Educare

Il pregiudizio visto con gli occhi dei bambini

Per affrontare argomenti importanti e complessi con i figli spesso non c’è bisogno di straordinari metodi educativi, né tanto meno di altisonanti lauree in pedagogia.
Capita a volte che, nonostante si programmi di fare “certi discorsi” in momenti opportuni, attendendo l’allineamento degli astri, l’occasione per parlare con i propri bambini arrivi inaspettatamente, tipo quando tu prepari il risotto mentre loro guardano il film di Guerre Stellari.
Ed è così che con Matteo abbiamo affrontato la questione del pregiudizio.

«Mamma, ma gli alieni che sono con Luke Skywalker sono molto strani, non belli…» riferendosi alla famosa scena del bar sul pianeta Tatoonie, nella città di Anchorhead «sono brutte e cattive! Non sono come noi, noi siamo belli e bravi!»
«Si è vero, sono brutti» mi chiedo se Matteo la penserebbe così anche dopo aver visto Wanna Marchi «ma ci sono altri alieni che sono più carini…tipo gli Ewoks! Quelli sono teneri, vero?»
«Si è vero, loro sono carini».
«E cosa ne pensi di Chewbacca? Com’è lui?»
«Oh…Chewbacca è cool, super cool!»
«E dimmi, secondo te il comandante della Morte Nera è una brava persona?» (non Darth Vader, lui è cool anche a prescindere!)
«Oh No!! Lui è proprio brutto e cattivo!»
«Però lui assomiglia più a Luke Skywalker rispetto a Chewbacca. Assomiglia più a noi, vero?»

Matteo ci pensa su un attimo.

«Si, è vero…è come noi…ma è cattivo.» il dubbio e l’incertezza fanno breccia nella sua voce.
«Infatti. Alcuni personaggi hanno una faccia strana e altri ce l’hanno come noi, ma questo non significa che chi ha la faccia strana è cattivo per forza e chi ce l’ha come noi è buono per forza, vero?»

Rotelline in azione.

«Ma io non sono cattivo…».
«No, amore, tu non sei cattivo e nemmeno Luke Skywalker lo è. Così come non lo sono alcuni degli alieni, quelli diversi da noi. Essere buoni o cattivi non dipende dalla faccia che uno ha, dal colore della sua pelle o dalla lingua che parla, ha senso quello che dico?»
«Si, fa senso».

Dopo un po’: «Mamma, però gli alieni sono diversi da noi, sono proprio strani».
«Si, è vero, vengono da altri pianeti e sui loro pianeti, loro sono quelli “uguali” e se Luke Skywalker o tu, andaste la, sareste voi ad essere i diversi.»

Di nuovo rotelline in azione.

«Davvero sarei io il diverso? »
«Si, amore»
«Ma loro mi tratterebbero male perché sono diverso?»
«Se sei bravo, non vedo perché dovrebbero. Al massimo, quando ti vedono, che hai solo due braccia e due gambe, possono pensare che sei strano e brutto perché sei diverso da loro e loro sono abituati a vedere solo se stessi.»
«Ma non sarebbe giusto!»
«No, infatti, si chiama pregiudizio, una parola un po’ complessa ma significa proprio questo: pensare male di una persona solo per come si presenta e non per quello che è; pensare male di qualcuno che non si conosce.»
«Non mi piace il pergiustizio
No, manco a me il pergiustizio va proprio a genio. E nemmeno il pregiudizio.
«Tu e i tuoi compagni a scuola siete tutti uguali uguali?»
«No, alcuni hanno i capelli gialli, altri gli occhi stretti e altri hanno la pelle marrone come il cioccolato…siamo diversi. »
«E ti diverti a giocare con loro anche se sono diversi da te?»
«Oh si…non c’entra essere diversi quando si gioca!»

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Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

7 Commenti

  1. Mamma mia Enrica! Che articolo ispirato, anzi che discussione ispirata da cui è nato l’articolo!
    Bravissima!!!
    Eh sì….grandi genitori!!!!! Però anche Matteo eh? ha un bel cervellino fino fino!!! 😉

  2. Ciao Enrica, che carino tuo figlio 🙂 posso suggerire a te e ai tuoi lettori un libro sullo stesso tema ma per bimbi più piccini (tipo la mia che deve fare 3 anni) si chiama “dieci dita alle mani e dieci dita ai piedini” perché alla fine tutti siamo diversi ma alla stessa maniera uguali… ne parlerò presto nel mio blog neonato tra un vestito e l’altro se ti va di passare ti aspetto 😉

    Elisa
    http://www.ninakina.com

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