Salute e Benessere

Cooking Lesson con lo chef Simone Rugiati

ricette Simone Rugiati

La nostra cuoca/strega/mamma tutto fare Francesca Tantalo è stata la nostra inviata speciale ad un workshop di cucina in cui ha avuto modo di sperimentare ricette con lo chef Simone Rugiati. Da oggi per i prossimi giorni seguiremo passo passo le ricette e i consigli dello chef! 

Ognuna di noi pensa di cavarsela bene in cucina. Almeno finché non incontra uno chef.
Uno vero.
Allora tutte le certezze se ne vanno a bagno e così anche quelle della mamma e della nonna e di ogni altro parente femmina di tutta la famiglia, nell’arco di generazioni.
Così è esattamente come ci siamo sentite noi, piccolo gruppetto di ironiche e affiatate mamme blogger sabato scorso, durante la lezione di cucina dello chef Simone Rugiati.
Sono bastati pochi punti a scardinare tutte le nostre convinzioni. Poche grandezze fondamentali, che posso così riassumere.

Tempo

tutte noi automaticamente scartiamo le ricette che prevedono un tempo di preparazione che supera i 20 minuti. Ma è un errore. Infatti non sempre il tempo di preparazione corrisponde ad un tempo di effettiva manipolazione degli alimenti. Ad esempio, se una ricetta prevede che il pollo debba marinare per 12 ore, ciò non implica che noi dobbiamo effettivamente passare 12 ore a guardare una fetta di pollo immersa nella marinata, sacrificando ogni altro impegno della giornata. Magari possiamo mettere la fettina a marinare la sera prima di andare a dormire e lasciarla in pace fino al momento in cui, di fatto, la cucineremo.
A volte ricette velocissime hanno tempi di preparazione in realtà molto lunghi, perché a monte c’è una lenta marinatura o una lunga cottura, che però a noi mamme non toglie tempo prezioso, ma ci lascia la possibilità di, nel frattempo, apparecchiare la tavola, caricare la lavatrice o andare a prendere i figli a scuola.
Spazio
non serve moltissimo spazio per cucinare, basta solo tenerlo pulito. Ogni passaggio della lavorazione di una ricetta deve avere i relativi attrezzi, contenitori, superfici (taglieri, spianatoie eccetera) che vanno cambiati o puliti al passaggio successivo: si lavora sul pulito. Per più motivi. Il primo riguarda senz’altro la sicurezza: una superficie unta o bagnata può diventare scivolosa e rendere pericoloso l’uso, per esempio, di un coltello. Il secondo: igienico. Non è molto igienico tagliare un alimento cotto sulla stessa superifice dove si è affettato un alimento fresco, crudo. Inoltre non si dovrebbe pulire la verdura sulla stessa superificie dove si taglierà la carne o il formaggio o il pane. IL terzo motivo, più banalmente, è emerso da un nostro piccolo errore. avevamo affettato un cipollotto fresco e non avevamo ripulito bene il tagliere e il coltello: alcuni frammenti di cipollotto erano rimasti attaccati al petto di pollo che stavamo affettando e che poi avremmo cotto. Il cipollotto ha tempi di cottura più brevi della carne per cui si sarebbe bruciato conferendo al pollo un sapore di bruciacchiato che avrebbe vanificato il risultato finale.

Velocità

come in matematica, saltare i passaggi sperando in un risultato identico è senz’altro uno sbaglio. Se la ricetta prevede che il sale vada aggiunto alla fine, aggiungerlo prima del tempo non è la stessa cosa e può portare ad un risultato peggiore. Friggere il pollo prima che l’olio abbia raggiunto la temperatura ideale renderà il fritto molliccio e cattivo. Congelare un filetto di pollo già impanato per poi friggerlo ancora congelato sperando di abbreviare i tempi, porterà a sicuro fallimento della ricetta.
“Nella frittura della classica cotoletta impanata, è importante aggiungere il sale, a pioggia, alla fine, a frittura ultimata. Aggiungere sale prima, ha lo stesso effetto di un week end all’Ikea con i suoceri: ti asciuga” precisa, scherzosamente ma non troppo, lo chef.
Qual è il fattore migliore che possa ottimizzare il tempo, lo spazio e di conseguenza la velocità? L’organizzazione. Una buona organizzazione dei tempi e dello spazio porterà di sicuro ad una preparazione rapida e di successo.

Parola di chef.

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