Educare

Io, Matteo e l’inzio del Kindergarten

Il 5 Settembre Matteo è ufficialmente diventato un Kinder, non quello Bueno al cioccolato, ma uno studente di Kindergarten, classe di passaggio dall’asilo alla primary school, un anno di transizione da una vita fatta di quasi gioco esclusivo, ad una fatta principalmente di studio.

Non sto a soffermarmi sulle emozioni del “primo giorno” perché è materia che ogni famiglia con bambini in età  scolare conosce piuttosto bene.

Invece vorrei raccontarvi, dopo una settimana di Kindergarten, quali sono le impressioni di Matteo, quali sono gli obbiettivi della scuola, i metodi e ovviamente i compiti affibbiati alle mamme.

 

 

 

 

 

 

 

Innanzitutto Matteo trova la scuola estremamente “Boring“ (noiosa). “Sono veramente disappointed (deluso) mamma! Non ci sono giochi in quella classe! Non ci portano fuori in giardino dove c’è il parco giochi!! Ma che posto è?? E poi ci fanno fare sempre le same cose, letters, letters, reading, numbers, numbersso boring  mom!“

 

Però Mrs Wilson e Mrs Estrada, le maestre di questo primo anno, sono “very pretty“ a detta di Matteo, e il primo giorno di scuola “mi hanno dato i cracker a forma di pesciolini…sai mamma, penso che forse ci torno anche domani a questa scuola!”…per fortuna che gli hanno dato i pesciolini cracker sennò mi ritrovavo con un ribelle di 5 anni, runaway from school!

 

Matteo, le maestre Mrs Wilson e Mrs Estrada, i compagni e... trova l'intruso!

E le mie impressioni? Una strana sensazione di dejà  vù combinato dai ricordi sfumati del mio primo giorno di scuola, con le immagini di decine di film americani ambientati in classi scolastiche, con la bandiera americana onnipresente.

Cosa attenderà  Matteo durante questo anno?

Beh, più o meno quello che capiterà  a tutti i bambini di prima elementare in italia: ai kinder si insegna a leggere, scrivere e far di conto. Si da un prima infarinatura di scienze, basandola su osservazioni della natura circostante, di musica, di arte e fin qui diciamo che le cose assomigliano molto a ciò che accade in Italia.
E poi ci sono i cosiddetti “Social Studies“, che comprendono lo studio dei rapporti e delle relazioni nella famiglia, tra amici, tra cittadini di una città  e di una nazione.

Questo punto mi ha molto colpito: ho un vago ricordo che ad un certo punto (forse in 5 elementare o in prima media) avevamo acquistato il libro di Educazione Civica, che altro non era che la Costituzione Italiana.  Non penso abbiamo mai avuto tempo di aprire quel libercolo…peccato. Tu ricordi di aver mai studiato queste “Scienze sociali” quando eri  scuola?

Forse noi queste cose le diamo per scontate, delegando alla famiglia il compito di formare il bambino come individuo che entrerà  a far parte di una società , mentre alla scuola è lasciato il compito di fornire nozioni e informazioni su tutte le altre materie, diciamo, più tecniche.

 

Quasi ogni giorno noi genitori riceviamo email da parte della scuola e delle insegnanti che spediscono calendari, avvisi, benvenuti e incoraggiamenti a partecipare attivamente alla vita scolastica attivamente, offrendo tempo, soldi, collaborazione, abilità  personali…volontariato, insomma.

Tra gli avvisi spediti dalle insegnanti di Matteo, due mi hanno particolarmente interessato: il calendario e le istruzioni per il “Super Star“ e quello per il “Weekly Sharing“.

Super Star“ è qualcosa che in realtà ` Matteo faceva anche l’anno scorso all’asilo: una giorno a settimana, un bambino alla volta, è la Super Star della classe. Nei giorni precedenti al giorno designato per il “Super Star”, lo studente, aiutato dai genitori, prepara un cartellone con alcune sue foto che ritraggono momenti importanti della sua vita…5 anni di pietre miliari condensati su un cartellone 40×60!

 

Il “Weekly Sharing“ è un altro appuntamento a cui gli insegnanti tengono in particolar modo: “sharing“ significa condividere e ogni genitore sa come sia complesso per un bambino condividere i propri giochi (magari l’affetto dei genitori, alla nascita di un fratellino) con gli amici nel momento in cui imparano il concetto di proprietà …concetto che imparano quasi prima del proprio nome!
Durante la giornata di Sharing, alcuni bambini mostreranno alla classe l’oggetto scelto da loro (che deve rispondere a requisiti forniti dalle insegnanti che cambiano di volta in volta…tipo la prossima settimana l’oggetto dovrà  essere rosso e la settimana successiva dovrà  iniziare con la lettera A).

Non solo l’oggetto dovrà  essere mostrato ai compagni, ma dovrà  essere presentato e la presentazione dovrà  essere articolata più o meno così:

“Ragazzi e ragazze, oggi vorrei condividere con voi””

“Ho portato questo”. Perché””

“àˆ fatto …(almeno due caratteristiche)”

E infine lo studente potrà  chiamare un compagno per farsi fare una domanda a cui dovrà  rispondere.

 

Entrambe queste esperienze sono state ideate per formare le capacità  di comunicazione in pubblico dei bambini, per insegnare loro come presentarsi agli altri e dalla parte opposta, i bambini che ascoltano, dovranno rispettare delle regole base, come ascoltare in silenzio, stare seduti composti, occhi sul compagno che parla, non interromperlo, alzare la mano, fare domande appropriate e non disturbare.

 

Trovo tutto questo molto stimolante e credo che se fosse stato fatto nella mia classe ai miei tempi, forse avrei imparato ad approcciarmi agli altri in maniera piu’ costruttiva, piuttosto che passare anni e anni a cercare di mimetizzarmi alla carta da parati sui muri, bisbigliando per non farmi sentire tanto la vergogna di mostrarmi in pubblico era patologica!

 

Articoli correlati

Etichette
Vedi altro

Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

5 Commenti

  1. Come non darti ragione; ho pochi ricordi delle mie scuole elementari ma uno mi è rimasto fortemente dentro, ed è la famosa Educazione Civica: ricordo di averne compreso il significato solo alle superiori, fino ad allora non avevo capito perchè dovevamo aprire quel libro che aveva la copertina arancione, non ne capivo i contenuti e non capivo cosa diceva la maestra. Quello che la scuola fa o non fa, le carenze (a parte quelle materiali) le ho capite solo ora che sono mamma e che i miei figli vanno a scuola. Quando c’ero io non vedevo l’ora che finisse e basta.

    buona giornata
    Eli

  2. Molto interessante e fonte di importanti riflessioni.
    Quest’anno con l’associazione sportiva Escudo (www.escudovolley.it) abbiamo organizzato sette settimane di Campus estivo rivolgendoci a bambini dai 5 ai 12 anni. Tra i diversi giochi e attività , tutte pensate e realizzate in riva al mare da quattro anni, ogni giorno prima di salutare i bambini, proponiamo il cerchio della condivisione un momento dove stimoliamo tutti i presenti ad esprimersi e soprattutto all’ascolto dei propri compagni che raccontano cosa e’ piaciuto di più e chiariscono eventuali diverbi con i compagni di squadra.
    E’ un momento magico che, dopo qualche resistenza iniziale, qualche pensiero puramente di circostanza, con l’andare dei giorni e con l’approfondirsi dei rapporti fa emergere una buona capacita espressiva, di critica, di comunicazione e di relazione cosi sincera e profonda che e’ la vera e propria ricompensa per lo Staff.
    Mi rendo sempre più conto che c’è una carente capacità , o forse per meglio dire “allenamento” all’ascolto ma e’ nostro obiettivo far si che sia i più piccoli che i più grandi si allenino in quelle che sono le regole civiche che comunichiamo come rispetto di se, degli altri, delle cose e dell’ambiente, aspetti necessari per far emergere “il Campione” interiore che ogni bimbo può allenare e far crescere al pari della capacità  di palleggiare, nuotare, fare goal o superate un limite mai raggiunto prima.

    Anche se potremo fare poco, rispetto a quanto possono fare la famiglia e la scuola, continueremo a spargere questi semi.
    L’estate prossima proporrò la giornata “Super Star” significativa e di ineguagliabile efficacia.

    Grazie per quanto pubblichi.
    Francesco

    1. Bravo Francesco e grazie a te per il commento! Il mio intento era proprio di lanciare la proposta di importare anche questo nelle nostre scuole! Tienici aggiornate!

  3. ahhh la cosa mi provoca molta ilarità …mi cappotto dalla sedia pensando che in Italia ci sono insegnanti che pensano che un bambino sotto i 6 anni non possa assolutamente imparare a scrivere, leggere, fare di conto, pena possibili gravi ritardi e difficoltà  nell’ apprendimento .( sentito con le mie orecchie)
    Nella riunione pre Elementari ( che non scordero mai) si sono raccomandate di non insegnare nula ai bambini per non complicare il loro lavoro……( mi verrebbe da scrivere una parolaccia )
    Ho pensato a come si sarebbe sentito Alessandro che a 5 anni già  scriveva le prime cose e leggeva i cartelli e le insegne per la strada!! ( povero l’ amore mio)
    ho pensato a quegli studi che hanno dimostrato che il cervello di un bambino dai 3 anni in sù è così elastico e ricettivo che potrebbe anche imparare due lingue contemporaneamente mentre mio figlio che va in 5a elementare conosce 1/100 della sua lingua straniera in compenso fa 2 ore di religione a settimana !!
    E ora penso cara Enrica che hai fatto bene uscire da questa trappola infernale chiamata Italia sopratutto per Matteo e davidino!!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to top button

Rilevato Adblock

Disabilitando Adblock ci aiuti a mantenere in piedi il nostro progetto. Grazie!
X