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Quando si sceglie di avere più di un figlio

fratelli

Scegliere di avere un’unico figlio è una decisione valida tanto quanto quella di chi invece decide di “spammare” l’umanità  con piccoli adorabili eredi.
Deborah ha parlato più volte a proposito della scelta del figlio unico e ora, per esperienza personale, darei il mio punto di vista di genitore con due pargoli.
Ma chi sono quelli che desiderano più di un figlio? Credo si possano definire almeno tre profili.

Profilo A: i recidivi seriali
Coloro che provano una gioia infinita nel ripercorrere un numero maggiore di due e prossimo all’infinito, le stesse gioie e dolori della “prima volta”.
Molti li ritengono maniaci compulsivi con tendenze masochistiche. Effettivamente tale giudizio non si allontana troppo dalla realtà .
Sono folli che amano vivere nella confusione, perennemente in coda dietro la porta del bagno occupato, la cui attività  serale (dopo la fiaba della buona notte) è quella di controllare che il numero di figli che vanno a dormire equivalga al numero degli stessi che quella mattina si è alzato dal letto.
Ho sempre sognato di rientrare in questo profilo!

Profilo B: gli illusi
Quelli a cui è andata bene la prima volta e pensano di essere sfornatori di pargoletti da manuale. Solitamente sono quelli che dopo la nascita del secondo, passata la “sbornia” dei primi tempi, si chiedono di cosa si siano fatti il giorno in cui hanno deciso di rimettersi a procreare.
Sono anche quelli che vagano per casa con sguardo perso  chiedendosi “Ma perché? Chi me lo ha fatto fare?” e che affermano con aria apocalittica che “se fosse nato questo qui per primo, con il ciuffolo che ne facevo un altro!”. Per la cronaca, appartengo a questa seconda categoria.

Profilo C: i giocatori d’azzardo
Sono l’antitesi dei precedenti. Coloro che, nonostante il primo figlio, per quanto adorabile, sembri più un terrorista taglia SMALL, invece di fermarsi preferiscono tentare la sorte con un secondo, infischiandosene del destino e dell’incolumità  del genere umano.
Si può parlare in questo caso di “tossici della genitorialità “, coloro che hanno una dipendenza e che nonostante si siano iscritti ad un gruppo “genitori anonimi”, procreano di nascosto perché…cioè… è troppo uno sballo!

Quale che sia la motivazione per cui scegliete di non fermarvi al primo, permettetemi di darvi qualche suggerimento e spunto di riflessione su come muovervi per comunicare al vostro bambino l’arrivo del nuovo membro di famiglia.

1. innanzitutto non penso che esista una differenza di anni tra i due figli che sia quella giusta. L’attrito tra fratelli può presentarsi sempre e dipende dai caratteri, dai genitori, dalla famiglia in generale. Di certo però spiegare ad un bambino di tre anni che il suo giochino preferito sarà  reperibile nel giro di qualche ora nel pannolino del fratello, è più semplice che farlo capire ad un bambino di diciotto mesi.

2. Dire al vostro bambino che si divertirà  un mondo a giocare con il fratellino è rischioso. Create aspettative che difficilmente si realizzeranno visto che se gli va bene, dovrà  aspettare almeno due anni e mezzo prima che quel “coso“ sia in grado di articolare frasi di senso compiuto. Poi ci vorranno altri due anni prima che, sempre il suddetto “coso“, impari a giocare con cognizione di causa senza aver previamente assaggiato o lanciato in orbita ogni singolo pezzo di Lego.
E alla fine, cosa succede se il due fratelli si stanno sulle rispettive balle? Una fregatura, insomma.

3. Non cercate di fare al primo figlio il lavaggio del cervello, facendogli credere che il nascituro lo amerà  alla follia, che per lui sarà  un modello, che lo ammirerà  e che penderà  dalle sue labbra perché se così non fosse (e di solito non è così per molto tempo) rischiate che il primogenito vi intimi di rimettervi quel rospo in pancia e di rimandarlo al mittente.

La cosa più sensata a mio parere è avvertirlo per tempo, spiegandogli in maniera realistica e adeguata alla sua età  che il fratellino sarà  rumoroso, noioso, inutile e accaparratore di mamma per un certo periodo di tempo. Quanto? Non ha molto importanza, tanto i bambini non hanno una gran concezione del passare del tempo: tre anni o trent’anni, a vostra scelta.

C’è chi, nei mesi precedenti l’arrivo, consegna al primogenito una bambola invitandolo ad esercitarsi. Le bambine sono avvantaggiate, ovviamente, ma ho scoperto che anche i maschietti provano gusto nel prendersi cura di un neonato/bambola, cambiargli il pannolino, dargli il biberon.
Più probabilmente la cosa che amano maggiormente è sgridarlo, metterlo in castigo e minacciarlo di orrende torture se non esegue i loro ordini.
Altro trucco è il regalo. Il secondogenito arriva con un “bel regalo” per il fratello più grande: questo di certo aiuta a sciogliere il ghiaccio e facilita lo scoccare di qualche scintilla di simpatia. Si rischia però che il primogenito ci prenda gusto e faccia richiesta in carta bollata per numerosi altri fratelli/sorelle.

Essere il maggiore non è facile per niente ma non pensiate che essere i secondi sia un gioco da ragazzi! Penso che i pro e i contro siano piuttosto ben distribuiti tra le due categorie e la cosa migliore che un genitore possa fare è avere aspettative concrete, pazienza e fiducia che l’amore fraterno prima o poi sboccerà .
Più di ogni altra cosa però è tenere a mente che l’amore di un genitore non si suddivide per ogni figlio che arriva ma che anzi, si raddoppia, triplica, quadruplica, quintuplica…dopo di che però vi consiglio una ripassata dei basilari metodi anticoncezionali.

Ma voi a che profilo appartenete?

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Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

8 Commenti

  1. ciao Enrica
    conosco molte coppie appartenenti al profilo C, sono si giocatori d’azzardo ma la motivazione è che non vogliono lasciare solo il primogenito per quanto potrebbe meritarselo…. diciamo che fanno lo sforzo pensando con amore al futuro del pargolo o almeno così mi è stato detto. Francamente se mai avessi un secondo figlio apparterrei anche io a questo gruppo ma per la motivazione di cui sopra. PEPPA

    1. O forse è un modo per dargli una lezione: sei tremendo? Aspetta che procreo la tua nemesi AHAHAHAHAHAHAHAHAHAH (risata diabolica)!
      Scherzo ovviamente 😉
      Di motivazioni per fare più figli ce ne sono infinite, cosi` come ce ne sono per fermarsi a uno. Alla fine la cosa fondamentale è essere tutti sereni 🙂

  2. ahahhh, io appartengo alla categoria 1 e 3. sono senza speranza!! I miei hanno 24 mesi esatti di differenza, e al mio “grande” non piaceva affatto aiutarmi con il fratellino, in effetti sgridarlo e metterlo in castigo già di più! però il fratellino è davvero il suo fan numero uno, lo adora e pende dalle sue labbra. Certo si menano, certo litigano di brutto, e il grande è spesso infastidito dalle attenzioni (chiamiamole così) del secondo…però si cercano anche, si abbracciano quando non si vedono da qualche ora, si prendono la manina e camminano così: io felicissima di averne due! CHe ogni tanto li chiuderei fuori casa lo ometto, ok? 😉 Ciao! Vale

  3. Io sono illusa come te: mi è andata troppo bene al primo giro e al secondo è stato traumatico!!!
    Ora che sono passati tre anni e mezzo da quando “chi me l’ha fatto fare?”, comincio a intravedere la luce. Una faticaccia infinita, ma ne vale assolutamente la pena!

  4. Wow, Enrica. Hi condiviso il tuo post con la mia mamma, che mi ha risposto questo… Sai, con tre figlie, pensavo si sentisse di appartenere alla cat A o C, invece mi ha spiazzata e commossa…

    Non mi ritrovo in queste categorie… Per noi è stato naturale, magari azzardato, avere tre figlie ed è stato naturale allargare di volta in volta la famiglia, ci siamo buttati nell’impresa, accollandoci gli oneri, ma godendo soprattutto degli onori! Se tornassi indietro, vorrei ripetere l’esperienza amando come ho amato voi e il papà. Sicuramente il legame coniugale si è rafforzato, abbiamo gioito, lottato, siamo cresciuti con voi come persone e come coppia! Ero giovane, non stavo tanto a cavillare, pensavo, e penso, che per una donna la maternità sia fondamentale, meglio se ripetuta! Quanto al papà, è sempre stato saggio, forte, mi ha sostenuto e, grazie anche e forse soprattutto a voi, abbiamo vissuto una vita felice. Abbiamo rinunciato magari a qualcosa, ai viaggi, alle feste, a tante ore di sonno, ma ne è valsa la pena, eccome! Grazie al mio amore Alfieri per le figlie che mi ha dato, grazie alle mie figlie che ci hanno aiutato a formare una famiglia, che si sono accontentate di ciò che passava il convento ed hanno cementato tra loro legami strettissimi di fratellanza e amicizia che le hanno aiutate ad affrontare tante difficoltà! L’ho detto più di una volta: fosse stato per me, avrei voluto un quarto figlio a trent’anni, per godermelo con più tranquillità, con una maggiore consapevolezza; il papà stesso, proprio nell’ultimo periodo, ha ammesso che forse non avremmo dovuto fermarci a tre! In ogni caso, dove c’è posto per uno, c’è posto anche per altri.

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