Casa Oasi

A volte un elettrodomestico è un principe azzurro…

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Sospetto una vita precedente in cui di sicuro sono stata una serva della gleba che si è spaccata la schiena in mille pezzi per pulire, rassettare, sistemare e prendere ordini perentori di ogni tipo: spazza, ramazza, scrosta, detergi, disinfetta. No, forse ero Cenerentola, da qui intuisco anche il mio shopping compulsivo per le calzature e il fatto che perdo in giro almeno una volta al giorno qualcosa che mi appartiene, solo che al posto del principe azzurro spesso mi insegue la negoziante al grido “signora ha dimenticato il cellulare/la busta della spesa/le chiavi di casa/l’animasua!!”

Comunque la conseguenza è che in questa vita attuale sto alle faccende di casa come mia nonna ai rave party.

Ogni volta che per forza di cose mi trovo a dover ridare dignità a casa mia mi sale, forse meglio dire scende, un’inedia, un impoverimento energetico misto a riflessioni interiori del tipo: “ecchepalle” che se potessi mi dedicherei alla maratona di New York senza allenamento piuttosto che rimboccarmi le maniche, dedicarmi ai lavori domestici e metterci oltre ai detergenti anche un filo di olio di gomito miscelato con un po’ di amore.

Poi, un bel giorno arriva The Talking Village che senza usare bacchetta magica e trasformare topi in cavalli bianchi o zucche in carrozze scintillanti mi propone di sperimentare il modello Dyson Dc52.

Detta così pare il fratello del robottino di Guerre Stellari, in realtà si tratta di un’aspirapolvere geniale, potente e miracolosa. Non posso che definirla tale visto che ha fatto di me una “desperate housewife” felice e appagata mentre riordina casa canticchiando e che è ben contenta di passare con quella specie di turbo reattore sopra i divani, i letti, le mensole, il parquet, il gres porcellanato, il cane.

Quello è stato un incidente più o meno involontario. Alice, il piccolo toporagno che mi affianca da ben 12 anni e che immagino dalla sua verve si creda un pittbull imprigionato in pochi centimetri di quadrupede, ha iniziato ad inveire contro la mia nuovissima aspirapolvere con la potenza di uno spartano contro l’intero esercito di Serse. Ha abbaiato così forte da spingermi a puntarle il “boccaglio” per pavimento contro con la minaccia “zitta che sennò ti aspiro” e poco ci mancava dovessi chiamare il veterinario. Ha infilato il musino dentro e per staccarla ho dovuto disinnescare il marchigegno fantascientifico sperticandomi in mille richieste di perdono verso Alice che mi ha guardata tra “ma che razza di padrona ho” e “quasi quasi preferivo essere lasciata legata al guardrail dell’autostrada”.

Aldilà di questo episodio increscioso il mio lato casalingo è come se avesse trovato la pace interiore.

Sono arrivata a passare l’aspirapolvere anche nelle ore più impensate della giornata, a sbriciolare coattamente per terra e ghignare al pensiero di immaginare gli acari salutare amici, parenti prima di suicidarsi schiantandosi contro le doghe del letto piuttosto che finire tra le fauci del Dyson.

Poi non venitemi a dire che noi donne sfoggiamo sorrisi a 45 denti solo alla vista di un uomo dal sangue blu e un castello fatato, a volte ci accontentiamo di molto meno.

 

In collaborazione con Dyson

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Deborah Papisca

L'avvento dell'era dei blog e dei forum forgia la sua fortuna permettendole di realizzare il sogno di una vita: vedersi pubblicare un romanzo. 'Di materno avevo solo il latte' è uscito il 10 maggio 2011 e sembra avere valicato i confini delle sue aspettative oltre ad averla finalmente conclamata scrittrice ufficiale. Continua a leggere

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