Diario Oasi

Partorire in natura, il nuovo reality americano

partorire

Una cosa è certa: in America sanno come creare reality show che fanno notizia. L’ultimo della serie è intitolato Birth in the Wild (parto in natura) in cui alcune donne decidono di partorire in un luogo selvaggio, lontane da medici e ospedali, assistite solo dalla famiglia e da madre natura.
20 milioni di visioni su youtube del video di una mamma che da alla luce il suo bambino sul greto di un torrente, è stata la conferma per i produttori del reality che l’audience è particolarmente (morbosamente) interessata all’argomento.

Le critiche, anche aspre, non si sono fatte attendere: molti i commenti negativi al reality hanno messo in luce il rischio che molte donne, prese dall’immagine romantica del parto in natura, decidano di andare a partorire sole in mezzo ad un bosco o in riva al mare, senza un minimo di assistenza.
Le donne del reality sono sì libere di partorire senza l’aiuto di medici e infermieri, ma la presenza di un’equipe medica è garantita dai produttori per cui i rischi per la salute di mamme e bambini è minima.

Credete veramente che questo reality possa portare future mamme a mettere a repentaglio la loro vita e quella del futuro figlio, decidendo di partorire in luoghi selvaggi?
Penso che il rischio ci possa essere perché se una cosa è chiara della nostra società e che gli squinternati sono sempre là fuori in attesa di un’occasione che li porti a compiere qualche follia e seguire la tendenza del momento.

Qualcuno ha anche commentato che un reality che mostra senza veli donne nell’atto del travaglio è a dir poco inappropriato.
Ecco, su questo non concordo. Se l’immagine di un travaglio disturba, basta evitare di guardare il programma, non vi pare?
Mi sono però domandata il perché si fosse sentito il bisogno di fare un reality del genere. Perché mostrare un evento naturale come un parto è una cosa, rendere il travaglio uno spettacolo a metà tra L’isola dei Famosi e La Fattoria è altro.
Forse  l’estrema medicalizzazione e ospedalizzazione della gravidanza ha stimolato la voglia di spostare all’estremo opposto l’attenzione su questo evento?
Ritengo che troppe donne siano state “educate”  all’unico modo sicuro di condurre una gravidanza:  farsi visitare mensilmente da un ginecologo privato, l’ospedale è l’unico luogo adatto per un parto e  il cesareo programmato (a prescindere da una vera motivazione clinica) è da dare per scontato. Troppe donne vengono portate a credere che la gravidanza sia quasi una patologia e che dal parto bisogna essere guarite.
Se la percezione della perdita della naturalezza di questo momento è reale, mi vengono in mente mille modi per riportare l’equilibrio nella vita di una donna che sta partorendo che non prevedano assecondare le spinte del travaglio sedute su una balla di fieno o in bilico sulle pietre di un torrente di montagna.
Andiamo! Le donne hanno impiegato millenni ad assicurarsi un luogo pulito, confortevole e sanitariamente sicuro per dare alla luce i propri figli senza rimetterci le penne e ora si torna indietro? A che pro?
Come dicevo, ci sono molti modi per condurre in maniera naturale un parto, anche se questo avviene in ospedale.
In Australia molti ospedali pubblici permettono alle future mamme di portare la musica preferita (sia essa punk rock o new age), di bruciare persino incensi e di avere chiunque desiderano in sala parto per assisterle e farle sentire a loro agio.
Molte donne decidono di partorire in casa assistite dalla levatrice e spesso dalla doula. Alcune addirittura usano le piscine gonfiabili per parti in acqua casalinghi.
Partorire in un prato fa veramente sentire una mamma meglio?

Ho assistito un’amica che ha partorito di notte sul vialetto davanti casa perché non ha fatto a tempo ad arrivare in ospedale. C’ero io e il suo compagno in preda allo shock e nessun altro. Lo si può considerare un parto in natura, nonostante non fosse minimamente programmato così? Beh, lungo il vialetto c’erano cespugli di rose e azalee in fiore, opossum correvano sui rami sopra di noi e un paio di gatti randagi si sono fermati incuriositi.
Di certo è stato un evento straordinario ma quello che io ho sperimentato è stata la paura che se qualcosa fosse andato storto io mi sarei potuta benissimo trovare con una mamma e la sua figlia in rischio di vita.

E` questa la naturalezza che si vuole cercare di riportare nel parto?
Cosa ne pensate?

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Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

Un commento

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