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Il significato del tempo per una mamma

tempo

“Non rimandare a domani ciò che puoi benissimo fare dopodomani!” era il mio simpatico motto all’epoca in cui liceale fancazzista avevo il beneficio di avere così tanto tempo da permettermi di trascorrerlo a gingillarmi, dormicchiare, leggere a singhiozzi, ascoltare musica e soprattutto bighellonare in giro con le mie amiche in cerca di riempire i nostri “frenetici momenti di noia”*. (cit. Subsonica)

Ora se solo fossi riuscita a incamerare tutte quelle ore perse per investirle nelle mie giornate attuali di madre…un po’ come quando penso che tutto il caldo torrido dell’estate sarebbe utile riuscire in qualche modo a catturarlo, conservarlo e sfruttarlo durante l’inverno (risparmieremmo soldi fitti in gas che potremmo investire in cause più giuste e magari l’economia potrebbe riprendere il suo normale corso ma questa è un’altra storia, dopotutto non sono abile a parlare di spread e dow jones).

Il tempo è la cosa più preziosa di cui dispongo da quando sono mamma. Ogni singolo minuto segnato dal mio hip hop è fonte di occasione per fare, fare e ancora fare. E se mi fermo è vero che sono perduta. Entrerei in una forma acuta di catalessi che non basterebbero due milioni di principi azzurri e 850.000 fatine per farmi risollevare le palpebre.

A fine giornata ho spesso la sensazione di avere vissuto oltre le 24 ore e di non essere riuscita a realizzare un terzo di ciò che avevo programmato.

La mattina ho già  effettuato gran parte dei compiti quotidiani e le mie regioni neuronali dal profilo patchwork mi permettono di definirmi multitasking non solo materialmente ma anche e soprattutto mentalmente (provate a considerare a quante cose una donna pensa durante il giorno e alla velocità  in cui realizza pensieri che si tramutano in parole e azioni).

E poi mi ritrovo a fare il cambio dei vestiti di mia figlia e accorgermi che il suo grembiule dell’asilo dovrò sistemarlo nello scatolone di “abiti vecchi di Camilla” perché quel tempo che ritengo sempre lo stesso che scandisce i suoi ticchettii dandomi la sensazione di vivere in un incancrenito segmento spazio-temporale, invece scorre veloce e violento come l’acqua di un torrente.

E mi chiedo quanto io riesca a godermelo il tempo.

Anche solo un suo frammento.

Se percepisco il singolo istante come fosse l’infinito.

Se anche io posso permettermi la stessa consapevolezza del Bianconiglio che alla domanda di Alice: “Per quanto tempo è per sempre?”

Lui le risponde: “A volte solo un secondo.”

E se posso toccare con il cuore le parole di una delle poesie più belle di William Blake:

“Vedere un mondo in un granello di sabbia

e un paradiso in un fiore selvatico,

tenere l’infinito nel palmo della mano

e l’eternità  in un’ora.”

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Deborah Papisca

L'avvento dell'era dei blog e dei forum forgia la sua fortuna permettendole di realizzare il sogno di una vita: vedersi pubblicare un romanzo. 'Di materno avevo solo il latte' è uscito il 10 maggio 2011 e sembra avere valicato i confini delle sue aspettative oltre ad averla finalmente conclamata scrittrice ufficiale. Continua a leggere

Un commento

  1. Io mi ricordo quei momenti di assoluta libertà come una chimera. Ora non posso neanche andare in bagno senza che un paio di mani mie bussino alla porta. Però faccio il triplo delle cose che facevo prima e forse è un bene.

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