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No a schiaffi e sculacciate. Atto primo

 

 

 

 

 

 

 

 

Da uno schiaffo al figlio dodicenne per placarne un capriccio e finisce tre giorni in galera.

E’ quello che è successo ad un consigliere comunale italiano in vacanza in Svezia lo scorso agosto. Leggi qui la notizia nei dettagli.

Ricordo un certo scalpore intorno alla vicenda. Non tanto per la sberla quanto per i tre giorni dietro alle sbarre toccati ad un padre, reo di aver eseguito un metodo punitivo così noto ma che agli occhi degli svedesi è risultato oltremodo condannabile.

Personalmente sono contraria allo schiaffo in genere perché interessa la testa di un bambino che non andrebbe toccata se non per accarezzarla o baciarla. Al tempo stesso mi rendo conto che la mano può sfuggire in particolare nei momenti più duri della giornata di un adulto. E solitamente il bambino sembra farlo apposta a provocarci  per vedere fino a che punto siamo capaci di gestire il nostro pannello di controllo cerebro-emozionale.

Una volta i genitori erano di poche parole e di molti fatti che si manifestavano con:

sculacciata poderosa a mano aperta sulle chiappe, che non di rado riusciva a spostare la “vittima” di qualche centimetro;

manata sulla nuca con schiocco sordo finale (richiedeva una tecnica sopraffina del movimento del polso);

sberla in faccia ad effetto “ciaff” con il risultato di avere per qualche secondo un bel negativo della mano del genitore sulla guancia;

manrovescio. Era una punizione appartenente soprattutto al genere femminile e si suddivideva in due categorie:

a)  manrovescio a “mano libera”. Dato con mano priva di gioielli;

b) manrovescio a “mano armata”. Elargito con dita ornate di ogni tipi di anelli lavorati con dovizia di particolari.

Entrambi i manrovesci  erano rivolti alla bocca, che nel primo caso causavano un dolore sopportabile mentre nel secondo il labbro inferiore o superiore ci rimettevano parecchio;

punizione strumentale. Consisteva nell’inseguimento del figlio con relativo lancio della prima cosa capitasse in mano al genitore. Visto che in termini di tempo erano più le mamme a condividere il quotidiano con i figli lo strumento in questione era perlopiù la ciabatta e poteva andare pure peggio se la genitrice era amante degli zoccoli.

Direi che se la legge svedese fosse stata applicata ai tempi della mia infanzia sono certa che nove bambini su dieci avrebbero regalato a mamma e papà  una torta contenente una lima.

Ma quanto c’è di sbagliato in uno schiaffo/sculacciata? E soprattutto perché accade?

Un interessante articolo pubblicato sul mensile (attimo di suspence”) Figli Felici mese di novembre 2011 (!!) sostiene che il problema non è tanto lo schiaffo/sculacciata che può sfuggire (sei umana e non puoi auto flagellarti se capita) quanto lo schiaffo/sculacciata come risposta riflessa che significa una sola cosa: hai perso autorevolezza su tuo figlio e sei in sua balìa. In poche parole se ricorri spesso alle mani ciò vuol dire che sei fragile a sufficienza per rendere il tuo bambino confuso, viziato, irritante.

Perciò si giustifica lo schiaffo/sculacciata nei momenti di debolezza ma ti sei mai chiesta che cos’è che rende incontenibile il tuo bambino o quale sia la miccia che fa esplodere la sua aggressività ?

Il punto da cui partire è proprio la tua debolezza che va combattuta ritornando ad acquisire quella padronanza di cui hai diritto e dovere di esercitare su tuo figlio. La distanza tra te e tuo figlio è essenziale perché lui possa capire “chi comanda”.

In sostituzione allo schiaffo/sculacciata”

C’è sicuramente una soluzione molto più efficace della punizione corporale: lo sguardo.

Una volta riconquistato lo scettro di mamma autorevole ti basterà  fissare tuo figlio con fermezza anche per poco e parlargli con voce salda e sicura  e lui, vedrai, abbasserà  la guardia.

…continua”

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Deborah Papisca

L'avvento dell'era dei blog e dei forum forgia la sua fortuna permettendole di realizzare il sogno di una vita: vedersi pubblicare un romanzo. 'Di materno avevo solo il latte' è uscito il 10 maggio 2011 e sembra avere valicato i confini delle sue aspettative oltre ad averla finalmente conclamata scrittrice ufficiale. Continua a leggere

6 Commenti

  1. allora!! premetto che io sn favorevole alla sculacciata ma nn allo schiaffo!! (la penso come te, il viso di un bimbo deve essere toccato da una mano solo per dargli una carezza), però è anche vero che i bambini spesso ti fanno sfollare!!!! i miei nn sn mai stati dei genitori che alzavano le mani, per fortuna, ma ricordo che una volta sola mio padre mi ha alzato le mani, dandomi uno scappellotto, perchè mi ero allontanata troppo in bici, e questo era giusto…mia madre invece ci minacciava o con il mestolo, quello rettangolare oppure con il battipanni…e qualche volta uno sculaccione con la mano ci è arrivato, ma quando arrivava era vero, avevamo fatto traboccare il vaso…

  2. Io invece non sono favorevole tanto che l’unica volta che mi e’ scappato lo sculaccione sono stata malissimo. Mio padre usava le mani perche purtroppo non era capace in altro modo, quindi mi ricordo esattamente cosa provavo e in piu avevo solo paura delle botte e non della sua autorità  in quanto genitore. Con Tommaso sto applicando tutti i metodi possibili e devo dire che ho buoni risultati certo ci sono dei giorni in cui ti parte la brocca ma ora sono capace di bloccarmi e fare un passo indietro. Ci e voluto tanto training ma ce la si fa!!!

  3. Care amiche dell’Oasi,
    anch’io dopo quindici anni di bizze e capricci vari del mio sciame di figlie,
    ma anche di osservazione delle altre mamme,
    mi sono fatta una certa idea sull’argomento , e ne sto scrivendo un articolo che uscirà  domenica nella mia Rubrica: Simpatiche Canaglie.
    Ho stilato una mia personale lista di soluzioni, da cui risulterà  del tutto evidente che noi mamme dell’Oasi siamo per i metodi alternativi alle punizioni corporali.
    A presto,
    Barbara

    1. Mio padre non mi ha mai sfiorato con un dito anche perchè se lo avesse fatto con i suoi due metri di altezza forse mi avrebbe mandato in orbita con una sculacciata. Lui, quindi, era un non violento ma sapeva elargire delle punzioni esemplari su cui non si poteva assolutamente obiettare. Tipo “hai preso un brutto voto a scuola? benissimo. Non vai a quella festa a cui tenevi così tanto….” e questa era una delle tante. Forse qualche sculacciata in sostituzione l’avrei preferita ;P

  4. Se le mie chiappe potessero parlare… quanti sculacioni che ho preso… sempre sulle chiappe però e sempre per insegnare ed educare. Lo ammetto da ragazzo ero uno che le regole non era molto disposto a seguirle, note a scuola per chiaccherate varie, lanci di materiale scolastico, compiti non eseguiti ecc ecc.
    Con Alessandro nella maggior parte dei casi è bastato un discorso severo e ben impostato anche se qualche volta la sculacciatina l’ ha presa.Quando ci vuole, ci vuole. Come misura drastica, da arrivarci solamente quanto sei fuori dalla grazia di Dio, ed eventi di particolare gravità . Alessandro ha così imparato che la sculacciata c’ è, quando arriva ha veramente passato il segno della tolleranza dei suoi 2 genitori, ha fatto una cosa grave che ha portato una grande delusione. In 9 anni mi sembra ne abbia prese 2, una da me e una da sua madre.

  5. beh..ripeto le sculacciate sì, quando servono, ma benvengano i metodi alternativi!!!!! mia madre mi racconta di suo padre, un uomo che aveva a che fare con 6 femmine ed 1 maschio…lui era di buon cuore, aiutava chi poteva, ma quando le mie zie o mia madre iniziavano a far traboccare il vaso, ed erano altri tempi, bastava un’occhiata per zittirli tutti!! ed erano altri tempi….

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