Educare

Norme igieniche nei bambini e ginnastica nei bagni pubblici

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Un bambino molto piccolo, è noto, ha un sistema immunitario pari a quello di un colibrì emofiliaco perciò è bene prestare una certa attenzione a ciò che tocca.
Cosa fondamentale è non passare alla frangia estrema in cui l’igiene diventa per la mamma una sorta di patologia che la spinge a tenere il figlio dentro una camera iperbarica e a interagire con lui facendo il gioco dei mimi.
Un bambino va cresciuto in modo equilibrato e anche se a volte arriva al contatto con oggetti non ben identificati, e soprattutto toccati da chissà  quali mani, a meno che non gli permettiamo di usarli come un chupachup è sufficiente allontanarlo con discrezione da ciò che lo attrae e lavargli le manine.

Che poi le scuole di pensiero sulle norme igieniche sono ben distinte dividendosi in:

1)    la corrente di pensiero che professa l’eliminazione del ph della pelle del bebè se solo sfiora anche accidentalmente una maniglia della porta d’ingresso di un qualsiasi esercizio pubblico;
2)    la corrente di pensiero che invece appoggia il credo “ma lascialo fare che si fa gli anticorpi” permettendo al bambino di esplorare ogni pertugio e testare qualsiasi cosa raccattata da terra;

Una sana dose di misura è l’arbitro migliore per sedare gli eccessi dei due stili di vita estremisti che come conseguenze otterrebbero nel primo caso, un futuro adulto sociopatico con fissazioni croniche pressoché incurabili e nel secondo, una specie di bomba batteriologica ambulante.

Ad ogni modo Il problema principale e diffusissimo resta quello di trovarsi con i bambini fuori casa. Io mi  accerto sempre che mia figlia prima di uscire faccia pipì e affini nel nostro bagno per evitare situazioni al limite del raccapriccio nelle strutture pubbliche che si avvalgono di wc forse presi dai peggiori bar di Caracas.
Ma quando purtroppo capita che io senta alla cassa del supermercato:”Mamma mi scappa FORTE la pipì!” dove quel “forte” esclamato a caratteri cubitali mi comunica l’impellente necessità  di una toeletta, sono costretta a scendere al compromesso di entrare in quei luoghi in cui sarebbe veramente necessario vestirsi con una tuta da decontaminazione.
Perciò dopo una serie di posture in cui tento con tutta l’anima di non far toccare a mia figlia nemmeno un sottomillimetro di tazza del water, che al solo pensiero di chi ci possa essere stato prima di noi mi  vanno in tempesta le sinapsi, riesco sotto sforzo a farle fare con successo ciò che doveva fare a casa.
La cosa che mi consola in questi frangenti è che i miei bicipiti e pettorali hanno avuto la loro piccola ed efficace razione di esercizio tonificante.
E per giunta grazie a un discutibile e temutissimo servizio pubblico.

 

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Deborah Papisca

L'avvento dell'era dei blog e dei forum forgia la sua fortuna permettendole di realizzare il sogno di una vita: vedersi pubblicare un romanzo. 'Di materno avevo solo il latte' è uscito il 10 maggio 2011 e sembra avere valicato i confini delle sue aspettative oltre ad averla finalmente conclamata scrittrice ufficiale. Continua a leggere

3 Commenti

  1. non ci siamo dotati di vasino portatile e con la grande abbiamo usato quello, ci metti il sacchettino usa e getta e non entri in contatto con il bagno pubblico, ora che è più grandina abbiamo le salviette usa e getta per coprire l’asse, putroppo non riesce ancora a farla in piedi

  2. io sono stata cresciuta da madre di profilo 1 di conseguenza ho fissazioni croniche sull’igiene ma cerco di trattenermi, per contro, mia figlia finge di dover fare pipì in qualsiasi posto perchè vuole vedere come sono fatti i bagni, dopo 10 minuti di manovre assurde con lei in braccio usciamo senza aver prodotto nulla, io schifata col fisico provato e lei felice per aver soddisfatto la curiosità 

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