Diario Oasi

La guerra tra mamme è finita. Anzi no!

guerra tra mamme

La guerra tra mamme è, oltre che deleteria, anche insignificante e imbarazzante per la nostra categoria.
Mamme che mettono al mondo per amore delle creature che adoreranno per tutta la loro vita, non dovrebbero avere né tempo né voglia di sprecare energie per criticarsi a vicenda, giudicarsi e condannarsi.
Qualche esempio di questa guerra? Alla mamma che sventola orgogliosa la tetta al vento, inneggiando “non c’è niente di meglio che una bella poppa“, si contrappone la mamma che impugna il biberon e che urla “libertà!!”, con tale trasporto da far pisciar nel gonnellino Mel Gibson in Braveheart.
Da un lato le mamme da “ammucchiata nel lettone” e dall’altro quelle che se potessero innalzare barricate tra la loro camera da letto e quella dei figli, ordinerebbero su Amazon pure una coppia di alligatori per presidiare i confini. Giusto per essere sicuri.

La questione qui non è il metodo in sé ma come viene usato, anzi impugnato come arma.
A mio parere non esiste un modo giusto e uno sbagliato di fare la mamma e di conseguenza non esiste la mamma brava e quella cattiva.
Il problema sorge quando chi sceglie un metodo piuttosto che un altro, ritiene di avere ragione e con un po’ di arroganza, guarda dall’alto in basso la mamma che fa diverso, considerandola una perdente e dando inizio alla famosa guerra tra mamme.
Non nascondiamoci dietro una facciata di buonismo! Noi mamme lo sappiamo che alle volte siamo delle vere canaglie!

Io per esempio, un tempo mi ritenevo un’esperta in materia di parenting (come se avessi partorito dieci figli invece che uno) e, nonostante cercassi di non trattare male le mamme che facevano diverso da me, sotto sotto le consideravo un po’ sprovvedute, bisognose di essere corrette dalla sottoscritta.
Che presunzione. Ma soprattutto come ero ingenua! Basta semplicemente che il secondo figlio risulti diverso dal primo, che ogni nostra certezza, presa di posizione, strategia precedentemente provata essere di successo, se ne vada a quel paese.
Provato sulla mia pellaccia e con un po’ di vergogna mi sono resa conto che con Davide ho adottato metodi che al tempo di Matteo ritenevo non validi e da evitare.
Con che diritto quindi criticavo le altre mamme? Nessuno, evidentemente.
Ecco quindi la realizzazione che il “cessate il fuoco” nella guerra tra mamme fosse indispensabile.
Da qualche tempo sono tutta “peace and love” verso ogni componente della mia categoria: vuoi dormire con tuo figlio fino a che non andrà al college? Perché no. Se siete tutti felici e riposati, a voi il lettone da condividere.
Sei convinta che lo svezzamento possa tranquillamente essere portato avanti da scatolette e barattolini di omogeneizzati, ostracizzando il frullatore e le pappette home made? Avanti così! Non è mai morto nessun bambino di omogeneizzati confezionati.

Questa nuova predisposizione mi ha donato un’incredibile tranquillità e ho pensato di essere cresciuta, sia come mamma che come individuo in generale, finché… finché non è arrivata lei, Danielle.
Danielle è una mamma del vicinato con figli dell’età di Matteo e Davide. Ci si incontra di tanto in tanto al parco giochi ma ad essere sincera tra noi non è mai scattata nessuna scintilla e più che quattro chiacchiere cortesi non ci siamo mai scambiate nient’altro.
Lei è una mamma elicottero, una di quelle che non molla la presa sui figli nemmeno per una frazione di secondo. Una di quelle mamme ansiose ed ansiogene che da fuori di cotenna appena un bambino sfiora uno dei suoi preziosissimi figli.
Ad ogni modo, avendo io deciso che ogni mamma è una buona mamma, Danielle e il suo metodo hanno cessato di disturbarmi da tempo. Contenta lei, contenti tutti.

Capita che qualche giorno fa i miei bimbi vanno al parco con la mia amica Jennifer, per un’oretta di giochi.
Apro una rapida parentesi: anni fa sono stata la babysitter di questa giovane amica che ora, in visita dall’Irlanda, sta trascorrendo con noi un periodo di vacanza in cui mi aiuta anche con i bambini. Una pacchia meravigliosa, credetemi!
Jennifer ha 17 anni e dato che la conosco da quando è nata e conosco sua mamma altrettanto bene, non ho mai avuto il minimo dubbio che potesse essere meno che responsabile, affidabile e meravigliosa con i bambini.
Chiusa parentesi.
Succede però che Danielle non la pensi così e che dalla sua posizione privilegiata di mamma elicottero, si sia abbattuta sulla povera Jennifer con un terzo grado degno di Guantanamo.
«Non sapevo che Enrica avesse una babysitter ora, non ha mai avuto babysitter! Ahh, sei un’amica…ma quanti anni hai? Cosa?! 17? Piuttosto giovane per tenere dei bambini! Come dici? Togliere le scarpe ai bimbi al parco giochi? I miei figli non se le tolgono MAI, ma Enrica lascia andare i suoi come due selvaggi quindi suppongo che tu possa togliergli le scarpe…» In poche parole: Enrica è un’incosciente!
Dopo un paio di giorni comincia il secondo round. Jennifer li porta in piscina e, precisa come un orologio svizzero, Danielle “l’elicottero” è li smaniosa di dare il suo contributo alla gestione dei miei figli e della loro babysitter.
«C’è troppa gente in piscina, non puoi fargli usare i body surf (non c’era molta gente e non esiste nessuna regola che impedisca l’uso di giochi da piscina, ndr)! Ehi! Matteo e Davide!! Non spruzzate in faccia l’acqua ai miei figli! Jennifer, controllali, dì loro qualcosa!!(Jennifer aveva appena provveduto ad istruirli in proposito per evitare proteste, ndr
Such a bitch!
Tutto il mio aplomb se ne è andato a farsi inchiappettare e ho cominciato a fumare.
Ma come si permette di contraddire, lanciare frecciatine, criticare e imporsi come se fosse lei responsabile dei miei figli quando io ho ben riposto la mia fiducia a qualcun altro?
Non l’ho ancora incontrata di persona dopo questi due episodi ma sono molto curiosa di vedere se, una volta che saremo faccia a faccia, avrà il coraggio di dirmi che Jennifer le è sembrata poco preparata nel compito di babysitter, perché se così fosse giuro che riapro i contenziosi, spiegando la mia contraerea e abbattendo l’elicottero su cui svolazza con tanta arroganza.

E buona notte al secchio. Peace and love!

 

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Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

2 Commenti

  1. Enrica che dire…è una delle tipiche mamme che nn si fanno mai un mazzo di cavoli loro, che sn tutte perfettine…quando sn al parco col pupo io lo lascio libero di girare, mi metto seduta e cmq gli do un’occhiata, ovvio, come vedo qualcosa che nn va mi alzo dalla mia postazione e verifico….penso però che sia nella nostra natura di mamme,donne e umani, criticare ed essere criticati, tutto sta nel farsele scivolare….molto semplice….fare il genitore è uno dei ” mestieri ” più difficili….

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