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Il femminismo e la donna sottomessa

femminismo-emancipazione femminile
Archivio Rai

A guardare la storia del femminismo e dell’emancipazione femminile in Italia, si osserva l’evoluzione della donna italica da appendice del padre prima e del marito poi, senza diritti e piena di doveri, ad individuo a cui viene riconosciuto il possesso di un cervello, delle abilità che vanno oltre quelle di casalinga e fattrice e un peso civile e legale paragonabile a quello dell’uomo.

In una veloce carrellata si osserva l’innalzamento ad essere senziente a sufficienza da ottenere pari peso legale dell’uomo nel 1946 con il diritto di voto. C’è qualche maligno che ventila l’oscura ipotesi che fosse stato concesso il suffragio universale solo per favorire il travaglio e la nascita della tanto agognata Repubblica…
Negli anni 60 ci si accorge che avere una pena su misura solo ed esclusivamente per le donne adultere e non per gli uomini, non è sinonimo di galanteria, ma segno di becero maschilismo. Quindi l’articolo 559 che prevedeva la possibilità di denunciare la moglie infedele (all’uomo solo una pacchetta sulle mani, birichino…) è anticostituzionale e viene quindi abrogato.
Negli anni 70 alla donna viene addirittura detto che si, tutto sommato può avere diritto a decidere autonomamente della sua vita matrimoniale e di una eventuale gravidanza indesiderata: è così che passano la legge sul divorzio e quella sull’aborto.
Qualche sbadatello non si è però accorto che è ancora in vigore la legge del Delitto d’Onore che prevede pene minori per l’assassino della moglie, sorella o figlia rea di aver macchiato l’onore della famiglia con atti disonorevoli e deplorevoli.
A braccetto con questa legge c’è anche l’istituto del ”Matrimonio riparatore”, di biblica ispirazione, che misericordiosamente vuole la minorenne deflorata e magari in dolce attesa, sposata con il donatore di sperma. Potrebbe anche andare bene (per modo di dire), se non che questa pratica veniva anche applicata in caso di violenza: la fanciulla stuprata, che si ritrovava incinta, veniva spesso costretta a sposare il proprio violentatore, così da non arrecare disonore alla famiglia di fronte al vicinato e al parroco della città.
Si deve vergognosamente aspettare il 1981 prima di essere certi che a nessuno venisse più in mente che ammazzare una donna per una scappatella o farla sposare con chi l’avesse stuprata, fosse legalmente e socialmente accettabile.

Nel corso degli anni le donne hanno lottato per poter studiare e lottano ancora ora per avere accesso agli stessi lavori proposti all’uomo e per ottenere uno stipendio paragonabile a quello dell’altro sesso.
Grandi passi avanti sono stati compiuti, ma ancora sono le donne a sentirsi nella pressa del dualismo lavoro o famiglia.
Sono le donne che, a parità di posizione, guadagnano meno di un uomo. Sono le donne a cui più spesso viene chiesto nei colloqui di lavoro “Ma lei ha intenzione di sposarsi e fare figli?”. Sono le donne che se fanno carriera è perché la danno e se stanno a casa fanno le casalinghe mantenute.
Nonostante tutto questo, stiamo meglio rispetto alle nostre nonne e io personalmente sto meglio anche rispetto alla mia mamma che, unica femmina di quattro figli, si è vista negare il diritto di studiare oltre la quinta elementare perché i soldi dovevano essere spesi per far diplomare i maschi.
Mi si dice che comunque sono passati 50 anni dal mondo di mia mamma e che in ogni caso si trattava di casi, non della norma.
Sarà anche così, eppure la sua storia stride, come sabbia sotto i denti o unghie sulla lavagna.

Ancora più scioccante e offensivo è però ciò che si legge in questi ultimi giorni sui giornali: una palpatina fugace, seppur senza consenso, non è per il tribunale di Palermo un reato, ma “un inopportuno e immaturo atteggiamento di scherzo”. Se non fosse che probabilmente a molti uomini essere toccati procurerebbe piacere, mi piacerebbe provare a palpare qualche “pacco” e vedere se anche a me, donna, venisse strizzato l’occhio dicendo che sono un po’ sciocchina, ma che se era solo uno scherzo… fa niente.
Si legge anche che a Latina una donna potrebbe farsi anche 6 anni di carcere qualora il tribunale, presso cui è stata denunciata dal marito, decidesse che è effettivamente rea di “maltrattamenti di famiglia” perché non pulisce casa a sufficienza e non fa trovare la cena in tavola al signor consorte ogni giorno.

Tra le pieghe di queste follie giudiziarie e sociali, che paiono più cammei di parodia di quart’ordine, si annidano ben pensanti uomini e, cosa assai grave, donne, i quali inneggiano alla sottomissione della donna, al ritorno ad essere l’accogliente angelo del focolare, dedita alla cura amorevole di marito e figli, aperta al sacrificio domestico e generosa nel sua vocazione casalinga.
Costoro additano femminismo e l’emancipazione femminile come causa dei problemi che affliggono le odierne famiglie che fanno fatica ad arrivare a fine mese, con madri che vivono con senso di colpa il fatto che sono lavoratrici. Sostengono che se la donna se ne fosse stata zitta e muta alli furnelli, tutto il macello a cui si sta assistendo non ci sarebbe.

Uno dei campioni di questo pensiero medievale è Costanza Miriano, giornalista e autrice di stampo cattolico, che con il suo Sposati e sii sottomessa ha suscitato indignazione non solo nelle femministe più agguerrite, ma anche in gente con un minimo di buon senso.
La condizione della donna nel corso dei secoli è piuttosto chiara: non è mai stata considerata pari all’uomo e i metodi per rimarcare il concetto sono stati tra i più disparati e perversamente fantasiosi.
L’equilibrio dato dalla divisione dei ruoli, l’uomo caccia e fa la guerra – la donna genera figli e si prende cura della famiglia, non è da vedersi come fisso, rigido, immutabile.
A me pare palese e chiaro: il mondo è in continua evoluzione e quello che centinaia di anni fa era considerato normale e socialmente accettabile, ora non lo è più.
Chi attacca il femminismo che ha emancipato la donna, distorce la realtà. L’immagine che di solito portano come prova della loro tesi è quella della donna che usa il suo corpo in maniera volgare, che urla nelle piazze mezza nuda, che vuole schiacciare l’uomo e svilirlo per pura, sadica e sterile vendetta.
Queste donne ci sono e erroneamente vengono chiamate femministe, ma non lo sono.
La proposta della Miriano e di quelli come lei non porta ad una soluzione dei problemi perché invece di andare alla radice per sradicare l’agente eziologico della malattia, si accaniscono sugli effetti collaterali di una cura.

Alla donna che liberamente scegliesse di essere casalinga e madre e in questo trovasse appagamento e soddisfazione, direi che fa bene! Come fa bene la donna che decidesse invece di continuare a lavorare non solo per supporto alla famiglia, ma come appagamento personale e modo di mettere a frutto le proprie doti che vanno oltre l’essere madre e moglie.
Il mio sogno è che un giorno l’uomo e la donna possano liberamente, se lo ritengono opportuno, diventare intercambiabili all’interno della famiglia, creando un nucleo omogeneo, vivo, flessibile, adattabile e duraturo.

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Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

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