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Marissa Mayer, Amministratore Delegato di Yahoo! è incinta

Si chiama Marissa Mayer, ha 37 anni e io non ne avevo mai sentito parlare fino a stamattina quando mi è capitato di leggere un trafiletto su di lei qui.

Marissa Mayer è la donna più potente degli Stati Uniti, almeno attualmente, essendo stata appena eletta come Amministratore Delegato niente poco di meno che di Yahoo!

Ebbene, la signora Mayer, poche ore dopo l’elezione alla nuova carica, ha annunciato di essere incinta del suo primo figlio e ha poi assicurato tutti che prenderà  il minimo di maternità , tornando immediatamente a lavorare full time per l’azienda. Ha anche sottolineato che il periodo di maternità  lo avrebbe comunque passato per gran parte a lavorare da casa.

 

Mi astengo per il momento dal dare un commento e vi invito a dire la vostra: cosa pensate dell’annuncio che Marissa Mayer ha fatto?

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Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

14 Commenti

  1. ok, la prima cosa che salta fuori per me, non conoscendo il lavoro di amministratore delegato o il mondo delle aziende del web, è che è incinta che è una bella notizia per lei e anche per mostrare che una donna può lavorare e anche essere mamma. Per me il *problema* è l’annuncio subito che prenderà  il minimo periodo di maternità  possibile. Essendo ex-pat americana in italia so bene che il periodo di maternità  negli stati uniti è di 6 settimane (almeno questo è lo standard, magari ci sono aziende che fanno altro). Certo che una persona della sua posizione avrà  aiuto in casa, ecc. ma dico onestamente che a 6 settimane post parto non riuscivo a uscire di casa prima delle 10 di mattina (e ho fatto un parto meraviglioso e non ho avuto grandi problemi con l’allattamento, mia figlia è tranquilla e dorme anche abbastanza di notte). A 3 mesi post parto, potevo uscire di casa quando volevo. A 4.5 mesi post parto, mi sento 100% in grado di fare di tutto con tranquillità . Ma dico subito che sono lavoratrice autonoma e che lavoro da casa. Me ne rendo conto che per me è molto più facile!!

    Mi dispiace che lei *dovrà * fare una maternità  più corta quando già  negli USA è troppo corto! Non mi piace che nessuna donna si sente in obbligo a tornare prima del previsto. Ho visto come le mie sorellastre non hanno potuto allattare i loro figli perchè non avevano sostegno (15 anni fa!) e come una mia amica ha detto prima della nascita di suo figlio un mese fa che non allatterà  (le avevo detto che se intendesse di farlo, di prendere l’aiuto in ospedale se serviva) perchè doveva tornare a lavoro dopo 6 settimane! Dico che per me l’allattamento è stato molto importante, fino al punto che penso ogni tanto che mi piacerebbe diventare consulente dell’allattamento. Credo che le donne devono scegliere per sè, ma mi rende triste questi esempi delle mia conoscenza e penso sempre a quello per primo.

    Allora sogno di vedere un amministratore delegato donna che fa babywearing, allatta in pubblico e usa i pannolini lavabili! 🙂

    1. Cara Roanna,

      negli States le donne hanno un astensione per maternità  breve,
      ma ti chiedo: hanno maggiori possibilità  di carriera professionale rispetto all’Italia?
      Mi sembra che ci sia un maggior numero di donne al potere in altri paesi (USA in testa), rispetto all’Italia.
      In Italia abbiamo molte garanzie, ma di contro, nella aziende le donne che fanno carriera sono quelle libere da vincoli personali.
      Per quella che è la mia esperienza lavorativa ventennale, ti posso dire che in Italia, una gravidanza è sempre vista come pericolosa per l’azienda: si crede che possa inficiare l’impegno professionale.
      E’ la cultura che vede la donna lavoratrice con diffidenza e le impone la scelta della carriera oppure della maternità .
      Se sceglie di volerle entrambe ( dotandosi di babysitter e ausili che le permettano di lavorare a tempo pieno “come un uomo”) è difficile che trovi un’azienda che creda in lei.
      Trovo bellissima la tua visione di una donna al vertice che allatti e usi i pannolini ecologici, temo però che nella pratica sia di difficile attuazione: la verità  è che certe scelte, ne escludono necessariamente altre.
      Io con la mia terza gravidanza ( gemellare) sono tornata a lavorare dopo 3 settimane ma sarò onesta: non ho pensato neanche per un momento di provare ad allattare le bambine, cioè la scelta di tornare a lavorare presto, aveva precluso la strada dell’allattamento.
      Un abbraccio,
      Barbara

      1. Cara Barbara,

        credo che tu veda la situazione con più saggezza di me. Penso a quello che ho visto con le mie sorellastre che sono molto più grandi di me e quello che sento dalle mie amiche negli USA adesso quando la realtà  è che non ho creato la mia carriera lì e non ho vissuto l’ambito lavorativo americana. (Le mie esperienze di lavorare in negozi o lavori temporanei in uffici contano!) Hai sicuramente ragione che ci sono più opportunità  per le donne in posizioni più alti nelle aziende che qui in italia. Ho lavorato come assistente del capo di uno dei studi legali più grandi di milano e ho visto come lì, sì, c’erano delle avvocatesse di posizioni alte, ma anche come alcune sono state “spinte fuori” dallo studio dopo le loro gravidanze. A me dava molto fastidio, perchè pensavo che in italia c’era più sicurezza per i lavoratori. La differenza in questo caso era tra l’avvocato libero professionista e la segretaria che è assunta con contratto a tempo indeterminato. E io dicevo alla mia amica avvocato, “ma non c’è scritto che la legge è uguale per tutti?!” Spesso vedo molto le cose in bianco e nero e vado d’istinto con le mie parole…

        Sei una supereroe per essere tornata a lavoro dopo solo 3 settimane dopo la nascita delle gemelle!!

        mi piace molto lo scambio di idee su questo articolo!
        un abbraccio,
        Roanna

        1. Anche a noi piace molto, cara Roanna! E poi direi che alle volte vedere Bianco e Nero e parlare d’istinto come dici tu, sarebbe un buon passo per risolvere certe cose. Mi viene la curiosità  di sapere cosa ti ha risposto l’avvocato a cui hai fatto notare che “la legge è uguale per tutti”… ovviamente la tue era una domanda retorica che non ammetteva altro che una sola, chiara, lapidaria risposta. Peccato che poi la realtà  che vedi tu e molte altre donne in Italia, dice altrimenti.

          Ho sempre trovato significativo vedere come il sistema di maternità  italiano, tra i migliori e i più assistenzialisti al mondo, non porti ad una nazione in cui si fanno frotte di figli. Ci sono più figli pro capite in USA che in Italia. In Australia la maternità  non esiste, nel senso che la mamma può stare a casa un anno ma non viene pagata, eppure di figli pro capite ce ne sono non il doppio che in Italia, ma quasi… perchè? Altra domanda retorica.

        2. E qua ti sbagli cara Roanna, non sono un supereroe.
          Mi è stato espressamente richiesto dall’azienda di tornare al lavoro al più presto,
          perchè a conti fatti, una mia terza maternità  non la volevano mantenere assumendo qualcun altro magari con un contratto interinale.
          E io un po’ per paura, un po’ gasata da quel senso di potenza che ti pervade quando ti dicono che sei indispensabile,
          sono corsa in ufficio col taglio dall’ombelico in giù, ancora fresco di chirurgo.
          Non chiedermi se adesso lo rifarei oppure no, francamente non so se ne sia valsa la pena.
          L’Italia è un paese dove lo Stato Sociale ha fatto tante concessioni che nella pratica non possono essere mantenute se non con costi altissimi: l’astensione per maternità  lunga, non è l’unica però, ci sono anche l’assistenza sanitaria, il sistema pensionistico che per anni ha distribuito denaro a chi non ne aveva diritto.
          Nella pratica il nostro sistema, il nostro paese, sta saltando in aria dal punto di vista economico, io credo anche per colpa di questi costi sociali molto alti.
          Forse in America ci sono meno tutele ma più chiarezza nei rapporti?
          Qui la legge ti tutela sulla carta ma i datori di lavoro ( che non vogliono pagare pegno per leggi che non approvano) cercano di aggirare l’ostacolo così penalizzando le donne.
          Ero a New York con amici questo week end e loro discutevano proprio di questo: se fosse giusta oppure no la riforma Obama che allargasse le tutele e l’assistenza.
          In Italia forse in questo senso abbiamo esagerato.
          Un abbraccio,
          Barbara

  2. Mi viene da dire che sono parole di una persona che non ha idea a cosa va incontro, presumendo che sia il suo primo figlio.
    Mi auguro che le vada davvero tutto per il verso giusto, un parto meraviglioso, non una colica, non un minimo di baby blues, tutto l’aiuto del mondo possibile… ma non sarà  mai abbastanza.

    1. Cara Stefania,

      avere la possibilità  di molte persone di servizio credo che le sarà  di aiuto.
      Il problema invece è che magari in altri paesi ( Italia compresa),
      per le donne in gravidanza non c’è alcuna possibilità  di essere prese in considerazione
      per uno sbocco professionale:
      qui una donna incinta è semplicemente qualcuna che può diventare inutile da un momento all’altro.
      Un abbraccio,
      Barbara

  3. A me viene da dire che ,siccome piove sempre sul bagnato, quasi sicuramente la signora avrà  una gravidanza perfetta, un parto splendido, non sentirà  alcun dolore, sarà  circondata da tutto l’ aiuto che ha bisogno probabilmente pure gratis, e il suo bimbo o bimba , non farà  altro che mangiare e dormire placidamente per tutto il giorno. Malgrado non possa davvero lamentarmi della mia vita e dei miei figli ,la mia esperienza mi porta a pensare che il mondo sia tremendamente ingiusto e sbilanciato.

    1. Caro Andrea,

      a volte pare così, ma a me succede un’altra cosa: se penso alla sfiga si materializza, mentre se penso positivo le cose sembrano andare per il verso giusto.
      Ho quasi paura a pensare cose negative insomma!
      Barbara

  4. Dire che Marissa Mayer è fortunata è come dirlo di Leonardo da Vinci o di Einstein: magari qualche fortuna l’ha avuta, ma è una delle menti più geniali e brillanti nel panorama informatico mondiale.
    Sul fatto che prenderà  il minimo della gravidanza prevista non ho dubbi, e ne prenderà  ben meno di 6 settimane perchè un’azienda non può rimanere un mese e mezzo senza CEO.
    Ma da questo punto di vista è uguale a qualunque lavoratrice autonoma o negoziante o imprenditrice italiana, che difficilmente fa più di qualche settimana di astensione dal lavoro: solo le dipendenti prendono mesi e mesi di astensione dal lavoro. E’ giusto che la società  provveda in una certa misura alle esigenze delle mamme, ma una che fa 4 anni di maternità  tra obbligatoria e facoltativa per due figli di seguito (come molte statali) non può certo aspirare a diventare amministratore delegato 🙂
    E ritornando a Marissa ha fatto benissimo a dirlo: le aziende usano i soldi degli investitori, e nessuno investirebbe soldi in un’azienda il cui capo e responsabile di tutte le decisioni strategiche ha intenzione di stare a casa a fare la mamma per un anno o più. Sono d’accordissimo con chi lo fa, sono scelte di vita, ma appunto in quanto scelte si escludono a vicenda, e se una decide di fare la mamma a tempo pieno per un anno, automaticamente non può fare l’amministratore delegato.

    1. E io concordo completamente con te, Nex, sono scelte che si escludono a vicenda (magari non totalmente, ma poco ci manca). E sarà  cosi` fino a quando la nostra società  e il mondo del lavoro è strutturato in questa maniera.

    2. Bhe Nestore, qui in Italia anche se dai totale disponibilità  la cultura (nelle aziende medio piccole, ovvero la maggior parte) è quella che è: se hai figli non sei credibile.
      Ti puoi dotare di tutte le tate che vuoi, puoi decidere di esserci da subito dopo il parto, ma niente:
      le donne con figli sono guardate con sospetto nella maggior parte delle aziende.
      Non ti faccio il mio caso personale, ma ti parlo per quello che ho visto in 20 anni di lavoro mio e di mie conoscenti, nelle realtà  più diffuse (medio piccole): le donne sono donne, dunque da un lato vanno tutelate con astensioni lunghe, però di contro possibilità  di carriera ridotte.
      Diverso è il caso delle realtà  di grandi dimensioni, dove vedo che se fornisci continuità  lavorativa, hai possibilità  di essere considerata alla pari degli uomini.
      Ciao,
      Barbara

  5. Errata Corrige: Chiedo scusa a tutti ma mi sono accorta che per la fretta stamattina, ho scritto Melissa invece che Marissa…

  6. sento sempre una certa affinità  con quello che dice Andrea e quindi aggiungo solo che la signora in questione visto il ruolo che ricopre non avrà  difficolta a prendere una o più tate che gli allevano il figlio mentre lei lavora, chi non è cosi fortunato economicamente, partorisce e poi torna a lavorare con i figli nel passeggino accanto alla scrivania e praticamente riesce a concentrarsi su un lavoro nelle pause pappa-ruttino-pannolino, con annessi sensi di colpa sia da una parte che dall’altra che per forza devi ignorare altrimenti non vivi più.

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