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Esame di Inglese per bimbi stranieri: il test di Matteo

 

La tensione attanaglia le membra e obnubila la mente, rendendoti reattiva come un lampione fulminato. Apparato cardiocircolatorio e digerente in completo crash: dal cardiopalma alla cacarella fulminante in un nanosecondo.
Non mi dire che non hai riconosciuto questi sintomi!? Ovviamente è quello che succede durante l’attesa di un esame, con poche altre variazioni (anatomiche e psicologiche) sul tema.

Ma l’esame di chi, ti starai chiedendo? Ebbene, di Matteo.
Si, 4 anni e mezzo e già  siamo al suo primo esame…e per inciso, i sintomi sopra descritti mica sono quelli provati da mio figlio! Si perché il pargolo è andato a fare questo test a cuor leggero, beatamente inconsapevole del significato della parola “esame”, mentre la sottoscritta non ci ha dormito le due notti precedenti, ansiosa per la prova e il risultato.

Ti domanderai come mai così piccolo, ha già  dovuto sostenere un esame. Ebbene la motivazione è presto detta: sul modulo di iscrizione per il kindergarten (classe di passaggio obbligatoria, tra asilo e prima elementare) che comincerà  a settembre, la sottoscritta ha riportato che la lingua principale che Matteo usa per esprimersi in casa è l’Italiano. àˆ quindi stato automaticamente selezionato per il test di lingua Inglese, previsto dal Dipartimento dell’Educazione della California (non saprei dire se è una pratica utilizzata anche in altri Stati Americani).

Con questo test gli insegnanti della scuola primaria valutano i bambini sul piano dell’ascolto, dell’orale, dello scritto e della lettura, ovviamente tenendo conto che sono bambini di 4/5 anni.

Lo scopo è capire se il bambino non madrelingua Inglese, ha le capacità , una volta al Kindergarten, di comprendere ed esprimersi allo stesso livello del resto della classe.
Nel caso il bimbo esaminato non arrivi a coprire i requisiti base per frequentare la scuola, diciamo “normale”, deve essere “dirottato” verso classi speciali. In queste classi gli insegnanti sono di origine straniera, ma ovviamente parlano perfettamente l’inglese, essendo cittadini Americani: a seconda delle necessità , ogni bambino viene affidato a diversi tipi di corsi dove l’insegnante si rivolge nella lingua natia del bambino e gradualmente lo introduce ad un livello superiore di inglese. In un anno il grado di comprensione e comunicazione di questi bambini dovrebbe essere sufficiente per farli rientrare nel circuito canonico delle “primary schools“, le scuole elementari, per intenderci.

 

E torniamo a noi: Mercoledì` scorso, alle 8.30 del mattino, accompagno Matteo a fare il suo test, con Davidino al seguito.

Volutamente ho evitato di dire a Matteo dell’esame fino alla sera prima e anche al momento di parlargliene, gliel’ho presentato come un’esperienza emozionante e anche divertente. Gli ho detto che sarebbe andato a fare una specie di “prova” di come sarebbe stato il kindergarten; un modo per vedere come sono gli insegnanti delle “scuole per big kids“ come le chiama lui le elementari; ho sottolineato il fatto che questi insegnanti purtroppo, avevano una pecca, ossia non parlavano Italiano e che lui avrebbe quindi dovuto avere pazienza e impegnarsi a parlare solo in Inglese con loro. Ecco, non sono proprio bugie; diciamo che ho smussato qua e là  la realtà  e ho fatto un po’ di economia di verità  …insomma, ho presentato come meglio potevo la cosa ad un bambino di 4 anni e mezzo. E pare che abbia funzionato, con lui. Ma non con me.

Matteo è “requisito” dagli insegnanti per 45 minuti buoni e l’unica cosa che posso fare è aspettare nel cortile, giocando con Davidino, origliando gli insegnanti che conferiscono con i genitori dei bimbi che hanno appena concluso l’esame e ovviamente impanicandomi a dovere. Ahhh quanto mi mancava quella sensazione di tensione da esame piacevole come una martellata nei denti! Allungo l’orecchio per valutare il livello dei bimbi attorno a me, in attesa di fare il loro esame: tutti paiono esprimersi in un forbito inglese shakespariano,  comparato al maccheronico italinglish di Matteo.
Ma cosa posso farci ora? Nulla oramai, solo attendere.
In un cortile bagnato dal caldo sole di Luglio, almeno sette rappresentanti di diverse nazionalità  sono li riunite in attesa, in teso silenzio: una mamma armena, una pakistana, un’indiana, una giapponese, una coreana, una cinese e ovviamente un’italiana. Ci si scambia qualche garbato convenevole, ma i nostri sguardi si incrociano spesso: tutte leggiamo la stessa pacata ansia e l’aspettativa, lo stesso amore profondo per i nostri cuccioli che affrontano una delle prime prove della loro carriera scolastica.
Uno sguardo di comprensione, di intesa, di muto supporto…le nazionalità , le lingue e le tradizioni saranno diverse, ma siamo pur sempre mamme.

Poi Matteo esce e correndo mi viene incontro sorridendomi: l’insegnante che lo accompagna mi dice con aria soddisfatta: “He did a great job“. Ecco, ho passato l’esame…cioè, no”Matteo ha passato l’esame! O cielo! Se devo fare tutte “˜ste commedie ogni volta che i miei figli affronteranno una prova, non sopravvivrò nemmeno alla terza elementare!

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Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

15 Commenti

  1. Che angoscia gli esami! E tu hai dovuto iniziare veramente presto!!una curiosità  che prezzi hanno le scuole primarie?quanti alunni hanno per classe?sono più quelle statali o quelle private?

    1. Ciao Francesca! Ora rispondo alle tue domande, pero` mi riferirò alle scuole della California perchè è qui che vivo e non saprei dire cosa accade negli altri stati. Le scuole pubbliche sono gratuite, si chiede solo ai genitori di dare un contributo per affrontare alcune spese durante l’anno e questo perchè con la crisi che è cominciata nel 2008 (o che per lo meno ha raggiunto l’apice in quell’anno) lo Stato della California ha dovuto tagliare molte spese per le scuole pubbliche, compresi gli stipendi agli insegnanti. Ad ogni modo si tratta di un contributo minimo e di solito si è ben contenti di contribuire.
      Le scuole private ovviamente sono un’altra storia: costano e alcune costano anche un botto vergognoso… ma sono private e quindi…
      Quante pubbliche e quante private? Non saprei dirti di preciso, pero` mi ricordo che quando l’anno scorso vivevamo vicino a San Francisco (a sud di Los Angeles ci siamo trasferiti solo lo scorso agosto) mi dicevano che c’erano più scuole pubbliche che private perchè il livello di queste scuole era cosi` alto e il loro nome cosi` prestigioso che la necessità di scuole private non si sentiva. A Nord (ovvero vicino a San Francisco) ci sono molte delle università  migliori della California e degli interi Stati Uniti, quindi il livello di istruzione deve essere alto per forza perchè` gli studenti devono essere al livello delle top universities.
      Qui nel Sud della California non so se le cose sono esattamente cosi, credo che di private ce ne siamo molte molte di più.
      Quanti alunni per classe, chiedi? Beh, mi ricordo un incontro che il preside dell’asilo dove andava Matteo ha organizzato per permettere a noi insegnanti di incontrare la rappresentante delle scuole pubbliche e altri presidi di scuole private. due sono le cose che sono da sottolineare: scuola privata spendi tra i 20000 e 30000 dollari l’anno (ma io parlo di quelle che si erano presentate quella sera all’incontro, poi ci sono molti altri prezzi) e c’è un insegnante ogni 5/7 bambini, il che significa che le classi non hanno più 20 alunni. Le scuole pubbliche non spendi nulla e c’è un insegnante ogni 35 bambini. Nelle scuole pubbliche quindi è richiesto l’aiuto dei genitori che fanno da volontari in varie attività .

      1. Grazie delle informazioni, sono sempre curiosa di sapere come sono organizzate le scuole degli altri paesi. Io porto i miei figli in una scuola ‘parificata’ principalmente per comodità  perchè è davanti casa, scuola che si prende soldi da noi, dallo stato, e in più ci chiede anche qlc piccolo contributo , ma certo non arriva a quelle cifre, ma neppure a quei livelli di preparazione 🙂

  2. mi ricordo ancora all’orale della Maturità  la Bosisio, la prof di Inglese che tu conosci bene… che mi si avvicina e mi dice:” tutto bene Ale? sei tranquillo? che cosa vuoi che ti chieda, dimmi tu, ti prego!?!?” …era più in sbattimento lei di me…le ho detto con un sorriso “Prof improvvisiamo un pò Shakespeare…”
    per fortuna per tutti gli esaminatori del mondo è stato il mio ultimo grande esame orale…quello alla scuola del fumetto in confronto è stata una quisquilia…

  3. che dire ..io l’anno scorso ho dovuto 8 per forza) prendere la pattente…che dire la cagarella in un nanosesondo..è la mia croce da portare ..è la mia reazione alla parola esame ..non vi dico quante volte ( alla teoria ) sono stata in bagno..rpima che il prf mi spingesse nel’aula del interogatorio…
    invece sulle carateristiche del inserimento dei bimbi non lingua madre…non lo so secondo mio parere ..si impara molto più ij fretaa quando non c’e alternativa nel comprendere ciò che ti viene chesto(( lo dico per esperienza propria..ho dovuto imparare l’italiano in fretta mia zia mica mi stava li a spiegarmi tutto )) mio figlio maggiore idem ..parlavo solo italiano e cosi in meno di un anno ..perla meglio di me che sono qui.. da tantissimi anni..non trovo giusto di separare i bambini che non sanno parlare la lingua del paese più avrano delle agevolazioni ( come prof che parlano la loro lingua ) più si tende di non imparare ( forse il mio metodo sembra cattivo e rigido..ma ha avuto dei buoni risultati

    1. Si, so che in Italia si era discusso a proposito di classi speciali per i bambini stranieri ma poi la cosa è stata (forse?) accantonata perchè si era sollevata la questione discriminazione. Ti dirò la motivazione qui è che se in una classe ci sono uno o due bambini che non parlano bene l’inglese, il rischio è che rimangano indietro perchè le insegnanti non rallentano per permettere loro di capire bene ciò che dicono. Almeno questo è la motivazione che forniscono qui. In realtà  nelle classi speciali vanno i bambini che parlano a malapena inglese e che in una classe normale sarebbero veramente a disagio. Matteo non è per nulla fluente in inglese come un bambino madrelingua, pero` capisce quasi tutto e si spiega molto bene, quindi anche se nonè allo stesso livello dei coetanei, sicuramente su di lui funzionerà  quello che dici tu Larissa, ossia che immerso tutta la mattina in un ambiente inglese, diventerà  sempre più bravo. Poi sarò io a casa a dovermi adattare e a parlare inglese con lui più spesso.

      1. Enrica ..pur di passare per una mamma insensibile..io avevo esplicitamente chiesto alle prof di italiano di non dare compiti agevolati per E.. di non fare ecezioni e di non soffermarsi per lui di andare avanti..in meno di un anno ha preso 7 in italiano..si è difficile ..ma ne vale la pena..la cosa più bella che ho sentito è stata proprio il comento della profdi italiano:E è sempre un enorme piacere di interogarti!! sei a un livello molto più alto che i tuoi compagni( si meravigliavano di me che non ero mai sodisfata delle sue conquiste in aprendimento..ma io so che mio figlio può dare di più quindi chiedevo di più..pur vedendo come scrolavano le teste altre madri..nella vita nessuno ti da niente ..quindi o fai tu il possibile di arrivarci .o sei spaciato…
        secondo me in It la polemica lo hanno girata in direzione sbagliata affermando che si tratava di discriminazione ( sono da tantissimi anni in It e a dire la verità  è un popolo molto aperto e acoliente..solo che nei ultimi anni per colpa dei criminali stranierri la tolleranza e ormai molto scarsa e si .ci si imbate a volte nei personaggi abbastanza razisti….ma io dico chi ha più giudizio..lo adopera
        secondo me ..con il passsare dei tempi si tende sempre di più di agevolare la vita dei bambini ..nel senso..che aiutiamoli a crescere..ma mettere tutto su un piato d’argento..non è che aiuta a crescere un giovane siccuro di se stesso e uno che un domani sarà  pronto di affrontare la vita ( che nonè tutta fiori e rose)))

  4. Penso che sia una bella cosa che la scuola si preoccupi di capire se questi piccoli ometti saranno in grado di colloquiare con i loro compagni e seguire le loro stesse lezioni. Proprio come succede per i bambini dislessici anche un piccolo deficit( in questo caso linguistico ) puo’ trasformarsi in una difficoltà  di apprendimento che pregiudica tutti gli anni di studi che seguiranno. Se succedesse in italia subito si parlerebbe di discriminazione nei confronti dei bambini stranieri, quando in realtà  non è così! . Solo chi ha studiato veramente e conosce il sistema di apprendimento dei bambini puo’ capire al 100% quando un bimbo ha necessità  di un percorso formativo diverso, e non dico più semplice o agevolato, dico diverso ma con gli stessi contenuti

    1. C’è da dire che la flessibilità  dei bambini piccoli di imparare la lingua straniera è immensa. Lo vedo con i miei figli quando passano una giornata insieme ad altri bambini e adulti che parlano inglese, la sera fanno quasi fatica a parlare italiano. Quindi il discorso di Larissa non è totalmente sbagliato. Di certo si potrebbe dare ai bambini stranieri una valutazione per comprendere il loro livello: un bambino dell’asilo o prima elementare che parlicchia italiano probabilmente non ha bisogno di classi separate. Un bambino più grande, magari adolescente che arriva ora in Italia invece è una cosa diversa.

      1. .Nella classe di alessandro quest’ anno è arrivato un bimbo Marocchino. A casa gli parlano in arabo e solo per le ore di scuola sente parlare italiano. Ha avuto grandi problemi di inserimento sopratutto tra i compagni che desiderosi di farlo partecipare alla vita della classe cercavano di coinvolgerlo in tutte le attività  possibili ed immaginabili. Lui poveretto, frustrato dalla situazione e dal non riuscire a comunicare, spesso è andato in crisi e alla fine gli hanno dovuto dare un sostegno. Probabilmente c’ è caso e caso e non è possibile fare di tutta l’ erba un fascio. Di certo trovarsi in un paese straniero e non saper spiccicare una parola , per un bambino puo’ essere fonte di disagio.Magari per i più piccoli non accade ma ci penserei un attimo prima di buttare un bimbo nella mischia senza dargli almeno un minimo di sostegno, creargli una sorta di inserimento graduale. Se poi la gente vede discriminazione ovunque si faccia curare!!

      2. Enrica credi mi mi sono confrontata con altri genitori del mio stesso paese..i preadolescenti che arrivano( in media al incirca tra 12 -14 anni ) apprendo subito l’italiano..lo sbaglio è che nella familia d’origine si parla solo lingua madre senza dare peso al fatto che si dovrebbe parlare la lingua del paese di dove ti trovi..una volta imparato..prego..ora io con mio figlio parlo russo o ukraino..lui mi risponde in Italiano..mio marito sostieni che da quando pralo con E le nostre lingue..è pegiorato il mio italiano( se prima mi prendevo i complimenti per mio bolonese doc..ora solo apro la bocca e sento:lei e straniera ? di dov’è?? i bambini sono molto più forti di quanto noi pensiamo che non lo sianno…certo siamo stati cresciuti in modi diversi ..((non per dire che il nostro modo alla Stalin sia migliore.)).ma credo che per fare crescere un bimbo che sia in un futuro un adulto forte psicologicamente ci si debba a volte farsi da parte e lasciarlo a sbagliare a sbatere le ginochia e a rialzarsi da solo..e cosi con il aprendimento della lingua

        1. Sul fatto che i bimbi devono sbagliare mi trovi assolutamente d’accordo! Ovvio che un genitore deve essere presente per proteggerli da grandi disastri, ma tante lezioni si imparano quando la scottatura dello sbaglio la proviamo sulla nostra pelle.

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