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Raccontare una favola al giorno d’oggi

favola da raccontare

Non sono adorabili quelle scene da film in cui la mamma se ne sta a fianco del figlio nella fase pre-nanna a raccontare una favola?  Luci soffuse, ambiente chill out, voce soffice e suadente di lei che in 30 secondi liquida la sua creatura con un “e vissero felici e contenti”.

Poi la mamma richiude delicatamente il tomo di 800 pagine (rilegatura sofisticata, copertina iper rigida, fogli in filigrana e contornati d’oro), riponendolo su uno scaffale – fantaordinato – della cameretta.

E il bambino?

Alla chiusura del libro/mattone di fiabe piomba in una catalessi neanche fosse la valletta del mago Silvan. Sì, lo so che si tratta di fiction e che nella realtà  le cose vanno un tantino diversamente ma non immaginavo che la favola che di solito racconto a Camilla (sempre quella, che lei al momento sente il bisogno di uno stile di vita in “loop”) e cioè “L’inverno dei Barbapapà “ (brossura semplice, semplice, pagine 5, righe dieci e figure che le vede distintamente anche Mr Magoo) richiedesse tanto quanto leggere Guerra e Pace di Lev Tolstoj!

Riassunto della storia:

Babbo Natale porta i regali ai Barbabebè. Per Barbazo ne ha in serbo uno speciale: cinque fenicotteri, due tucani e altri ignoti uccelli tropicali. Non consapevole dell’atto indegno dell’avere tolto i volatili dal loro habitat naturale, il barbuto pacioccone in mise Gabibbo lascia il pacco gigante davanti alla casa dei Barbapapà , che una volta scoperto il contenuto si prodigano a disboscare metà  foresta per tenerli al caldo visto che da loro nevica come in Alaska. Che creature intelligenti.

Ma gli uccelli continuano a tremare come foglie e allora, via, che tutta la famiglia si mette a lavorare ai ferri maglioni, sciarpe, stivaletti (?) e cappelli di lana per i poveri pennuti.

E niente. Gli uccelli continuano a tremare e ai Barbapapà  manco per il cavolo viene in mente di riportarli da dove Babbo Natale li ha strappati (che poi va a capire i suoi traffici illeciti sugli animali esotici), almeno non prima di avere provato con:

1)     un impianto di riscaldamento elettrico che si rompe dopo un’ora dalla sua installazione;

2)     sistemazione di pannelli solari sul tetto della barbacasa con relativa sclero di Barbamamma perché “˜sti pannelli sono ingombranti e antiestetici;

3)     e allora togli i pannelli (che Barbamamma ha intimato Barbapapà  di non dargliela più);

4)     e metti una turbina elettrica collegata a delle biciclette che per farla funzionare occorre pedalare come degli assassini;

Solo così i Barbapapà  capiscono che forse è meglio trasformarsi in aeroplani e riaccompagnare a casa  i volatili che da tempo stavano meditando il suicidio non perché fossero in mezzo al freddo e al gelo ma per essere capitati tra le grinfie di una famiglia di informi psicotici.

Se leggessi questa avventura al ralenty al massimo impiegherei 5 minuti. Ma con mia figlia no, figuriamoci, lei ha bisogno di sapere tra una parola e un articolo determinativo:

a)     Se i maglioni fatti dai Barbapapà  per i volatili sono modello dritto o anche rovescio;

b)     Gli alberi tagliati dai Barbapapà  per produrre legna sono stati abbattuti da accette modello canadese e se il tronco è stato colpito con un angolo di circa 60°;

c)     che cos’è (nei dettagli) un impianto elettrico;

d)     quali le cause scatenanti della rottura dell’impianto di cui sopra;

e)     perché il pannello solare si chiama così e come funziona;

f)      come mai bisogna pedalare per azionare la turbina elettrica

Tempo di lettura  (tra vari “non saprei” e rimostranze ambientaliste mie): 58 minuti tondi. Proprio vero che non esistono più le favole di una volta. E per la verità  nemmeno i bambini.

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Deborah Papisca

L'avvento dell'era dei blog e dei forum forgia la sua fortuna permettendole di realizzare il sogno di una vita: vedersi pubblicare un romanzo. 'Di materno avevo solo il latte' è uscito il 10 maggio 2011 e sembra avere valicato i confini delle sue aspettative oltre ad averla finalmente conclamata scrittrice ufficiale. Continua a leggere

10 Commenti

  1. uuuh, che bello! Io farei un figlio solo per potergli leggere le favole! Pensa che ogni tanto leggo anche i libri a mio marito, il quale, per inciso, crolla in 8 minuti netti, resistendo 7 minuti in più del normale solo per farmi piacere.
    A parte questo ricordo ancora le favole dei fratelli Grimm che ci leggeva mia mamma nel lettone ei fascicoli del “Cera una volta” con le cassette da ascoltare ed il caratteristico trillo quando occorreva voltare la pagina.
    Non ricordo se facevamo trilioni di domande anche noi…probabilmente sì, come tutti i bambini, ma seppur stancante, credo sia proprio questo il bello, no? Suscitare interesse e curiosità .
    Ecco, magari, visto l’andazzo, è bene scegliere sempre favole corte…almeno come canovaccio di partenza! 😉

    1. LaEli che cosa mi hai rievocato…è vero che esistevano le cassette con il trillo che avvertiva di voltare pagina…oddio, che ricordo stupendo. Grazie per avermelo riesumato dai meandri della mia memoria!!
      Ecco il bello di scrivere per voi…questa condivisione di pensieri e ricordi che si scatena a ogni post mi danno sempre una carica particolare <3
      un abbraccio fantastica donna 🙂
      Deb

  2. Ma allora voi non avete mai provato le mie favole! Nelle mie favole ci sono personaggi vicini ai bambini, che parlano il loro linguaggio, che si domandano come mai mamme candide mandano bambine con cappucci rossi come un evidenziatore in un bosco dove, lo sanno tutti, ci vive un lupo…….
    Bambini che ascoltano rapiti la “casalinga delle caverne” che apparecchia la tavola di pietra con tuberi, cosce di daino preistorico e petti di pollo primitivo perchè nessuno ha ancora inventato il pane …..
    Bambini che ti chiedono “Mi racconti ancora la storia di Giulio Cesare, quando dice: “Accidenti, questi Galli sono proprio tosti, e io che sognavo di farmeli al forno in due minuti!” ….
    Bambini che rimangono affascinati dalla storia dell’universo e poi di ticono…. “Sai, ti voglio bene, un bene grande come l’universo con tutte le palle che girano…..!” (palle nel senso di pianeti, ovviamente!!)
    Entrate anche voi nel magico mondo delle fiabe su misura, non potrete più uscirne!

  3. perchè? perchè? perchè? tre miliardi di volte per tre figli, conosco l’impianto elettrico di casa meglio io dell’elettricista 😀 ma sono contenta che i bambini di oggi si facciano tutte queste domande, noi eravamo troppo ebeti, e comunque la favola sta già nel fatto che siamo noi a leggere, con un abbraccio e un bacio della buona notte

  4. La vita in loop!! Hahahahahahahahhahahahhah! Anche mia figlia è così! In un viaggio di ritorno in treno mi sono inventata una favola che è un mix di copie varie e che ora da tre…dico tre mesi continua a chiedermi ogni notte e almeno tre/ quattro volte di seguito.
    Ve la scrivo: ( la qualità è pessima e di originale non c’è nulla, ma a mia figlia piace tanto)
    C’era una volta tanto tempo fa una bimba piccolina piccolina che si chiamava FIammetta ( non mi chiedete da dove è uscito sto nome, forse un pasto digerito male!)
    Questa bimba sapeva fare le magie.
    Un giorno andò dai signori grandi ( entità non meglio specificate) e disse loro:” signori grandi, signori grandi io so fare le magie!,”
    Ma questi vedendola risposero:” ma va la! Ma non è possibile sei troppo piccolina…”
    Allora FIammetta, arrabbiata, se ne andò.
    Cammina cammina arrivò in un bosco ed incontrò un nanetto che le chiese:” perché sei arrabbiata bella bambina?”
    “Io so fare le magie ma i signori grandi non mi credono!” Rispose FIammetta.
    Allora il nanetto la guardo negli occhi e FIammetta crebbe crebbe crebbe crebbe fino a che diventò alta alta.
    Tornò dai signori grandi e disse:” signori signori io sono Fiammona e so fare le magie!”
    “Ale’ evviva, che bello ” risposero i signori grandi ” cosa sai fare?”
    ” so aggiustare le cose.” Rispose FIammetta tutta felice
    “A me si è rotta la lavatrice” disse uno ” a me la lavapiatti” disse un altro, ” a me la sedia”
    Allora FIammetta fece cicheciciochecicicheciciu e aggiustòla lavapiatti, la lavatrice e la sedia.
    ” brava, brava Fiammona brava!”
    ” ma io non sono Fiammona , io sono FIammetta!!!!” E rimpicciolii rimpicciolii rimpicciolii sino a tornare ad essere la piccola FIammetta.
    ” vedete io sono piccolina ma so fare lo stesso grandi cose!”
    E vissero tutti felici e contenti…

    Se ve lo state chiedendo, ve lo dico io, no, non mi drogo!!!.,

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