia figlia che porta avanti fiera l’antica tradizione del trasporto delle “vettovaglie marine” in spiaggia (lei è decisamente più esagerata di me e presto o tardi dovrò fare intervenire un carro attrezzi per riuscire a trasportare lo scibile degli articoli da mare) tra racconti, canzoncine, risate, baci e abbracci.

“Mamma, il mare è calmo!”

“Evviva! Dai corriamo!” come se di lì a pochi secondi potessero cambiare le correnti e rivoltare il mare rendendolo spumoso e violento.

Arriviamo all’ombrellone e mia figlia non da nemmeno il tempo al bagnino di aprirlo che lei è già in acqua e io la inseguo al grido “Camilla, togliti almeno il vestito!”

E la storia, così, si ripete…

 

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Deborah Papisca

L'avvento dell'era dei blog e dei forum forgia la sua fortuna permettendole di realizzare il sogno di una vita: vedersi pubblicare un romanzo. 'Di materno avevo solo il latte' è uscito il 10 maggio 2011 e sembra avere valicato i confini delle sue aspettative oltre ad averla finalmente conclamata scrittrice ufficiale. Continua a leggere

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