Diario Oasi

Il papà fa la differenza per la futura carriera della figlia

papà

Quando da piccola mi chiedevano cosa volessi fare una volta diventata adulta il top della classifica era astronauta, seguito a ruota da esploratrice e pilota d’aereo.
Mentre molte amichette desideravano essere cantanti, maestre e ballerine, io puntavo in alto, certa dei miei obiettivi.
Per questo devo ringraziare mio padre.

Quando lui la sera lavava i piatti, io sognavo di confrontare l’impronta del mio moonboot con quella di Niel Armstrong, sulla superficie lunare.
Osservavo mio padre in fila alla cassa del supermercato e mi vedevo accanto ad Indiana Jones, mappa in una mano e un’antica statuetta mesopotamica nell’altra.
Quando lui passava l’aspirapolvere io vedevo l’Airbus A380 da me pilotato, scivolare fluidamente sulla pista d’atterraggio dopo una lunga traversata transoceanica.
Ho ottenuto ciò che volevo? Beh, se vogliamo contare le volte che ho visto le stelle per la rabbia, ho fatto volare improperi e ho scavato le recondite profondità della mia pazienza per bloccare il mio istinto omicida, direi che ho raggiunto ogni singolo obiettivo di carriera.

“Di che diamine parla!?”, vi chiederete voi, ponderando la possibilità che mi sia pippata un po’ di ganja (Hey, è legale in California!).
Niente Maria e niente follia, solo una nuova ricerca del dipartimento di psicologia della University of British Columbia.
Intervistando un campione statisticamente rilevante di bambine, i ricercatori hanno scoperto che quelle i cui padri erano impegnati in lavori domestici proprio come il mio papà, erano quelle che alla domanda “cosa vuoi fare da grande” rispondevano con mestieri del tipo dottore, ingegnere, avvocato, politico.
Quelle invece che avevano padri per niente cooperativi a casa, si orientavano verso lavori più tradizionalmente e convenzionalmente considerati dalla società, adatti per una donna: infermiera, insegnante, casalinga.
Quello che questa ricerca vuole dire non è che le professioni di infermiera o di casalinga siano inferiori a quella di avvocato e ingegnere, tutt’altro!
La conclusione a cui i ricercatori sono giunti è che se una bambina cresce in un ambiente in cui madre e padre dividono equamente i compiti domestici, avrà più probabilità di accettare la sfida di carriere considerate prettamente maschili, avrà più voglia di confrontarsi con il sesso opposto in campo pari.
Le nostre figlie possono accedere a qualunque tipo di educazione desiderino, ma la domanda rimane: saranno mai le donne veramente accettate al pari degli uomini in certi ambienti?
Le bambine, crescendo in famiglie con padri “vecchio stampo”, definiamoli così, si sentiranno sicure a sufficienza per affrontare un mondo che apparentemente le vede non adatte a certe professioni?

Non so se questa ricerca è effettivamente affidabile e in grado di dare una lettura chiara delle dinamiche di genere.
Di certo un padre che si occupa della casa facendo a turno con la propria moglie è un uomo da rispettare, da ammirare e da prendere come esempio perché ha il coraggio di andare contro secoli, millenni di pregiudizi secondo i quali un maschio non può (non deve) occuparsi di mestieri femminili.
Se vogliamo vederla da un altro punto di vista, tanto quanto le donne devono lottare contro le costrizioni di genere, lo devono fare anche gli uomini.
Proprio qualche giorno fa un’amica mi raccontava come un papà di sua conoscenza avesse reagito male alla richiesta del proprio figlio di avere un ferro da stiro giocattolo, asserendo che sono “robe da femmina”. Tre parole per tirare una linea di demarcazione fatta di pregiudizi.
Non dubito l’amore che questo papà ha per il proprio figlio ma metto in discussione l’esempio che gli sta dando.
Cosa ne pensate?

P.S. Alla fine sono diventata mamma e blogger e non astronauta o Indiana Jones in gonnella. Ne sono fiera, però, e continuo a ringraziare mio padre che dopo una giornata di lavoro tornava a casa e con una mano cambiava il pannolino a mio fratello e con l’altra scriveva su un quadernone con ironia e affetto il “diario di bordo” della famiglia Costa.

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Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

5 Commenti

  1. Secondo la ricerca io sarei l’eccezione che conferma la regola: nonostante mio papà si occupasse esclusivamente del lavoro e non abbia mai lavato i piatti o cambiato pannolini, io sono diventata ingegnere.
    Forse è stata colpa dei Lego con cui giocavamo insieme 🙂

  2. Allora devo dire grazie a questa ricerca perchè come papà impegnato in casa, ho la speranza che mia figlia abbia sogni importanti nel cassetto. e vedo spesso l’ altra faccia della medaglia, due ragazze figlie di una coppia di carissimi amici, lui solo orto e cantiere, LEI si smazza tutto il resto, bollette, problemi, spesa, istruzione, pulizie, compreso il suo turno di lavoro giornaliero in pasticceria. Due figlie che malgrado giovanissime, hanno capito che accanto non vorranno mai un uomo come il loro padre, perchè tutte le sere vedono la loro mamma annientata dalle fatiche, che ercole a confronto sembra un bimbo al parco giochi! Due figlie a cui ho sentito dire ” non mi sposerò mai “.
    Siamo l’ esempio per i nostri figli e questo non dovremmo dimenticarcelo mai!

  3. quando ho letto del ferro da stiro mi è venuto da sorridere perché a casa è il mio compagno ad occuparsi dello stiro, e io del bucato! Ma questo apparente equilibrio è solo esterno, a poche settimane dalla nascita di mia figlia, sento che la mia vera sfida sarà quella di non cedere alla mia perenne tendenza di assecondare il prossimo, per dimostrare di essere sempre quella brava. Mi aspetta un gran lavoro su me stessa da questo punto di vista! Grazie per l’articolo molto interessante

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