Alimentazione

Le due vie dell’allattamento

Laura Gozzi Photography

In questo articolo, cara mamma e futura mamma, trovi due diversi punti di vista, due diverse esperienze: una mamma è a favore dell’allattamento al seno e una mamma del latte artificiale. Non esiste una via sbagliata e una giusta, esiste solo una via, quella di una mamma che si prende cura nel modo migliore del suo bambino e di sé stessa.

 

Barbara racconta

Quindici anni fa ho allattato mia figlia Carolina, la mia primogenita, con tanto impegno, molta convinzione ma fin troppe difficoltà .
Durante la gravidanza mi ero letta tutto quello che mi era stato possibile trovare sull’argomento “allattamento naturale” e mi ero persuasa che non ci potesse essere nessun altra strada se non quella di allattare personalmente mia figlia per tutto il tempo che fossi riuscita a farlo.
Poi venne il gran giorno della nascita di Carolina, e per la cronaca era il 19 maggio 1996: senza neanche chiedermi come mi sentissi, appena uscita dalla sala parto dopo un travaglio durato 12 ore, la bambina mi venne portata perché l’attaccassi al seno; ero ancora stordita, con una borsa del ghiaccio che leniva le parti doloranti e un’infermiera, senza alcuna spiegazione, mi ordinò di mettermi al lavoro e se ne andò. Rimasi sotto lo sguardo orgoglioso dei nonni tutti, riuniti attorno al mio capezzale, vagamente intimidita; il loro sguardo fiero non lasciava spazio a nessun dubbio: io stavo facendo il mio dovere di madre. Come qualunque recluta che si rispetti, come un’apprendista appena assunto, non ebbi neppure il coraggio di chiedere spiegazioni sulla consegna, mi misi subito ad allattare e basta!
Cercai di fare mente locale su tutto quello che avevo letto sui sacri testi di puericultura ma non riuscii a trovare un nesso con la realtà  che avevo sotto gli occhi ovvero il mio seno e la mia bambina; mi consolava solo la certezza che essendo l’allattamento la cosa più naturale del mondo, le cose avrebbero preso la piega giusta assolutamente da sole. Almeno così speravo, ma non andò esattamente così.
Senza nessuna indicazione precisa da parte delle ostetriche, la montata lattea dei primi giorni, fu seguita da un fastidioso ingorgo, il quale poi fu seguito dalle ragadi, e l’allattamento a richiesta che scambiai con la tetta liberamente offerta a ogni vagito, finirono ben presto per stordirmi e quel che è peggio, legarmi mani e piedi a mia figlia, senza possibilità  di fuga.
Carolina aveva deciso di passare le sue giornate e le nottate, in due sole attività : frignare oppure succhiare distrattamente la mia tetta. Trascorrevo il tempo in pigiama notte e giorno con la bambina addosso: ecco cosa furono i miei primi sei mesi di maternità .
Ma se quei giorni e quelle settimane furono faticosi per me, probabilmente furono anche poco soddisfacenti per Carolina che, nonostante succhiasse quasi di continuo senza soluzione di continuità , rimase per i primi mesi di vita nei percentili più bassi delle curve di crescita.
Poi vennero le pappe, e poi i primi biberon, e un miracolo accadde: lentamente ma inesorabilmente riuscii a staccare Carolina dal mio corpo grazie a qualche surrogato (un biberon) e al fatto che con le pappe la mia presenza non risultasse più indispensabile.Iniziavo a vedere la luce.

Esattamente sette anni dopo Carolina, il 14 maggio 2003, arrivò la mia secondogenita Bianca. Con il suo arrivo ero decisissima a non  ripetere i medesimi errori, e approntai un piano diabolico che tenni a tutti segreto : allattamento materno temporizzato,  mi imposi cioè il limite massimo di tre mesi di allattamento al seno.
Dopo tre mesi di pigiama 24 ore al giorno, una bella mattina passai letteralmente dalla tetta al biberon, con somma soddisfazione di entrambe a quel che ricordo. Esattamente come Carolina, anche Bianca quando abbandonò la tetta, ebbe un’impennata nelle curve di crescita; dal canto mio senza una bimba appesa al collo notte e giorno, dopo quei primi tre mesi di stordimento, anch’io finalmente rinacqui come madre e come persona.
Con Bianca si concluse definitivamente la mia esperienza di allattamento naturale; risulterà  del tutto evidente che non ricordo con nostalgia quella fase della mia vita. Col senno di poi, con un po’ più di maturità   e con la consapevolezza che adesso, nel 2012  magari anche in Rete si può trovare qualche spunto o comunque avere modo di confrontarsi con altre mamme sui problemi dell’allattamento, è evidente  che commisi degli errori; diciamo che senza nessuna indicazione, le mie due esperienze di allattamento materno, non andarono spontaneamente per il verso giusto.

Sette anni dopo la nascita di Bianca, il 20 giugno 2010, un avvenimento imprevisto, uno tsunami travolse la mia vita: a 42 anni suonati, un po’ per incoscienza, un po’ per narcisismo decisi di regalarmi un’ultima maternità  che si rivelò gemellare! Quando seppi che erano gemelle optai per una scelta del tutto prudenziale, viste le due esperienze precedenti: decisi che non avrei neanche provato ad allattare le mie bambine. Quando nacquero, Ginevra e Vittoria  erano due bimbe premature e sottopeso; con il latte artificiale in poche settimane raggiunsero le curve di crescita medie, per poi superarle e  viaggiare  sui percentili più alti per tutto il primo anno di vita. Potendo delegare la poppata notturna a un padre premuroso, a un mese dalla loro nascita riuscii a tornare al lavoro così come la situazione in ufficio m’imponeva, mio malgrado; il fatto che fossero allattate artificialmente costituì un vantaggio perché se ci furono problemi emotivi  per quel prematuro distacco dalla mamma, sicuramente non ce ne  furono di carattere pratico per la loro alimentazione.
Alla luce delle mie tre storie di allattamento, mi sento di poter affermare che la scelta di orientarmi senza indugio verso  il latte artificiale per Ginevra e Vittoria, stante la loro situazione particolare, fu saggia; sarò sincera fino in fondo dicendo che non mi passò neanche per la testa di correre  il rischio di far scontare a due bimbe sottopeso, eventuali errori di allattamento; inoltre il biberon, e il fatto di non essere l’unica depositaria dell’alimentazione delle bambine, mi permisero di affrontare i primi e difficili mesi di maternità  gemellare ( che non sono affatto uno scherzo), in maniera tale da non esserne travolta.

Spero di non scandalizzare nessuno dicendo che se io potessi, attaccherei un adesivo sulla mia automobile ( monovolume familiare of course),  con scritto: Latte artificiale? Si grazie.

 

Enrica racconta

Ho allattato al seno entrambi i miei bambini per molti mesi ciascuno e se dicessi che ho amato ogni momento di questi mesi di allattamento, mentirei”
Ci sono stati momenti, soprattutto durante la notte, in cui ho invidiato le mamme che avevano scelto la strada del latte artificiale e nei momenti di profonda stanchezza ho pensato di mollare tutto e smettere il seno anche io. Ma non l’ho fatto.
Le ragioni della mia scelta sono varie: prima di tutto ho voluto dare ai miei figli la stessa disponibilità  di un alimento che ritengo sinceramente essere il più indicato. Inoltre non posso negare che questo atto ha significato per me instaurare un legame bellissimo con loro, un momento solo per noi di reciproca conoscenza. Tutto bello, tutto giusto…ma non tutto. Ho anche testardamente proseguito nell’allattamento al seno per non sentirmi in colpa: sono “nata e cresciuta” come mamma in Australia, dove “Breast is Best” (il seno è meglio) è un comandamento fondamentale, imprescindibile quasi e il rinunciarvi mette ansia in molte mamme.
Ti sentiresti la mosca bianca, la pecora nera e tutta una serie cromatica infinita di altri animali…saresti considerata diversa, forse quasi una mamma meno qualificata, meno…mamma. Uso il condizionale perché nessuno verrebbe a dirti che sei una mamma degenere se non allatti al seno, ma di certo percepiresti un certo grado di giudizio contro di te, sguardi perplessi,  insomma, ti sentiresti in colpa…mi sarei sentita in colpa.
Cosa penso quindi dell’allattamento al seno? Che è una cosa straordinariamente importante e bellissima, ma anche faticosa e per nulla scontata. Ma più di tutto questo ritengo che non sia questo che fa di una mamma, una buona mamma.
Nella mia esperienza mi sono trovata di fronte a due mondi contrapposti, a due “estremismi”: mamme mal consigliate che hanno rinunciato senza reali motivi di allattare al seno e dall’altro lato mamme “spinte” sulla via della tetta senza nessuna possibilità  di appello.
Il BUON SENSO è la via che dovrebbe essere seguita. Se una mamma è ben informata su i pro e i contro di entrambe le tecniche, se può contare su un buon supporto pratico e consigli chiari da seguire, allora deve essere assolutamente libera di scegliere come nutrire il suo bambino senza doversi sentire schiacciata da giudizi negativi verso le proprie scelte.
Dunque, se tornassi indietro rifarei tutto di nuovo, certa che la mia decisione sia stata quella giusta per me e i miei bambini. Libera di scegliere perché debitamente informata e supportata da figure professionali preparate, ho scelto l’allattamento al seno e ne sono felice.

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Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

9 Commenti

  1. Giovanni ènato nel 2009, ho iniziato l’allattamento con tanti problemi per poi scoprire dopo dieci giorni che non era cresciuto nemmeno di un grammo!! Quindi allattamento misto e dopo un mese e mezzo solo latte artificiale… Vittoria è nata nel 2011, era un pò piccola quindi ho saltato a piè pari il seno e sono passata al latte artificiale… Allattare non è da tutte, per me non era un piacere. Dare il biberon non mi ha affatto allontanata dai miei bambini, li ho ugualmente stretti a me, li ho cullati, mi sono comunque alzata nel mezzo della notte con l’aggiunta di preparare il biberon e poi lavare e sterilizzare, ho girato con thermos e polverine magiche calcolando i pasti, la presenza di microonde o bar per scaldare l’acqua… eppure i miei bambini stanno crescendo e io in tutta onestà  sono una mamma serena.
    Grazie

    1. Grazie Tiziana per il tuo intervento. Mi dai l’occasione per sottolineare una cosa, ossia non ha importanza come si nutre il proprio bambino, se al seno o al biberon. Lungi da me ritenere una mamma che allatta al seno migliore di una che allatta artificialmente. La questione è perchè si scegli di non usufruire del seno.
      Se tu avessi avuto aiuto, supporto, giuste e chiare informazioni all’inizio della tua “carriera” di mamma, avresti comunque rinunciato al seno? Se ti avessero detto “Ora ti spieghiamo come risolvere questo problema che ti impedisce di allattare naturalmente”, tu come avresti risposto?

      1. Francamente devo dire che sia in ospedale che poi al consultorio ho trovato persone brave, gentili, competenti e capaci, che mi hanno aiutato nei primi giorni dell’allattamento. Il fatto di non avere molto latte, di dover usare il tiralatte, di dover fare impacchi di acqua calda, di dover usare il “paracapezzolo” e tante altre piccole cose non mi hanno permesso di allattare naturalmente e con piacere. Credo sia stato un mio disagio personale, una sorta di imbarazzo. Il fatto è che, oltre agli impicci pratici, mi sentivo molto più serena a dare il biberon, il mio corpo era di nuovo normale, mi piacevo di più. Non ditemi che sono stata egoista, i miei bambini li ho aspettati tanto, li ho sentiti crescere dentro di me, la gravidanza è stata bellissima lo rifarei mille volte. Ma sceglierei sempre il latte artificiale per stare bene con me stessa e quindi godermi nel modo migliore i bambini.
        Questa è la mia personale esperienza, senza pretese di sorta! Grazie!
        Tiziana

        1. Non sei stata assolutamente egoista, anzi! Hai compreso cosa faceva stare bene te e cosa ti faceva mantenere un giusto equilibrio fisico e mentale e questo è fondamentale da parte di una mamma… lo diciamo sempre noi qui all’Oasi: figli felici di una mamma felice!
          Brava Tiziana!!

  2. In linea teorica non sono mai stata una fanatica dell’allattamento al seno, se non per l’universale convinzione che sia l’alimento migliore per il bambino nei primi mesi di vita. Non sono riuscita ad allattare al seno mio figlio Giacomo, non chiedetemi perchè, posso solo dirvi che ‘non si attaccava’ si dimostrava pigro nell’attività  di suzione anzi, se ne fregava proprio, addormentandosi dopo 5 minuti mentre io tentavo di svegliarlo dandogli tiratine d’orecchie e buffetti sulle guance. La poppata poteva durare fino a 1 ora e mezzo senza grandi risultati in termini di aumento ponderale e manco a dirlo, sono entrata nel tunnel della doppia pesata. Il mio cruccio non era del tipo affetivo-sentimentale (ho il sospetto che non avrei apprezzato in modo particolare avere un famelico esserino attaccato alla tetta e intervalli di 3/4 ore per mesi e msei) ma alimentare. Per fortuna avevo molto latte e ho noleggiato in farmacia un tiralatte. Per 4/5 mesi G si è nutrito esclusivamente del mio latte che gli somministravo in biberon, senza particolari controindicazioni, ovviamente lo svezzamento è stato precoce: a 5/6 mesi prime pappine e un paio di biberon al giorno di latte artificiale. Devo dire che la soluzione mi è sembrata un buon compromesso,non esente da vantaggi: turni tra me e mio marito per le poppate il che mi ha consentito, da subito, di dormire almeno 5/6 ore filate ogni notte, e non è poco; relativa indipendenza anche di giorno, visto che potevo mollare il pargoletto alle nonne, purchè corredato di biberon con latte materno. Svantaggio: il tiralatte non è come la suzione ma una vera e propria mungitura, quindi: bye bye tettine.

  3. Ciao a tutte, Ludovico e’ nato venti giorni fa, mi ero ripromessa di riuscire questa volta (e’ il mio secondo bimbo) ad allattarlo . Diciamo che male non va, però alla sera un bibe da 60 se lo beve tranquillamente. Il problema e’ questo, avendo una bimba di 4 anni da andare a prendere a scuola portare a danza, piscina, giardini ecc non posso essere sempre con la tetta al vento. Purtroppo mentre sono lì pronta per uscire di casa ecco che il principino attacca a piangere e che sia. Fame o altro solo la tetta lo calma; poi magari siamo a passeggio e di nuovo dovrei attaccarlo, ok mi fermo e tiro fuori la tetta, però non è vita, lo so sono solo 20 giorni e già  mi lamento però non sono tranquilla quando esco, magari si fa un pisolo di 2 ore, magari ogni 10 minuti piange!che fare? Pensavo di usare il tiralatte. Osi da potergli dare comunque il mio…. Io adoro allattarlo, mi piace quando è attaccato e probabilmente se potessi stare a casa tutto il giorno starei volentieri con le tetta al vento ma così non è, tra L’ altro tra 15 giorni devo tornare al lavoro ( sono in proprio).

    1. Lo hai detto cara Lady, sono solo 20 gg di vita e in un periodo cosi` breve i neonati non sono ancora regolari (tranne casi rari). I primi due/tre mesi sono di assestamento e la routine non sembra cosa facile da trovare.
      La cosa importante è che il tuo essere madre di due bimbi ti dia serenità e la dia ai tuoi figli: se riesci a trovare il modo di aspettare a smettere con il seno per vedere se con il tempo i ritmi di tutti e voi tre si assestano, allora bene. Se proprio vedi che stai andando in crisi e che non riesci a gestire nulla, non penso che tu ti debba sentire in colpa a lasciare il seno per il biberon.Di sicuro tirarsi il latte semplificherebbe le cose .
      Nei tuoi panni, e ci sono passata avendo anche io due bimbi con tre anni di differenza, ti consiglierei di aspettare un po’ e proseguire con il seno, se non puoi dare il seno all’istante per calmarlo perchè stai guidando o stai parcheggiando la macchina o per qualunque altro motivo, non fa niente, nessun bambino è morto di pianto per aver aspettato il latte per qualche minuto 🙂
      Cerca anche di capire quando piange per essere coccolato e quando ha fame: è vero che non è nulla di grave nel dare il seno ogni volta ma se vedi che per te questo atteggiamento crea problemi, cerca di capire quando ha fame in modo da trovare altri metodi per coccolarlo quando invece non ha bisogno di mangiare 🙂

  4. Grazie Enrica, mollare no, almeno non ora. Capire il pianto…anche se è’ il secondo ancora non lo capisco purtroppo. Pensavo di tirarlo proprio per usarlo in quelle situazioni in cui non è possibile / non mi sento a mio agio e magari aiutando osi la produzione di latte. Provare non costa nulla, affitto il tiralatte e provo. Posso andare per tentativi e vedere cosa fa per me e cosa no, ma soprattutto la mia serenità , come hai detto anche tu.

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