Casa Oasi

Il Tempo dell’Ordine

Laura Gozzi Photography

Il tempo dell’ordine suona tanto titolo di qualche filmone americano su qualche squadra speciale di giustizieri della notte. Banalmente invece si tratta dell’ordine di casa e in particolar modo dei giocattoli e dei libri dei nanetti.

A pensarci bene una casa invasa da giocattoli e ostaggio del caos totale richiederebbe l’intervento di qualche task force specializzata nella vaporizzazione di macchinine, trenini, bambole…

L’ordine è un concetto piuttosto relativo, passibile di svariate interpretazioni. Nella fattispecie, l’ordine per l’ingegner Brambilla è quello stato di rispetto per l’ambiente in cui si vive e per le persone con cui si convive, più semplicemente: ogni oggetto ha un suo posto e se il posto non si trova l’oggetto probabilmente è un surplus.

Per me l’ordine è quello stato metafisico in cui gli oggetti di casa sono dotati di vita propria per cui il posto dove vengono messi un giorno, non corrisponde esattamente con quello in cui li ritrovi il giorno dopo. Vivo una realtà  in divenire. OK, alle volte è una realtà  che arriva ai confini di sé stessa.

Per me una bella pigna di libri, fogli, documenti e altro materiale cartaceo significa mantenere il caos sotto controllo, per l’ingegner Brambilla, invece, il mescolare oggetti di differente natura, accumulandoli in torri pericolanti, è sempre stato difficile da concepire come “ordine”.

L’arrivo di Matteo e Davide ha però inesorabilmente aumentato l’entropia della casa portandola spesso a livelli da cataclisma.

Intendiamoci, io AMO l’ordine è che lui NON ama me e quindi mi rifugge. Però crescere dei bambini che non sanno cosa significhi mettere in ordine i propri giochi una volta che si è finito di usarli può risultare pericoloso poi, chi le vuole sentire le future nuore che mi biasimano per non aver insegnato le basi della buona educazione ai miei figli?!

Eccomi quindi a vivere quotidianamente la sfida del negare la mia natura da poltergeist cercando di insegnare ai miei figli come farsi ben volere da quello spiritello dispettoso chiamato ordine casalingo.

Ho imparato alcune cose:

  1. Non chiedere a tuo figlio, poco prima di mettersi a tavola per cena, quando la stanchezza ha raggiunto livelli consistenti, di rimettere in ordine la sua camera devastata dall’uragano Katarina, non otterresti altro che rifiuti, urla e strepiti. Scegliere, piuttosto, un orario del pomeriggio in cui istituire il “momento dei riordino“ o come lo chiamiamo noi “Pack Away Time“ e insegnargli a mettere via il “grosso“. Lasciare in giro qualche giochino o qualche libro ha due effetti: innanzitutto lui vede che il tempo dei giochi non è completamente terminato e che in attesa della cena può ancora divertirsi un po’; secondo gli sembrerà  di non dover affrontare una gran faticaccia se deve mettere in ordine solo “alcuni” giochi.
  2. Non lasciargli tirare fuori il 24esimo giocattolo quando gli altri 23 sono seminati su ogni metro quadro di casa. Difficile lezione che anche io devo quotidianamente imparare, soprattutto quando sono in cucina. Il disordine è più addomesticabile se regolarmente si mette via qualcosa che non si usa. A Matteo abbiamo fatto notare che è più facile fare la pista dei trenini se le macchinine e i puzzle, per esempio, sono stati tolti dai piedi.
  3. Dare il buon esempio. E qui siamo di fronte ad un dilemma amletico: come fa una come me che perde (per dirne una a caso) le chiavi di casa ogni volta che le ha in mano a pretendere dal proprio bimbo di 4 anni di tenere in ordine i cesti se vuole ritrovare tutti i suoi giochi? Lavoro duro ma non impossibile. Tipo, oggi le chiavi le ho trovate in molto meno del solito, quindi tecnicamente si può dire che non le avevo proprio perse, magari solo perse momentaneamente di vista.

Tre suggerimenti pratici:

–         Quando è il momento di mettere via con Matteo abbiamo inventato il gioco della ruspa e della gru: facciamo finta di essere io una ruspa e lui una gru che accatastano i giochi in prossimità  del “magazzino-cesto” e poi li sollevano riponendoli al loro posto, pronti per il giorno dopo;

–         In alternativa cantiamo una canzoncina che mi ha insegnato un’amica australiana. La canzone è in inglese e il motivetto è banalissimo: in poche parole si possono inventare cantilene in cui si dice: “Riordiniamo…mettiamo a nanna i giochi…è tempo di riordinare”, qualunque cosa può funzionare ed entrare a far parte del rito del riordino;

–         Nonna Agnese (mia suocera) mi ha raccontato che quando l’ingegner Brambilla era bambino, riordinava i suoi giochi spinto dalla necessità  di proteggerli dalla Fata Lunella, che al calar della sera faceva capolino nelle case di ogni bambino, spiando e scrutando se qualche giochino fosse stato lasciato incustodito. Alla prima distrazione…zac! La Fata Lunella si fottev…ehm, rubava il giochino dimenticato. Al giorno d’oggi, la cara Fata Lunella rischierebbe da 6 a 12 mesi di carcere con l’accusa di rapina aggravata ai danni di minori, ma se si evita di avvertire le autorità  magari la cosa funziona ugualmente.

Ad ogni modo, è piuttosto paradossale che una casinista come la sottoscritta parli di strategie per mantenere in ordine la casa, ma è risaputo: “chi non sa insegna”, e dopo questa massima…Pack away, pack away…now it’s time to pack away!

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Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

6 Commenti

  1. io vedo l’ordine come il signor brambilla, e per me l’unica soluzione, quando tutto il resto ha fallito e’ ridurre, ridurre, ridurre…ma di quante macchinine, palline, ecc. ha bisogno un bambino oggi per sopravvivere? io, periodicamente, all’insaputa di tutti (fino ad’ora…) mi avventuro nella camera delle pulci e rastrello giochi abbandonati, e poi li dono. per ora le pulci non se ne sono mai accorte, vorrà ‘ forse dire che hanno troppi giochi?

    1. Chissà, forse ne hanno tante davvero… io ci ho provato qualche volta ma o Matteo ha una memoria di ferro perchè puntualmente mi viene a chiedere “Mamma, ma dov’è finita la macchinina tal dei tali?” o il limite del “troppo” non lo ha ancora raggiunto. E speriamo non lo raggiunga mai… ad ogni modo oggi ho fatto riordino sotto l’occhio severo e attento dell’ingegner Brambilla… vediamo quanto dura.

  2. Con alessandro il tema ordine è sempre stato un argomento un po’ complesso. E’ un bambino che ha un parco giochi degno di un asilo d’ infanzia, tra natali vari, regali di amici e conoscenti.E’ quindi normale che spesso e volentieri ci si ritrovi a chiedergli di sistemare la stanza che almeno una volta a settimana va pulita ed igienizzata.Diciamo che lui è abbastanza obbediente ma bisogna stargli dietro come un cecchino nascosto tra le fronde! Ogni sera gli si chiede di ritirare i giochi,proprio perchè lui tira fuori,poi tira fuori e poi tira fuori ancora. Se non gli stiamo addosso la stanzetta diventa impraticabile nel giro di 2 giorni , il rischio di posare il piede su qualche mezzo a rotelle e fare un triplo carpiato con avvitamento multiplo, è molto alto. A scuola ci hanno detto che bisogna responsabilizzarli.Ecco perche’ ho deciso che al compimento del suo decimo anno d’ età  verrà  inserita, come consuetudine da qualche anno , una responsabilità  in più.Pulire la sua stanza. Del resto io alla sue età  ( 10 anni ) gia aiutavo mia madre nei lavori di casa. E quindi imperativo che anche lui, ormai ometto si munisca di scopa e testi con mano e sudore cosa vuol dire scopare e lavare il pavimento.Ovviamente i primi tempi assistito dal papà  e la mamma ma intanto cominciamo a renderlo un omino migliore di quei bimbi serviti e riveriti in tuttoe per tutto. Chissa che un giorno non diventi come il papà  che aiuta la sua dolce metà  in casa!

    1. Mi sembra assolutamente giusto! Responsabilizzare i figli a seconda dell’età è una cosa giustissima. Tiu ripeto, Matteo stesso si rende conto che quando c’è ordine riesce a trovare i giochi che non vedeva da molto o che pensava aver perso, quindi sicuramente più diventano grandi e più alla buona abitudine si puo` accostare un ragionamento di buon senso!

  3. Io sono diventata una riordinatrice seriale, poveri i miei figli…
    Ovviamente a loro non importa gran che di aver seminati per tutta casa Lego, libri, trenini, Geomag, ruspe, figurine ecc… ma diciamo che con un ragionamento del tuo punto 2 sembrano essersi convinti che lo spazio è limitato e se vogliono tirar fuori il gioco n+1, prima devono mettere a posto gli n disseminati per casa (sono ingegnere anch’io, capisco il Brambilla!).
    Bellissima la fata Lunella: ho minacciato in maniera analoga ma meno fantasiosa (“se non mettete a posto prendo subito l’aspirapolvere e quello che risucchia risucchia!”), questa della nonna è mitica!

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