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Gita fuori porta tra bambini e natura

carlo e cami

Non sono mai stata avvezza alla vita di campagna. Appartenendo a una famiglia seguace del lifestyle metropolitano devo confessare di essere cresciuta in mezzo al cemento e ai miasmi cittadini piuttosto che ai cinguettii e agli olezzi delle stalle. Malgrado sia incline a sentirmi più a mio agio tra il brulichio umano mi piace stare in mezzo al verde, respirarne il profumo e entrare in contatto empatico con piante e animaletti.
A parte le ortiche.
Una volta sono scivolata  dentro un sottobosco di questi ortaggi maleficamente urticanti come un sacco di patate e non è stata una bella esperienza.
Nemmeno per chi ha tentato di estrarmi dalle loro grinfie.
Chi era con me, ancora mi prende per il culo ma questa è un’altra storia.
Dicevo, amo stare in mezzo alla natura.
E di recente sono caduta in una specie di fissazione: devo organizzare il più possibile domeniche verdi da trascorrere con marito, gnoma e amici “figliati”.
Una delle ultime gite fuori porta è stata un’escursione in un posto magnifico, a pochi chilometri da casa, in groppa agli asinelli.
I docili quadrupedi erano destinati ai minori che si alternavano la cavalcata ogni 10 minuti visto che avevamo a disposizione tre ciuchine -pure incinte- su 20 bambini.
Noi adulti ovviamente eravamo esclusi a priori sulle loro schiene se non volevamo vedere – a suon di colpi di zoccolo-  i nostri incisivi saltarci fuori dalla bocca come pop corn appena cotti.

foto carlo cami ale lucreziaLa camminata è stata lunga, a tratti impervia e sotto un sole che ti cuoceva il capo che nemmeno le piastre della sagra delle salsicce e costarelle. Uno dei genitori doveva stare al fianco del cavallerizzo mentre l’altro in testa all’asino che sbofonchiava, sputacchiava e, se gli andava, tirava anche certe bombe che miodiosignore io ve le raccomando di cuore, doveva incitarlo a camminare tirando la corda legata alle redini.
C’è stato un momento in cui ho pensato: “certo che morire qui in mezzo a un bosco, tirando un’ asina che al momento mi si è pure impuntata per una sospetta crisi ormone-umorale, con  un polmone in pseudo collasso e un panino con la lonza che si è incastrato in zona diaframma ostinandosi a soggiornare lì, dai, dopo tutto è un trapasso originale” poi mentre esprimevo i miei ultimi desideri ed espiavo le colpe mi sono anche ripromessa “se mi salvo, con la campagna ho chiuso!”.
All’improvviso ho rivisto la luce in fondo al tunnel. Davanti a me, ormai in profondo stato confusionale e con il sudore che mi gocciava anche dai lobi,  si stagliava una discesa che penso di essere stata contenta di vedere più di quanto Nicole Minetti alla vista di una Master Card Gold a uso illimitato e non a nome suo.

foto vallata
Mi sono ricomposta assicurando a gnoma che andava tutto bene, con un aspetto che se mi vedeva uno del 118 caricava le piastre cercando di rimettermi in funzione il sistema cardiocircolatorio al grido di “libera!!!”.
Poi la camminata su una superficie piana, senza dislivelli significativi, ci ha portati in una vallata magnifica, verde smeraldo che attraverso i giochi di luce del sole con la complicità  delle nuvole aveva un aspetto unico.
Lì ci siamo riposati le stanche membra (traduci: avevo due piedi che parevano due guanti di gomma gonfiati) e la guida dell’escursione ha riunito tutti i piccoli cow boy raccontando loro le storie degli abitanti del posto, regalando a grandi e piccini un bel momento di condivisione tra uomo e natura.

vallata con bambini

Uno scatto finale  per immortalare l’epilogo di una bella giornata  e poi via verso casa.

fine gita
La fase pre letto è stata caratterizzata da un pediluvio con i sali e una sequela di lamenti mantrici sui piedi agonizzanti. Senza contare che il panino con la lonza è stato digerito mentre praticavo le abluzioni ai due arti ormai compromessi e al timore di dover ricorrere a un deambulatore.
Il giorno dopo gnoma mi ha confessato di essersi divertita parecchio. Me lo ha detto con quella luce particolare nei suoi occhioni che riesce ad emanare ogni volta che qualcosa la rende felice.
E mi sono rimangiata la promessa di chiudere con la campagna.

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Deborah Papisca

L'avvento dell'era dei blog e dei forum forgia la sua fortuna permettendole di realizzare il sogno di una vita: vedersi pubblicare un romanzo. 'Di materno avevo solo il latte' è uscito il 10 maggio 2011 e sembra avere valicato i confini delle sue aspettative oltre ad averla finalmente conclamata scrittrice ufficiale. Continua a leggere

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