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Il festival del bambino che piange

 bambino-piange

I genitori del mondo intero si arrabattano per trovare una soluzione ai pianti incontenibili e infiniti dei bambini e in Giappone sono 400 anni che li festeggiano!
Folli.

Anzi, per essere più precisi li causano per poi festeggiarli.
Perversi.

Si, proprio così: in Giappone viene celebrato il Nakizumo Festival (Il festival del bambino che piange), una ricorrenza centenaria in cui il pianto dei bambini viene provocato da un arbitro e il pupo che strilla di più vince.
Una coppia di infanti a turno, agghindati da lottatori mignon, vengono accompagnati sulla piattaforma del Sumo dalle proprie madri o anche dai lottatori professionisti in persona.
Ecco, già l’idea di essere presa in braccio da una montagna di ciccia con il pannolone, farebbe sciogliere in lacrime anche la sottoscritta. Ma non è finita qui.
I due piccoli contendenti vengono “costretti” a piangere dall’arbitro che urla loro in faccia frasi di rito o fa loro boccacce, producendo versi grotteschi con lo scopo di spaventarli.
Il primo bambino che comincia a piangere è il vincitore e se per caso piangono insieme, vince quello che strilla di più.

Ma dove sta la logica in tutto questo? Vi chiederete. Ebbene, da 400 anni pare che questo sia il modo per rendere i bambini più sani, facendoli crescere forti e in grado di sconfiggere i demoni che albergano dentro i loro corpicini e che vengono spaventati a morte da quei pianti agghiaccianti.
E come non compatire ‘sti poveri demoni? Chi è colui che resiste imperterrito, insensibile e sereno di fronte al pianto scatenato di un bebè?
Però alle volte non funziona e i bambini sono così pacifici che né il mutandone dei lottatori di Sumo, né tanto meno l’arbitro che urla improperi sono in grado di smuovere una lacrima o dare libero sfogo ad uno strillo.
Ci sono bimbi che in pieno climax propiziatorio, se la ridono o si addormentano. Una persona normale, un genitore ancora in pieno possesso delle sue facoltà cerebrali, reagirebbe subito riprendendosi il figlio e annunciando di avere procreato una creatura benedetta: se in una situazione di stress come quella a cui è stato sottoposto non si è lasciato andare al pianto, si vede proprio che non è un bimbo con problemi di coliche demoniache.
Ma il bambino deve per forza piangere: quindi l’arbitro, indossata una maschera spaventosa, cerca di causare un infarto al poppante.

Poi noi occidentali ci danniamo con telefoni azzurri, pubblicità progresso, unicef e palle varie.
Che vi devo dire? I giapponesi non sono proprio famosi per essere in cima alla lista dei popoli più a piombo del pianeta terra: in questo caso sembra che vedano la questione del pianto da un’ottica diversa, opposta a quella del resto del mondo occidentale.
Voi che ne pensate?

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Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

2 Commenti

  1. Se ti dico che a vederli piangere mise commossa mi credi??? Poi, mi è scappata anche la risatina nel vedere il bimbo che guardava il sacerdote con aria interrogativa, per la serie ” ma che vuole questo???” Però che dire i giapponesi sn…strani…

  2. Se ti dico che a vederli piangere mise commossa mi credi??? Poi, mi è scappata anche la risatina nel vedere il bimbo che guardava il sacerdote con aria interrogativa, per la serie ” ma che vuole questo???” Però che dire i giapponesi sn…strani…

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