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La ceretta e il risveglio dei sensi. Di colpa

Mel-Gibson-ceretta-e-sensi-di-colpaDici primavera e pensi al risveglio, al ricambio, alle trasformazioni. I fiori sbocciano, il polline invade, i nasi arrossiscono e gli occhi sembrano quelli del maestro Yoda di Guerre Stellari. Cambiano i frutti di stagione negli scaffali degli ipermercati, le centrifughe sgomitano sulle zeppole di San Giuseppe, le insalate fredde scalzano i minestroni. Il trench spintona i cappotti. E si inizia a sentire l’odore della prova costume, della presenza scomodissima di quella ciccetta accumulata nei punti nevralgici durante l’inverno mimetizzata tra maglioni e piumini.
Ogni volta me ne sto davanti allo specchio con lo stesso pensiero dell’anno prima. E di quello prima. E forse anche quello di dieci anni fa. Il senso di colpa è lì attaccato come mastice e inizia a lanciare a fionda maledizioni di vario tipo comprese tra il “mavaffanculo a tutti quei barattoli di nutella che mi sono mangiata tra dicembre e febbraio”, e “mavaffanculo alla colazione con cappuccino e brioche ogni mattina”.
Cerco in apnea il numero dell’estetista e la chiamo con l’afflato di chi è tra la vita e la morte: «mi perdoni padre perché ho peccato. Di gola».
«Te lo dico ogni volta che le sedute vanno fatte regolarmente»
«non c’è tempo per i cazziatoni, qui l’interno coscia è un blob con triplo lievito e sembra che mi abbiano impiantato un mezzo otto sull’addome, ti prego liberami da questo male»
«sciocchina che sei…dai, vieni domani e vediamo che possiamo fare…».
Animo samaritano, mi accoglie con quel fare compassionevole e rassegnato, con il suo sorriso stabile e acconsenziente anche se a volte sospetto mi voglia prendere a mazzate con il dermalshape;
E non parliamo della ceretta.
Anzi no, parliamone.
Forse l’outing potrebbe liberarmi la coscienza:
«qui lo sai bene che non devi aspettare così tanto che poi cresce la foresta amazzonica, adesso sai cosa ti aspetta?»
«un macete per farti largo?»
«Ti ci starebbe bene anche il tagliaerba»
«sii ambientalista a sufficienza ti prego. Ma un’anestesia locale?»
«no. Tutto completamente s-v-e-g-l-i-a»
Con la ceretta il suo sorriso stabile e acconsenziente si trasforma in un ghigno da “quanto è bello assaporare il gusto pieno della vendetta” mi fa accomodare sul lettino mentre io è come se avessi già fatto una sauna a 90°.
«pronta?»
«no»
Quella specie di caramello mou si fonde con la mia carne, è caldo al punto da farmi pensare “cazzo, è lava incandescente!!” e  chiudere gli occhi e recitare il mantra “dai che passa in fretta, strappa ora o mai più” è d’obbligo. La striscia viene accuratamente pressata casomai non avesse aderito bene a quella zona che la scienza medica afferma essere una delle più delicate e sensibili del corpo femminile.
E poi ecco lo strappo.
E le lacrime.
E le imprecazioni che seguono una linea cromatica originale.
«Come la facciamo? Brasiliana?»
Dove per “brasiliana” s’intende lo sterminio impietoso anche dell’ombra del più millimetrico bulbo pilifero. La zona bassoventre subisce un raid spietato che include anche l’intervento della pinzetta estirpatrice sadica degli ultimi superstiti. E in quella fase vorresti un po’ morire o augurare a chi ti sta torturando di diventare una groupie di Platinette.
La depilazione a caldo è dura, fidatevi. Ti fa soffrire e ti costringe ad assumere posizioni da pornodiva in pieno “ciak si gira”, ti fa sembrare una affetta da ragadi anali a causa dei residui che restano appiccicati come moscerini in un barattolo di miele.
Oggi come ieri continuo imperterrita nel mio cammino masochista.
Oggi più di ieri chiedo a qualcuno di aiutarmi a uscire da questo tunnel!

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Deborah Papisca

L'avvento dell'era dei blog e dei forum forgia la sua fortuna permettendole di realizzare il sogno di una vita: vedersi pubblicare un romanzo. 'Di materno avevo solo il latte' è uscito il 10 maggio 2011 e sembra avere valicato i confini delle sue aspettative oltre ad averla finalmente conclamata scrittrice ufficiale. Continua a leggere

4 Commenti

  1. se Dio mi avesse voluto glabro, mi avrebbe fatto senza l’ ombra di un pelo, invece mi ha fatto mezzo scimpanze e tale devo rimanere.
    Mi pare pure che la depilazione come l’ hai descritta tu sia stata inserita tra le torture abolite dalla convenzione di Ginevra, comunque non avrei la forza morale e psicologica per affrontare un dolore così grande ed intenso!
    Penso quindi che potrei al limite fare una depilazione con la buonissima ed quasi indolore crema depilatoria for man, del resto voi siete il sesso forte no??

  2. Io, no. Debolissima, cavolo! Mia figlia mi dice “ieio”, che sta per Leo, ip nostro gattone a pelo lungo, ogni volta che mi vede da “quelle parti”. Ma la ceretta, no!

  3. Mai fatta la ceretta in vita mia né la farò mai!
    Ma perché soffrire così??! Ok, non sarò mai “perfetta”, ma non vedo perché dovrei farne una malattia.
    Ora anche gli uomini iniziano ad avere quest’ossessione: siamo al paradosso.
    Ok essere curate, ma senza esagerare. La natura ci ha create così, perché accanirsi contro il nostro corpo?

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