Salute e Benessere

Da oggi i test prenatali non saranno più invasivi grazie a MaterniT Genome

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Tutte le future mamme si chiedono se il bimbo che portano in grembo sia sano, no? Fino ad oggi indagarlo è stato più complicato del previsto, ma con MaterniT Genome è stata introdotta una vera rivoluzione.

Anche io me lo ero chiesta quando ero rimasta incinta e avevo voluto saperlo. Ero saltata a piedi pari sulla casella “Visite di controllo facoltative e a contenuto etico”. Un’area delicata quanto basta a raccogliere consensi (pochi) e dissensi (a iosa) per la natura della visita a cui avevo deciso di sottopormi: la villocentesi, un esame che andava effettuato intorno all’undicesima settimana, in una fase pressoché primordiale della gravidanza. Mi era stata vivamente consigliata dal ginecologo a causa della mia età, evidentemente mi considerava una tardona… Trentasei anni erano realmente considerati un’età da casa di riposo per il concepimento? L’anticamera alla chiusura lavori dell’apparato riproduttivo femminile? E poi ci si chiede perché a noi donne vengano le fisime degli anni che passano!

Evidentemente, dal punto di vista dell’organismo, fare un figlio stava agli “anta” come una teglia di melanzane alla parmigiana con le cotolette sta alla merenda pomeridiana.

Il messaggio da parte di grembo e ovaie sembra essere forte e chiaro: «Se vuoi un figlio non aspettare più di tanto, perché poi a un certo punto chiudiamo i battenti e non è che un bel giorno ti svegli e decidi di rimetterci al lavoro con tutte quelle cure ormonali che ci dopano neanche fossimo le nuotatrici cinesi dei campionati mondiali del ’94. Poi sei pure costretta a chiedere i sussidi allo Stato per mantenere i tuoi cinque gemelli».

La medicina sembra appoggiare piuttosto attivamente questo tipo di mozione, tendendo peraltro a sottolineare che una donna incinta in età avanzata viaggia parallela al rischio di generare un bambino con qualche problema. I medici, perciò, mettono le mani avanti consigliando villocentesi e/o amniocentesi, lasciando che la moralità della coppia in attesa faccia il resto. Naturalmente, la cosa cambia se si ha un ginecologo anti abortista che di questi esami invasive non sa che farsene. Lo screening neonatale, dunque, rappresenta una specie di terreno fatto di uova e la mamma che decide di percorrerlo dovrà passarci sopra quasi volando, nel modo più delicate e veloce possibile.

Carlo si era preso un giorno libero per starmi vicino, mostrandosi piuttosto teso mentre mi accompagnava all’ospedale. I nostri passi echeggiavano nel lungo corridoio che ci avrebbe portati all’ambulatorio dove il medico specializzato in villocentesi, di bianco cangiante vestito e affiancato da due infermiere più simili a due scienziate del CERN, mi stava attendendo.

I simpatici ormoni, sebbene sporadicamente, esercitavano ancora una certa influenza sulla sfera delle mie emozioni. Le due infermiere mi avevano fatto sdraiare sul lettino per poi coprirmi con un lenzuolo di carta verde ospedaliero il cui buco al centro avrebbe tenuto scoperta la pancia. Il dottore, dal timbro di voce di un prete in fase confessione, aveva cominciato a spiegarmi gli step dell’esame.

Aveva velocemente inserito un ago nella mia pancia. Un’infermiera eseguiva l’ecografia per permettergli di monitorare la posizione del feto ed evitare di toccarlo con lo strumento invasivo. L’ago avrebbe aspirato un campione di tessuto coriale, che avrebbe consentito di verificare l’assetto cromosomico del bambino per valutarne la normalità o, al contrario, la presenza di anomalie.

Il prelievo si era rivelato in linea di massima indolore, salvo regalarmi una fitta tipica da ciclo mestruale e farmi sentire come una ruota di bicicletta gonfiata da una pompa.

E lì, per la prima volta, grazie a quel monitor di fianco a me, ero riuscita a vedere in modo nitido un accenno di bimbo, che beato se ne galleggiava nel liquido amniotico. Rannicchiato su se stesso, faceva evoluzioni come fosse un astronauta in assenza di gravità.

L’esame era durato pochi minuti. Mi era stato consigliato di rialzarmi lentamente. Io avevo eseguito gli ordini con l’incredibile immagine impressa nella mente di quel fagiolino acquatico che faceva capriole dentro di me. 

Durante la settimana di attesa da incubo, era facile immaginare la nostra angoscia a ogni squillo del telefono. Ma trascorsi i sette giorni di tensione e squilli del telefono che erano sul punto di lederci il sistema nervoso, nessuna chiamata… tutto bene secondo quanto ci avevano detto in ospedale. Eppure ancora non ci sentivamo del tutto tranquilli, e il bisogno di chiamare il centro perché ci confermassero lo stato di salute del nostro bambino era diventata la priorità assoluta.

Il dito quasi mi tremava sui tasti e io mi sentivo emozionata come non mai, anche perché avrei saputo il sesso. Il motto mio e in particolare di Carlo era “speriamo che sia femmina”. Femmina fu. E pure sana come un pesciolino!

tratto dal romanzo “Di materno avevo solo il latte” autrice: io.

Questa è stata la mia esperienza personale con la villocentesi. Se all’epoca avessi potuto usufruire di metodi più veloci e meno invasivi avrei accettato ad occhi chiusi l’alternativa. Finalmente la scienza ha fatto passi da gigante in questo senso e nel giro di pochi anni: per la prima volta in Italia è a disposizione MaterniT Genome, l’unico test prenatale al mondo, non invasivo, capace di analizzare tutti i cromosomi fetali. La scoperta della presenza di DNA fetale circolante, nel sangue materno ha portato ad una vera e propria rivoluzione in ambito prenatale.

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Il test è consigliato a:

Donne con età dai 35 anni in su;

Presenza di anomalie ecografiche;

Test di screening (bi test, tri test) con risultati anomali;

Presenza di un’anomalia cromosomica nota in famiglia o precedente figlio con patologia
cromosomica;

Gravidanze in cui le procedure invasive (villocentesi, amniocentesi) possono essere particolarmente pericolose per la paziente (es. diabete, coagulopatie) o per il feto (poliabortività, fecondazione in vitro);

Tutti coloro che vogliono sapere il più possibile circa i cromosomi del loro bambino senza i rischi associati ad una procedura invasiva. 

È sufficiente un prelievo di sangue alla mamma dalla 10a settimana di gravidanza in poi ed è necessario che prima di effettuare il test sia stata eseguita almeno un’ecografia che attesti la gravidanza e il numero di feti presenti in quanto il test può essere effettuato solo su gravidanze con singolo feto. É possibile eseguire il test anche in gravidanze ottenute con procedure di fecondazione in vitro e da ovodonazione o in donne con precedenti gravidanze e/o aborti.
É disponibile una consulenza genetica pre test e post test gratuita. 


MaterniT Genome è l’unico test, validato da studi scientifici, che analizza tutti i cromosomi e non solo alcuni!

Scoprite di più in questo video e visitate la pagina

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Deborah Papisca

L'avvento dell'era dei blog e dei forum forgia la sua fortuna permettendole di realizzare il sogno di una vita: vedersi pubblicare un romanzo. 'Di materno avevo solo il latte' è uscito il 10 maggio 2011 e sembra avere valicato i confini delle sue aspettative oltre ad averla finalmente conclamata scrittrice ufficiale. Continua a leggere

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