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Il Gioco del Rispetto e le polemiche nell’asilo di Trieste

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Il maschio è maschio e la femmina e femmina, giusto? Un po’ come dire che il mandarino è mandarino e il pompelmo è pompelmo.
Poi però qualcuno ha inventato il mapo e le cose si sono complicate.
Non voglio però qui parlare di ibridi di frutta, né tanto meno della diabolica (??) “teoria gender“, ma prima o poi parlerò di questo argomento spinoso e delicatissimo.
Dopo di che affronterò anche quello della teoria gender, se rimane tempo.

Tranquilli, non sto straparlando (non più del solito per lo meno), ma sto cercando di raccontare un episodio avvenuto a Trieste che se non fosse per le critiche violente scatenate, farebbe proprio ridere.
Negli asili del Friuli Venezia Giulia è stato proposto un progetto ludico-ricreativo dal titolo “Pari o dispari, il gioco del rispetto”.
Si tratta di alcuni giochi per i bambini e le bambine delle scuole di infanzia volti a trasmettere il concetto di uguaglianza tra uomini e donne e il rispetto reciproco.
Attraverso varie attività, si vuole insegnare ai bimbi che uomini e donne hanno pari diritti, possono fare gli stessi lavori e che ognuno deve essere rispettato.

In poche parole si spiega ai bambini che il papà può stirare, mentre la mamma può aggiustare il lavandino, per esempio.
Si presenta ai bambini l’idea che, per quanto alcuni lavori siano più spesso fatti dagli uomini e viceversa, non è sancito da nessuna legge che debba per forza essere sempre e solo così.
Se una bambina vuole diventare un ingegnere meccanico quando sarà grande, perché no? Se un bambino vuole fare l’insegnante di asilo nido, buon per lui!

A me pare un progetto bellissimo, non trovate? Soprattutto all’indomani della Giornata Internazionale della Donna
Eppure gruppi di genitori, stampa e politicanti vari, hanno reagito molto male alla proposta, insinuando che si trattasse di un palese e maligno tentativo di indottrinare i bambini con la teoria del mapo-gender, spingendoli a toccarsi a vicenda a mo’ di gioco del dottore e a denudarsi davanti a tutti per scambiarsi i vestiti, inducendoli ad intraprendere, prepuberi, la carriera di pornostar.

Ora, come è possibile che dal progetto di cui sopra si sia giunti ad un tal fraintendimento?
Per pochi semplici motivi: a volte (troppo spesso) la gente non ascolta, non si informa, ha la testa piena di pregiudizi fomentati da paure irrazionali.
Il progetto è stato spiegato a voce e con una circolare. Sono stati affissi e messi online comunicati stampa con precise indicazioni in proposito e i promotori del progetto stesso, psicologi ed educatori, accompagnati da insegnanti e direttori delle scuole, si sono resi disponibili per ogni chiarimento.
Eppure, tra coloro che hanno urlato allo scandalo, pare che non ci sia stato nessuno che sia andato a chiedere spiegazioni.

Nel comunicato stampa non c’è scritto da nessuna parte che i bambini si sarebbero spogliati nudi, ma si parla invece di travestimento per fare giochi di ruolo in cui ognuno sarà libero di scegliere di interpretare un personaggio a piacere, ignorando gli stereotipi di genere.Cosa significa? Che se un bambino desidera vestirsi da fata o principessa e una bambina vuole fare il cavaliere mascherato o il guerriero ninja, sono liberi di farlo, certi del rispetto della classe.

Sempre nel comunicato stampa si spiega che i bambini impareranno ad ascoltare il cuore dei compagni, scoprendo che il genere non ha nessun impatto sulla capacità di provare ed esprimere sentimenti. Questo per dire che se un uomo che soffre, esprimesse i suoi sentimenti con profusione di lacrime, non dovrebbe essere considerato un debole, un poco di buono e disprezzato per questo.

Il progetto prevede insomma di insegnare ai bambini che, a prescindere dal genere a cui appartengono, maschi e femmine devono avere pari opportunità, pari diritti e pari dignità: se un bambino vuole giocare con bambole e far finta di cucinare e occuparsi della casa, un giorno potrebbe diventare un fantastico papà che si occuperà della famiglia mentre la moglie dirigerà un’azienda, per esempio.
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Insomma, a leggere la presentazione del progetto e soprattutto facendo riferimento alla disponibilità e alla comunicabilità dei creatori del progetto stesso, mi pare chiaro che il messaggio sia insegnare il rispetto ai bambini e ad apprezzare il valore della persona per quello che è e non per quello che pensiamo debba essere.
Ciò non significa che debba essere annullata ogni differenza tra uomini e donne!
I generi ci sono ma non sono vincolanti: per avere una società sana e prospera forse si dovrebbe essere flessibili e aperti ad accettare che i maschi possono fare lavori da femmine e viceversa, avendo entrambi la certezza di venire valutati e retribuiti in base alla loro professionalità, piuttosto che al loro genere.

Lo spettro di questa famigerata teoria del mapo-gender terrorizza tutti e toglie il lume della ragione ai più.
Questa però è un’altra storia.

 

 

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Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

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