Diario Oasi

Gli adolescenti e il codice di abbigliamento nelle scuole

codice di abbigliamento

Nella scuola di Matteo, come in quasi tutte le scuole degli USA, esiste un dress code, un codice di abbigliamento per gli studenti.
Sul website della scuola si dice che i maschi devono indossare scarpe appropriate per attività sportive e magliette non riportanti frasi o disegni offensivi e inopportuni.
Le ragazze hanno una lista più lunga: no a cannottiere, gonnelline e vestitini troppo corti, così come sono bannati sandaletti troppo aperti e ogni tipo di accessorio troppo vistoso.
La sicurezza e il decoro sono le motivazioni dietro questo codice di abbigliamento e tutto sommato le comprendo e le condivido.
Se penso ad adolescenti con le braghe mezze calate direi che la sicurezza e il decoro siano in grave pericolo di estinzione. Non comprenderò mai come un pantalone che lasci vedere le mutande possa passare per qualcosa di attraente, dato che questa moda è nata nelle carceri maschili dove tale abbigliamento è il segnale che il detenuto apprezzerebbe la compagnia “affettuosa” di un altro compagno di sventura.
Ma ‘sti ragazzi lo sanno?
Per quanto riguarda le ragazze, poi, non ne parliamo. Vanno a scuola o in spiaggia? Chiamare vestiti i ritagli di stoffa che certe ragazzine indossano è a dir poco pretenzioso.
E fin qui direi che possiamo tutti concordare.

Quello che però mi lascia perplessa è il bisogno di una scuola di definire un codice di abbigliamento che se non rispettato potrebbe portare a sanzioni nei confronti degli studenti.
Ma i genitori a casa cosa pensano quando vedono i figli uscire come se fossero pronti ad una sfilata di mentecatti?
Un’altra cosa che mi fa riflettere è che se si applica un codice di abbigliamento, ci deve essere qualcuno che controlla se i vestiti indossati siano appropriati e questo mi fa venire in mente la foto storica del 1922 che vedete qui sopra, dove un poliziotto andava di spiaggia in spiaggia a misurare la distanza dal ginocchio all’orlo del costume delle donne.
Quanto deve essere larga una spallina prima di essere considerata indecente? E quanto lunga una gonna dovrebbe essere?
Chi decide se una scritta o un disegno su una maglietta siano offensivi e non magari sarcastici e di spirito?
E in caso di caldo soffocante che si fa? Burqua per tutti e non se ne parla più?

Nonostante anche i maschi siano soggetti a certi controlli, credo che le ragazze siano quelle più sotto la lente di ingrandimento. Il fatto poi che la moda per le adolescenti attualmente proponga abiti striminziti e succinti, di certo non aiuta.
I leggings non vanno bene, le magliette aderenti non vanno bene, le gonne troppo corte non vanno bene: tutto ciò che mette in risalto forme femminili mature viene considerato poco opportuno, provocante e quindi deprecabile.
Valorizzare la propria bellezza non dovrebbe essere un problema né motivo di imbarazzo e vergogna. Forse se avessi una figlia femmina la penserei diversamente, ciò nonostante ritengo che se una ragazza si sentisse a proprio agio indossando abiti che mettono in risalto i punti di forza del proprio corpo, non ci sarebbe nulla di male.
Il profilo di una curva non dovrebbe sottintendere nulla di sessuale o dare diritto ad altri di presumere alcun tipo di invito ad abusare della persona in questione.
Tralasciando abbigliamenti un po’ troppo estremi, non sarebbe bello se ogni ragazza (e magari ragazzo) potesse indossare serenamente l’indumento preferito senza paura di giudizi, pregiudizi e aggressioni?
Non sarebbe più opportuno insegnare fin dalla tenera età ai ragazzi a rispettare una ragazza per quello che è e non per come si veste?
Non ho figlie femmine ma ho dei maschi e non trovo nulla di male nel cercare di insegnare loro, con pazienza e costanza, che il rispetto per il prossimo vada oltre ogni apparenza (così come è giusto aspettarsi lo stesso trattamento in ritorno). Non trovo sbagliato, inutile, assurdo insegnare loro che possono apprezzare la bellezza del corpo femminile senza superare certi limiti.
Voi cosa ne pensate?

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Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

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