Educare

Rivoglio l’educazione anni ’70!

sculacciate

In nome dei vizi sconsiderati che siamo soliti dare ai nostri bambini e dei molti pochi no che gli elargiamo pensando di fare la cosa migliore, con risultati non di rado scadenti, mi capita di rivendicare sempre più spesso l’educazione anni ’70. Quella sensata politica fondata sulla leggerezza e la mancanza di  pippette mentali con cui noi figli siamo stati cresciuti ed educati.

La semplicità  con cui un genitore ti diceva di fare questo o quello senza tanti panegirici psicologici, intervenendo con una bella sculacciata o pizzetta in faccia se non ubbidivi, facevi orecchie da mercante, ti sottoponevi a maschere di bellezza con fette di prosciutto spesse un dito per contorno occhi pur di non vedere l’espressione contrariata di tuo padre o tua madre. Erano approcci efficaci che hanno allevato un’intera generazione dignitosamente.

Il manrovescio di mia madre sulla bocca a effetto sorpresa ma dato con affettuosa cognizione per dare fine all’insostenibile pesantezza del mio essere (traduco: la stavo disintegrando con i miei capricci e grida a nastro) non lo rievoco come un elemento che ha in qualche modo minato la mia infanzia.
La cosiddetta “panacca” sul sedere presa perché se mi impallo come un PC ho bisogno di sbloccarmi e non lo posso fare con discorsi sul comportamento umano dalle origini ai giorni nostri ma solo con una “shakerata” benevola che mi permetta di riprendere le mie normali funzioni, non la vedo come un reato o un elemento che innesti in me il seme del male per trasformarmi in Jack lo squartatore  in gonna e reggiseno.

Oggi a detta di Tate, psicologici infantili, pedagogi, maestre d’asilo e opinionisti vari ed eventuali che armeggiano tra un sorriso stereotipato e una messa in piega da apparizione tv, sembra che l’educazione di una volta sia condannabile con il massimo della pena e tutta da rifare perché assolutamente fallimentare, quindi:

la sculacciata è rigorosamente vietata. Trattasi di un atto vessatorio che implica nel bambino umiliazione e distruzione di autostima spingendolo nell’adolescenza a fare parte di una baby gang e da adulto ad amputarsi il dito mignolo come segno di appartenenza all’organizzazione criminale giapponese Yakuza;

lo schiaffo (quello fattibile, intendiamoci. Non quello che ti sposta da una galassia a un’altra) è punibile con almeno sei mesi di carcere in cui solo per aver perso un attimo la pazienza con tuo figlio (che non ti c-a-p-i-t-a mai perché di solito segui azioni pacifiste basate su “mettiamo fiori nei cannoni”) ti ritrovi nella mensa del carcere con il tuo vassoio che va a cozzare con quello dello stupratore seriale;

sgridare alzando la voce: no, dico scherzi, vero? Come osi? Che venga subito prodotta una statua di cera in tuo disonore e collocata nel Museo di Londra nella sezione “farabutti nella storia”.

punizione: accettabile quella del “adesso stai seduto in camera tua da solo 5 minuti calcolabili con il timer che uso per cuocere la pasta dopodiché discuteremo sulle dinamiche comportamentali del bambino e della sua tendenza alla disubbidienza, d’accordo?!”

Ma smettiamola, riprendiamoci ciò che funzionava con tutti i limiti dovuti. Con l’equilibrio utile a farci vivere la nostra genitorialità  senza troppe sovrastrutture, paranoie se facciamo bene o male, senza che la sera ci auto infliggiamo castighi  medievali per avere alzato la voce con i nostri figli. Che a volte quando ci vuole, ci vuole eccome.

Io l’ho data una bella sculacciata a Camilla, perché priva di alternative. Se solo avesse risposto positivamente al  mio ripetitivo  incoraggiamento iper zen a mettersi d’impegno con i compiti l’avrei evitata e anche volentieri, non è che mi piace elargirla a random.
Ma evidentemente lei in quel momento aveva bisogno di fermezza da parte mia visto che tendo sempre a trattarla come la principessina sul pisello, dialogare con lei, riflettere sulla vita. E manata sul sedere fu.

Il tutto condito con trasformazione radicale del mio sguardo e voce (sono pesci ascendente squalo bianco e luna in pirana), che ha contribuito a farmi raggiungere il massimo risultato con il minimo sforzo.
Camilla si è disinceppata dal suo loop mettendosi silenziosa e  diligente a fare tutto quello che doveva.

Alla fine mi ha pure abbracciata.

Mentre stringevo con tutto l’amore impossibile quel corpicino meraviglioso non ho coltivato senso di colpa ma semplice e profonda gratitudine perché quel gesto è stato dettato dall’affetto, punto.
Poi, in futuro, terrò monitorati i suoi mignoli. Prometto.


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Deborah Papisca

L'avvento dell'era dei blog e dei forum forgia la sua fortuna permettendole di realizzare il sogno di una vita: vedersi pubblicare un romanzo. 'Di materno avevo solo il latte' è uscito il 10 maggio 2011 e sembra avere valicato i confini delle sue aspettative oltre ad averla finalmente conclamata scrittrice ufficiale. Continua a leggere

9 Commenti

  1. Uno schiaffo puo’ scappare a tutti ma io noto che la maggior parte dei genitori che utilizza gesti violenti nei confronti dei figli lo fa a causa delle proprie insoddisfazioni e del proprio nervosismo e con la scusa di educare insegnano che la violenza e’ l unico mezzo x comunicare ed ottenere qualcosa…

    1. io invece noto proprio il contrario. Vedo sempre di più genitori in balia dei figli, che non hanno il coraggio o la forza di sgridarli, che li lasciano fare ogni cosa pensando di essere nella strada educativa giusta. Come sempre la misura sta nel mezzo. Sono contrarissima agli schiaffi dati con forza e violenza e anche la sculacciata dipende da come viene data. Insomma su questa base non credo sia giusto demonizzare queste punizioni che credo ognuno di noi ha ricevuto da piccoli. Ripeto, dal mio punto di vista non vedo questo gesto traumatico. Le mie (poche, le conto sulle dita di una mano) me le sono cercate meritate!

  2. Io penso che quando un bimbo dal suo primo giorno di vita viene cresciuto senza vizi o perlomeno molto pochi, la sberla o sculacciata non viene facile perchè difficilmente si raggiungeranno certi livelli di stress, quando invece il bimbo viene viziato e quasi mai messo davanti ad un no la sberla scapperà  più facile e talvolta risolverà  la situazione altre volte la complicherà . Forse tutto sta nell’impostare dall’inizio il proprio criterio educativo poi certo le eccezioni sono vita che scorre nella verità  e nell’amore quotidiano.

  3. Sono assolutamente contrario alle sberle, date sul volto come i ceffoni o le ” pizze”, con i miei figli cerco sempre la via del dialogo e delle parole, spiegando il perchè delle nostre decisioni e dei molti no.
    Il dialogo però è qualcosa che deve essere bidirezionale, se dall’ altra parte la ricetrasmittente è spenta a volte purtroppo non c’ è altra via, quando nemmeno le punizioni e privazioni di svago funzionano, un piccolo scappaccione ci puo’ stare!
    E devo dire che sono molto più comprensivo dei miei genitori che mi hanno pestato come un tamburo con ogni sorta di attrezzo, sia a scopo educativo che come valvola di sfogo dei loro problemi.
    Se volete una stima dei danni posso dire che mio figlio in 11 anni di vita avrà  preso 3/4 ” manate ” di lieve entità  , solamente sul sedere, che date al momento giusto gli hanno fatto capire che la pazienza ha un limite, che se io parlo tu devi ascoltare così come io ascolto quando tu mi vuoi comunicare qualcosa.
    Di violenza ne ho subita tanta, da piccolo e da adolescente e posso dire che chi subisce violenza non per forza deve diventare un violento, che le violenze peggiori sono quelle psicologiche.
    Mentre la piccola sculacciata dura un attimo,la violenza psicologica lascia ferite ben più gravi nell’ anima e nella mente di un bambino.
    Le botte dei miei genitori le ho tutto sommato accettate, alcune capite e superate,ma il fatto che mia madre non mi abbia mai dato il bacio della buonanotte o non mi abbia mai detto di volermi bene, quello no!! ancora oggi a 42 anni mi domando perchè, come possa essere totalmente priva di amore una madre di cinque figli!
    Quindi la domanda è: cosa realmente fa male?? cosa produce davvero un danno psicologico in un bambino?

  4. Non capisco francamente il ricorso alla violenza tollerato in caso di minori. Solo perchen sono piccolinon fa male?
    Se un adulto desse una sculacciata ad un altro adulto potrebbe essere denunciato, perche’ un genitore no?
    E poi non ne vedo davvero la tanto citata necessita’
    Cosa faranno mai questi bambini di cosi’ sconvolgente 🙂 da non poter essere affrontato se non con la violenza?
    Sono assolutamente contraria.
    Fermezza, regole chiare e sdrammatizzazione. Il resto lo trovo dannoso e inutile

  5. Io invece credo proprio che la mamcanza di rispetto verso il bambino sia il primo passo per avere adulti insicuri, ragazzi bulli mancanza di rispetto in generale tra le mura domestiche. Poi, se qualcuno non riesce a educare e a dire i giusti no senza dare sberle e ceffoni, il problema è suo: la scuola è ormai obbligatoria fino a 16 anni, le biblioteche sono gratis, così come assistenza medica e psicologica.
    La strada più facile e meno faticosa, di solito, è quella che sul momento sembra la piu conveniente: non richiede sforzo, e fa ottenere risultati.
    Io preferisco andare verso il meglio, poi ognuno faccia come vuole.

  6. Che fantastico articolo!concordo in pieno!!
    Ogni giorno da 6anni lotto…nel vero senso della parola..contro i capricci costanti di mia figlia@
    Con Silvia è sempre stato tutto difficile e faticost: allattarla,addormentarla,farle rispettare le regole…le sue urla si annoverano tra i suoni più acuti in natura!inoltre studio scienze della formazione primaria e al mio bagaglio di fantastiche teorie psico-pedagogiche con sfondo “fate l’amore non fate la guerra’si aggiungono dei nonni ultra presenti che ormai redenti da rigidissimi registri educativi annullano ogni mia posizione educativa.
    morale della favola… love and peace hanno prodotto una bambina viziata ed egocentica che mi ha portato a riflettere sull’efficacia dell’educazione anni70.una sberla non ha mai ucciso nessuno..anzi!

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