Diario Oasi

L’uovo di Pasqua tra i brutti ricordi dell’infanzia

uovo di pasqua

Vuoi il cambio stagione, vuoi il cambio degli armadi in allegato, vuoi il vestitino previsto per l’inno alle colombe, rondini e fiorellini che sbocciano a me la Pasqua mi è sempre stata incastrata tra diaframma e stomaco.

Ero la classica bambina sofferente, fasciata nelle sue bebè in vernice nera, i calzini corti con pizzi e merletti, la gonna a palloncino e i capelli forzatamente pettinati come una copia in miniatura di Greta Garbo, con la riga da una parte che pareva un solco lasciato da un aratro e la frangia spostata tipo riporto tutta a destra (almeno volevo che mi fosse concesso di scegliere dove fare la riga, la volevo a sinistra, ma con mia nonna – improvvisata, indefessa e schiacciasassi coiffer di casa – non si poteva controbattere. Se piazzavo il muso, mi facevo scendere la lacrimuccia da rifiuto servizio parrucchiera casalinga (ne uscivo ogni volta con un aspetto da mezza ritardata mentale) mia madre, abbozzatrice dalla nascita,  attaccava con la nenia “dai-non-fare-arrabbiare-nonnetta-tua, dai-fai-la-brava-che-con-te-nonnetta-è-tanto-buona-e-brava”. In pratica un soggetto da prendere sonoramente per il culo da amici e parenti grazie alla mia nonnetta buona e brava.

E non solo il mio look determinava una ridicolaggine da ricordare in futuro ma anche l’uovo di Pasqua. Sì lui. Il fetente. Nascosto dentro una carta dai colori che dicono tutto e niente, senza fare capire se la sorpresa che conteneva fosse per maschio o femmina, orlato di fiocchi e fiocchetti prometteva ogni volta ricche sorprese, ma proprio nel vero senso della parola.

Un anno ho trovato un camioncino da montare, con l’escavatore, poi è stata la volta di un elicottero che non aveva nemmeno le pale che si incastravano bene e giravano come fossero due ali di plastica ubriache, un  anno dopo ancora tra le due pacche di cioccolato finissimo al latte è sbucato fuori un portachiavi forse rubato a un easy rider truzzo, di quelli che girano con giubbotto di pelle borchiato,  smanicato e tatuaggi anche all’interno delle narici del naso. Era di latta, una patacca dalle dimensioni esagerate che raffigurava una bomba con la miccia accesa, così brutto da pensare di non avere davanti una crescita serena.

Mai una volta che avessi trovato un foulard (come la mia amica), un braccialettino (come la mia amica), un anellino (come la mia amica), un portafogli (come la mia amica. Argh.)

Camilla invece è assolutamente benedetta dai tempi in cui è nata. Ora tutto è prevedibile. Se sei capace di fare una ecografia tridimensionale e vedere un’anteprima fantascientifica del tuo futuro figlio figuriamoci se non riesci a comprare per la tua bambina l’uovo più adatto a lei e evitare conversazioni surreali con il telefono azzurro del tipo:” guardi, le assicuro che le urla disumane che sente sono per il tatuaggio di Hulk Hogan che ha trovato nell’uovo!”

Io ora so che se compro l’uovo con quel dentone di Spongebob stampato sulla confezione sono assolutamente sicura di trovarci dentro quel dentone di Spongebob su un berretto, un portamonete, una t-shirt, non l’escavatore tristanzuolo che deluderebbe anche un maschietto, figuriamoci una femminuccia imbellettata come una bambola da piazzare seduta sul letto.

Ah, ora che ci penso anche mio cugino nel suo uovo aveva trovato un paio d’orecchini, riproduzione fedele dei lampadari catafalco da sala da ballo. Mio zio ha quasi rischiato una tracheotomia per ridere e cercare di non farsi vedere dal figlio.  Non avrebbe avuto il coraggio di metterseli nemmeno Moira Orfei.

Proprio un karma familiare pesante…

 

 

 

 

 

 

 

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Deborah Papisca

L'avvento dell'era dei blog e dei forum forgia la sua fortuna permettendole di realizzare il sogno di una vita: vedersi pubblicare un romanzo. 'Di materno avevo solo il latte' è uscito il 10 maggio 2011 e sembra avere valicato i confini delle sue aspettative oltre ad averla finalmente conclamata scrittrice ufficiale. Continua a leggere

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