Diario Oasi

Sei una mamma che osa mettersi in discussione?

mamma

Being pushed out of your confort zone” significa essere spinti fuori da un ambiente sicuro, un luogo in cui ci sentiamo a nostro agio, spinti fuori dalla bolla di confort che ci siamo costruiti nel corso degli anni, mettersi in discussione.
Nella confort zone conosciamo le regole, le abbiamo scritte noi, e sappiamo come gestire le difficoltà che ci si presentano, selezionando solo quelle che riteniamo meno pericolose.
Non ci mettiamo in discussione, almeno non troppo.
Non spingiamo i nostri limiti oltre il conosciuto, perché non sappiamo come reagiremo.
Non stuzzichiamo gli altri per un confronto che potrebbe metterci in crisi.
Non osiamo.
Non cambiamo.
Alle volte qualche tentativo viene fatto, ma è minimo e a questo segue una rapida ritirata all’interno della bolla. Ci rimbocchiamo le coperte da soli e ci rilassiamo, sapendo che nulla attorno sfuggirà al nostro controllo.
Ma la vita è fatta apposta per prenderci a calci nel didietro con l’intento di scaraventarci fuori dalla nostra confort zone.
Fuori ci sentiamo esposti a giudizi, sfide, condanne altrui ma la cosa che più ci manda in crisi è il disagio profondo che percepiamo nel momento in cui dobbiamo affrontare le nostre stesse paure.
Fuori dalla nostra confort zone scopriamo i nostri lati deboli, le nostre mancanze, le nostre vergogne e non possiamo fare altro che affrontarle o siamo finiti.

La prima volta che ho messo il piede fuori dalla sicurezza della mia bolla è stato quando ho lasciato l’Italia, diventando al contempo mamma in un mondo nuovo e sconosciuto.
L’impatto con l’esterno della mia confort zone è stato abbastanza traumatico. Ritrovarmi depressa, desiderosa di essere tutto tranne che madre, quando avevo passato una vita a desiderare bambini, è stato un pugno nello stomaco, una sconfitta.
Ecco cosa significa “being pushed out of our own confort zone”. Ecco la vergogna, l’incertezza, il disorientamento e la paura.
Gli inglesi dicono anche “Swim or Sink”, nuota o affoga: quando ti ritrovi in difficoltà devi decidere se lottare o arrenderti.

Un lungo percorso mi ha portato a diventare blogger e ho cominciato a parlare di depressione post parto, di quanto può essere faticoso essere madri, dei sentimenti contrastanti che ti confondono e ti feriscono.
Uscire dalla confort zone non è un passo unico, è più una lunga camminata, almeno per me. Dal mio arrivo in Australia, alla depressione post parto, al trasloco negli States e alla ricaduta nella depressione, è un continuo uscire da ogni sacca di certezza che mi ero costituita negli anni passati.

Sentirsi sicuri è una sensazione molto bella, importante e necessaria, ma alle volte scambiamo per sicurezza ciò che invece sono blocchi, ostacoli, muri che ci impediscono di affrontare le nostre paure e migliorarci.
Ora sono una quasi veterana del “Out of my own confort zone” e quello che posso dire è che è una battaglia quotidiana. Non ho più paura anche se ogni volta che il calcio arriva, gettandomi “la’ fuori”, mi sento sprofondare di nuovo sapendo che sono ancora lontana dal aver raggiunto il traguardo.

Le discussioni che proponiamo in questo blog, le tematiche che trattiamo, la schiettezza con cui parliamo (alle volte un po’ brutale) e il fatto che ci mettiamo in gioco ogni volta, esponendoci al giudizio altrui, sono modi che noi dell’Oasi delle Mamme utilizziamo per invitarvi fuori dalla vostra confrot zone.

Ve la sentite di accettare la sfida? Ve la sentite di affrontare le vostre paure e i vostri blocchi, mettendovi in discussione?
A voi la parola mamme.

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Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

4 Commenti

  1. No. Non solo non mi sono sentita buttata fuori dalla mia comfort zone, ma mi sono anche resa conto che quando ero in Italia, a casa, ero fuori da quella zona. Ora mi sento molto più a mio agio qui. Qui non devo essere ciò che non sono solo per curare le apparenze. Qui sono me stessa, finalmente! Il ritorno in italia mi butta nello sconforto totale.

  2. Oh so bene cosa vuol dire “being pushed out of our own confort zone”. Ho 49 anni ma mi sono fiondata fuori dall’azienda dove lavoravo da una vita (che dire: il lavoro mi piaceva) approfittando del treno ristrutturazione e del paracadute mobilità. Me ne sono pentita? No, per niente, era tutto cambiato, non c’era più umanità. Ciò non toglie che momenti di sconforto ne ho passati e a volte ritornano. Un giorno credo di poter fare qualsiasi cosa e altri …ma chi ti credi di essere, dove vuoi andare… Si impara a vivere alla giornata. Adesso sto lavorando tra due mesi chissà, ma con la presunzione di farcela, perché se lavorano certe persone che ho conosciuto ultimamente, io il mio stipendio me lo sono sempre stra-guadagnato. Adesso ne ho la certezza.
    In discussione mi ci sono sempre messa: è utile per crescere, per mettersi alla prova e scoprire risorse che non pensavamo di avere. Oggi è un giorno un po’ cosi Enrica, ma domani mi tornerà il sorriso.

    1. Ne sono certa Alice! Chi ha coraggio di crearsi le occasioni, le sa cogliere e sono certa che stai gia` percorrendo un’ottima strada!

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