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Genitori denunciati per… che cosa!?

genitori

Mi ritrovo, a distanza di una settimana, a parlare ancora della decisione di alcuni genitori a fidarsi della società in cui vivono quando si tratta della sicurezza dei propri figli.
Questa volta non è una storia esattamente a lieto fine però.

In Maryland, negli States, una coppia di genitori è sotto indagine dopo che alcune persone del vicinato hanno sporto denuncia nei loro confronti per abbandono e negligenza di minore.
La “colpa” di questi genitori sarebbe stata quella di permettere ai figli di 10 e quasi 7 anni, di andare al parco, lontano poco più di un chilometro da casa, da soli.
Danielle Metiv e il marito hanno impostato l’educazione dei figli su una progressiva e graduale abitudine ad affrontare piccole responsabilità e, certi della sicurezza del quartiere dove vivono, hanno deciso che i due figli fossero grandi a sufficienza per andare a giocare per conto loro.
Di opinione diversa i vicini di casa che si sono sentiti in obbligo di tirare in ballo polizia e tribunale, arrogandosi il diritto di sapere come crescere i figli altrui.

Non so se si è capito come la penso da queste poche righe, ma nel caso chiarisco ulteriormente la mia posizione: la gente dovrebbe farsi i fatti suoi.
A meno che non si assista ad una scena di violenza o minori in effettivo pericolo di vita, non comprendo la necessità di certe persone di intervenire nei sistemi educativi altrui.
Ci sono rischi? Ovviamente.
Iperproteggere i propri figli è una garanzia per la loro sicurezza? Spesso no.
Interferire nei metodi educativi altrui è cosa saggia? Quasi mai.

Nella testa di questa gente probabilmente c’era la convinzione di fare la cosa giusta. Peccato che non abbiano riflettuto prima di chiamare la polizia altrimenti si sarebbero accorti che probabilmente stavano prendendo un granchio.
Come già detto in passato, sono dell’idea che ai figli, tra le altre cose, bisogna insegnare a gestire la propria libertà, a prendersi responsabilità e ad accettare le conseguenze delle scelte che fanno. Ovviamente tutto adeguato all’età e all’ambiente in cui si vive.
Di certo non lascerei un duenne uscire di casa da solo nonostante la sicurezza del luogo dove si vive, ne’ tanto meno prenderei in considerazione tale libertà in un bambino anche più grande se il luogo dove si abita non fosse sicuro.
Ritengo che il mondo abbia sempre più fame di uomini e donne certi di poter prendere decisioni sensate per sé stessi e per chi dipende da loro.
Sono convinta che tale sicurezza debba nascere da un graduale “addestramento” della libertà personale che preveda anche di sbagliare, rialzarsi e riprovare.
Lo so, è rischioso concedere loro certi spazi e penso che ogni genitore abbia assoluto diritto di decidere a che età considerare il proprio figlio grande a sufficienza per affrontare piccole e grandi sfide.
Personalmente sono dalla parte dei genitori che “rischiano” con buon senso e sono convinta che più si lascia provare, maggiori siano le possibilità che i bambini diventino sempre più attenti e cauti.

Quando Matteo aveva 5 anni mi ha chiesto se poteva giocare fuori casa da solo con due dei suoi amici. Non me la sono sentita di rischiare in quel caso, nonostante la tranquillità della zona dove viviamo.
Oggi ne ha 7 ed è libero di uscire, andare a chiamare i compagni e giocare senza che ci sia io a sorvegliarlo.
Gli ho spiegato i limiti e le regole e sa che se non li rispetta i suoi privilegi verranno cancellati per un periodo di tempo determinato. Fino ad ora si è comportato bene e in cambio ha ottenuto il prolungamento di questi privilegi.

Credo che la coppia di genitori del Maryland abbia fatto lo stesso ragionamento e in tutta sincerità, io sono dalla loro parte: meno genitori elicottero, più figli responsabili!

 

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Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

4 Commenti

  1. Sai…
    parlo soltanto per me e sinceramente so di non essere molto flessibile ma non mi riterrei nemmeno un’elicottero…
    se avessi visto 2 bambini di quella età da soli per strada, anche nel posto più sicuro del pianeta (che certamente non sarà in USA), avrei cercato di capire chi fossero e che ci facevano e me ne sarei preoccupata.

    Forse (ma dico solo forse) non avrei chiamato la polizia ma mooolto probabilmente li avrei inseguiti per capire dove andavano e per essere sicura che nessun’ altro essere meno ben intenzionato li notasse più di me.

    Magari, se invece di un chilometro fossero stati visti a fare prima 100, poi 200, poi 500 metri… non sarebbe stata chiamata la polizia perché forse sarebbe stata chiara per tutti le dinamiche educative di quella famiglia (?).

    In realtà, nel paesino dove vivo, questo succede molto spesso. La gente osserva i piccoli che vanno a scuola da soli perché essi ci arrivino e osserva quelli che vanno ai giardinetti da soli perché ci arrivino… ed è così anche quando vanno alla bottega a comprare qualcosa o devono attraversare una strada. L’unica eccezione è la sera, una mamma che lascia in giro i figli fino a tardo pomeriggio viene condannata completamente anche se non viene chiamata la polizia! Ecco, questo è il limite della comunità in cui mi trovo e mi sa che dovunque ci si trovi bisogna ricordarsi che ogni comunità ha i suoi limiti che non sempre coincidono con la legge o con i nostri di limiti.

    Sicuramente, la gente del posto in cui vive la coppia è talmente tranquilla e per bene che la fiducia da garante di una sana educazione e di massima libertà è diventata il problema. I loro vicini non condividono quel rischio di lasciare i piccoli da soli in un percorso così lungo e se c’è una legge che lo dice di evitare, la gente è meno colpevole di quanto sembra e la coppia meno innocente di quanto sembra purtroppo.

    Non possiamo sostenere da soli i rischi nè possiamo condividere solo i problemi, condividiamo con chi ci vive intorno tante soluzioni, situazioni, regole, problemi, gioie che magari in ogni casa vengono poi ridimensionate in base ai nostri criteri ma fuori casa ci stanno fisse. Spesso quelle altre regole e la legge si sovrappongono alle nostre idee e bisogna farci i conti.

    1. In realta` ci sono molti posti incredibilmente sicuri negli USA e l’idea generale che sia un paese di gente folle che fa stragi ovunque e` leggermente sbagliata. Tipo io vivo (come spesso detto ) in una cittadina che nelle graduatorie dell’FBI e` la tra le prime tre piu` sicure degli Stati Uniti interi.
      Ma a parte questo, non credo esistano leggi che dicano cosa sia permesso o meno in ambito di liberta` date ai propri figli quindi e` tutto nelle mani dell’interpretazione dei giudici a questo punto e spero anche del buon senso.
      L’approccio che avresti tu Luciana e` sensato: osservi per essere certa che tutto sia nella norma ma non allerti la polizia perche` pensi che ci sia un problema quando evidentemente tutto fila liscio.
      Il punto e` che puoi considerare non corretto un metodo educativo, ma fin tanto che non prevede la schiavitu` o la tortura fisica e psicologica di un bambino, non vedo il perche` si debba reagire in maniera cosi` sporpositata come hanno fatto le persone del vicinato.

  2. Molti se non tutti quelli che si scandalizzano di fronte a queste scelte si dimenticano che una buona parte degli abusi e delle violenze che subiscono i bambini vengono proprio dalla famiglia. Ora non sono certo della percentuale ma mi pare di aver letto che si avvicina al 90%. Personalmente ammiro questi genitori, soprattutto il loro coraggio, mio figlio di 12 anni comincia ora a tornare senza un adulto da scuola con i compagnii di classe. Quello che mi lascia perplesso in questi casi non è tanto la fiducia dei genitori nei loro figli, ma l’ aspetto legale della cosa. Ora non conosco la legislazione statunitense ma qui in italia si rischia veramente a lasciare un minore senza custodia. Tempo fa un amico vigile del fuoco ci ha ammoniti, alchè mi sono informato! Finchè va tutto bene nesuno ti dirà mai nulla, ma nel caso succeda qualcosa, anche un banale incidente potresti ritrovarti sul gobbo una denuncia per omessa custodia.
    Nella legge italiana, per il bambino fino a quattordici anni, è prevista una presunzione di assoluta incapacità. Cio costringe il suo tutore ad un dovere di custodia e sorveglianza, il che vuol dire mettere in atto tutta una serie di comportamenti nei confronti di chi non è in grado di provvedere a se stesso.
    Le pene sono da uno a sei anni per la lesione e dai tre agli otto per la morte con l’ aggravio del rapporto di parentela, (articolo 591 del codice penale)!
    Chissa perchè sono quasi sicuro che in caso di un banale incidente mi ritroverei a dovermi difendere dallo stato italiano!

    1. Verissimo, in ambito famigliare, tra persone conosciute, si annidano spesso i rischi maggiori.
      per quanto la legge qui negli States ti diro` non sono certa cosa dica. Mi informero` 🙂

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