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Educazione dei figli maschi

educazione-figlo-maschio-selvatico.jpgLo spunto per parlare di “figli maschi” me lo ha dato Costanza Miriano, giornalista di impronta cattolica, autrice del discusso libro “Sposati e sii sottomessa”.
Nel suo post, la Miriano, commenta il suo approccio educativo nei confronti dei suoi figli maschi, forte della sua recente lettura del libro di Risè, “Maschio Selvatico 2”.
Un inciso: non ho letto il libro di Risè per cui non farò alcun riferimento al testo in sé ma prenderò spunto dall’analisi della Miriano.

Questa mamma/giornalista/scrittrice sostiene che la società moderna sta castrando il maschio in varie, depravate maniere.
Il maschio di oggi non sa fare più il suo mestiere a causa di mogli autoritarie, onnipresenti, iperprotettive. Il maschio di oggi è frustrato perché gli viene negata la sua forza, la sua energia, potenza, autorevolezza e selvaticità.
La Miriano sostiene, citando Risè, che “il padre violento è espressione di una cultura in cui il maschile non è adeguatamente separato dal femminile“, “che è terrorizzato dalla prospettiva che la vita possa sfuggire al suo controllo“, soprattutto a causa della confusione tra i due generi.
La Miriano sfoggia con orgoglio le sue tecniche educative: lasciare i figli giocare con le armi, alla guerra, liberi di fare a pugni e sfogare le frustrazioni con atti fisici come spaccare la legna, sparare ad un bersaglio e intonare canti da stadio chiaramente volgari.

Sia chiaro che ognuno è libero di esprimere la propria opinione e, fintanto che non si allevano omicidi psicopatici, si è anche liberi di scegliere il metodo educativo preferito.
Ho però qui l’impressione che la Miriano abbia confuso il “selvatico” con il “selvaggio; “l’istintivo” con il “troglodita” e che forse la violenza dell’uomo non è data dal fatto che non si separa la maschilità dalla femminilità, ma piuttosto il contrario, che li si separi troppo.

Facciamo finta di non vedere la palese e fastidiosa provocazione a proposito della famigerata ed inesistente “teoria gender“. Facciamo finta di non sapere che costei è una fanatica del “sottomessa è bello”, che se non fosse una cattolica sfegatata probabilmente si sarebbe data al BDSM in qualità di dominata (si scherza ovviamente).
Concentriamoci solo ed esclusivamente sull‘educazione di un figlio maschio.

Ho imparato a mie spese che la fisicità, la voglia di giochi violenti, l’agitazione e il desiderio di competizione e scontro corpo a corpo sono innati nella quasi totalità dei maschi.
Non in tutti ovviamente, così come non tutte le bambine sono automaticamente attratte da bambole e giochi tranquilli.
Il mio desiderio di non farli giocare con le armi, aborrendo la guerra, si è infranto appena Matteo ha superato il secondo anno d’età. Ovviamente Davide ha cominciato persino prima, seguendo le orme del fratello.
Litigano e si picchiamo. Giocano e si prendono a calci. Leggono un libro e dopo 3 minuti se lo tirano addosso. Non ti abbracciano, ti placcano; non ti baciano, ti sbavano. Scorregge-rutti-caccole-sputi sono intercalari perennemente presenti nelle conversazioni dei maschi e via dicendo.

Tutto questo va benissimo e ogni attività con loro è pensata per tenere conto delle energie che devono essere bruciate giornalmente, prima che la bomba esploda, polverizzando la casa con chi c’è dentro.
Chi ha figli maschi sa di cosa parlo.
L’istinto è quello che è e rimarrà sempre con loro. Fino a questo punto io e la Miriano la vediamo praticamente nella stessa maniera, anche se da come scrive sembra che lei goda immensamente della violenza dei figli, che la incoraggi addirittura.
Per quel che mi riguarda la accetto perché è nella loro natura, ma cerco di limitare i danni il più possibile, tentando di stabilire dei limiti e soprattutto dando loro strumenti validi per imparare a gestire questa tendenza nel modo migliore.
Il fatto è che per quanto la natura del maschio sia più “violenta” di quella della donna, ciò non significa che tutta questa energia non debba essere indirizzata negli anni verso attività che non implichino la menomazione altrui per divertimento.
Al contempo trovo estremamente importante che ogni maschio trovi dentro di sé quella componente emotiva e dolce, in grado di prendersi cura degli altri.
Molto probabilmente i nostri figli diverranno padri un giorno e in quanto tali, oltre a difendere la prole dalle tigri dai denti a sciabola e procacciare il cibo rincorrendo con una clava i mammut nelle praterie, si richiederà loro di interagire socievolmente con la famiglia, i colleghi, gli amici, i vicini di casa e in generale con il resto del genere umano.
Trovare il lato gentile in un uomo e coltivarlo, trasmettendo il messaggio “la dolcezza è cool”, a mio parere è un’ottima strategia per avere equilibrio, non solo nella persona ma in chiunque gli stia intorno.
Esagerare nel cercare di bloccare ogni energia esplosiva è sbagliato, ma da qui a sostenere che la violenza in un uomo è colpa della donna che non si fa dominare… beh non continuo, altrimenti prendo anche io la clava e do la caccia alla Miriano.

Un bambino può giocare con i soldatini e alla guerra con gli amici, al contempo può imparare a parlare di sentimenti ed emozioni con la propria mamma, perché le emozioni e la dolcezza sono li e se non si insegna loro a capirle, accettarle e farle crescere, allora si cresce un individuo a metà.
Può correre come uno scalmanato e darsi agli sport più “maschi” che esistano, sapendo al contempo anche come stirare, cucinare e applicare lo smalto per le unghie alla propria fidanzata/moglie/figlia.
Trovo estremamente affascinante e terribilmente sexy l’uomo che pettina la propria donna e che cucina per lei!

Io non credo che la società di oggi castri il maschio cercando di renderlo effemminato, anzi. Ritengo che dopo secoli di machismo non sempre piacevole, si stia finalmente cercando di dare la possibilità a queste creature straordinarie che sono i nostri uomini, di diventare completi, armoniosi, sicuri della propria virilità senza sentire il bisogno di fare a cazzotti; certi della propria forza senza bisogno di spaccare il mondo; pronti a difendere chi è più debole usando parole e azioni coraggiose, nel più rigoroso rispetto dell’altro.
Poi se di tanto in tanto ci scappa un rutto e un cazzotto, va anche bene, basta che la stessa libertà l’abbiano anche le femmine!

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Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

2 Commenti

  1. Io questa Miriano per mia fortuna non la conoscevo, ma esistono decine di Miriano anche qui (lo sai), e mi spaventano. Ho iniziato a leggere il suo articolo e mi sono fermata dopo 3 paragrafi per lo shock e il disgusto… non potrebbe esistere una madre più diversa da me, da noi. Dici “fintanto che non si allevano omicidi psicopatici”… ma non e’ necessario commettere un omicidio per essere uno psicopatico, e siccome nessuno di noi genitori può avere nessuna garanzia che alleverà un elemento produttivo della società e non un criminale, non ci vuole una grande intelligenza (ne’ una laurea in lettere classiche, come la Miriano) per sapere che, nel dubbio, un genitore dovrebbe fare di tutto per evitare di crescere il bullo della classe, quello che risolve tutte le situazioni con la violenza, con la dominazione… Sono d’accordo al 100% con la tua analisi, questa tipa non ha capito una mazza di cosa significa essere genitore o madre: per lei essere madre di un figlio maschio significa sedersi in tribuna e guardarlo scorrazzare nel mondo senza una guida, in preda agli istinti più bassi e più brutali. Povere le donne che avranno una relazione coi suoi figli.

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