Diario Oasi

Come si fa a diventare felici? Con un paradosso…

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Sabato scorso ero a un funerale. Un amico se ne è andato, così, quasi all’improvviso, dopo un mese e mezzo di preparazione al suo ultimo viaggio infilando in valigia sofferenze fisiche e mentali che hanno tolto pensieri e respiro a chi gli è stato vicino ogni singolo momento della sua lotta.

Si è trattato di un calvario che non ha lasciato spazio alla speranza poiché un gruppo di cellule della parte più dinamica e affascinante del suo corpo – la sua splendida testa – non hanno retto agli attacchi di un male irruento, prepotente che è entrato dentro di lui sgomitando e imponendosi con tutta la sua forza oscura.

Sabato scorso anche la giornata piangeva a dirotto e la pioggia si confondeva con le lacrime che sgorgavano senza sosta dagli occhi di una moltitudine di presenti che si saranno fatti mille domande senza ricevere una risposta concreta: perché proprio lui? Perché così giovane? Perché non a quelli che uccidono, rubano, mentono, schifano la vita? Lui era un amante della vita, amava gli animali, la natura, andava in moto, giocava a football americano, amava, amava ed ancora amava. La battuta, il sarcasmo, l’energia, il movimento. Amava sorridere e con il suo sorriso e la strizzata dell’occhio ha mandato in crisi il battito di almeno un buon 40% di cuori femminili.

E ora non c’è più. O almeno fisicamente non potremo più godercelo.

Dunque, che fare per sopravvivere a tutto questo? Quale strada prendere per riuscire a comprendere e accettare l’unico elemento della vita di ciascuno di noi che è certo quanto il sole che sorge a est e tramonta a ovest? Che diavolo di Tom Tom si deve scaricare per essere sicuri di essere nella strada giusta?  Che ci da una pacca sulla spalla e ci consola da tutto questo delirio?

Il punto è che quella parola noi non la vogliamo pronunciare, è cacofonica, ha consonanti dure e paurose, fa venire i brividi, spinge ad atti sciocchi e inutili come afferrarsi i gioielli di famiglia, fare le corna, cambiare discorso, prendere il primo treno per Napoli, correre a San Gregorio e comprare in stock carrettini interi di corni, gobbi e zampe di coniglio, venditore compreso.

E Lei credo si sbellichi dalle risate vedendoci annaspare e proteggerci da un qualcosa che mai e poi mai potremo evitare.

Allora se non possiamo schivarla come fare ad accettarla?

Non ci resta che tenerla a mente in modo sereno, e abbracciarla evitando di darle spintoni per tenercela alla larga.

Sapere che un giorno non saremo più qui a pensare a cosa metterci per la cena di lavoro, a incazzarci con l’automobilista che ci taglia la strada, a fare l’amore, a litigare, fare pace, bere, mangiare, a ordinare sushi, a brontolare che non lo digeriamo, a seguire la dieta detox, andare in palestra, puntare alla carriera, fare figli, non farli, sposarci, andare a convivere, separarci, parlare male degli altri, camminare, correre, piangere, ridere, dormire, svegliarsi di soprassalto per un incubo, alzarsi la mattina all’alba, andare a letto all’alba, rende tutto quello che fa parte dell’intricato puzzle della nostra vita molto più significativo di quanto di solito non tendiamo a fare.

O se siamo bravi abbastanza da dichiarare dentro di noi e per noi che possiamo farcela a dare la benvenuta a quella essenza che inizia per “emme” e finisce per “e” allora inizieremmo anche a scremare la vita da tutte quelle scorie che ci appesantiscono e recano una sfiga indicibile a lungo andare. Oppure trasformarle da merda a cioccolata extra fine.

Ad esempio:

– togliamo l’arrabbiatura con l’autista, anche se vi ha fatto il dito e mandato a fanculo consideratelo un suo problema, voi siete vive e per questo con una grande senso di gratitudine, vero? Allora ringraziate di avere energie sufficienti da indirizzare a qualcosa di buono che potete regalare alla vostra giornata.

– Concentratevi sulla carriera, perché no. Se fate un lavoro che amate e che crea valore puntate pure alla sua crescita ma evitate le scorrettezze, gli sgambetti, le guerre ai mulini a vento. Siete vive e per questo con un grande senso di gratitudine, vero? E allora vale la pena concentrare le vostre energie su ciò che vi aiuta a costruire e non a distruggere.

–       Separatevi pure se siete arrivati alla conclusione che quell’uomo non fa per voi ma fatelo con la testa e il cuore. Siete vive e per questo con un grande senso di gratitudine, vero? Sarebbe, dunque, bene concentrare le vostre energie sulla soluzione migliore per non arrivare come Michael Douglas e Kathleen Turner che si sono presi a colpi di lampadario di cristallo.

–       Evitate il più possibile la lamentela. Porta sfiga. Ma tanta. Credetemi. Talmente tanta che a forza di lagnarvi di ciò che manca e non pensare di godere ciò che si ha vi trasformereste in vampiri energetici diurni e qualcuno prima o poi tenterà di tapparvi la bocca infilandoci una testa di aglio dopata di ogm.

La lista continua così all’infinito e tutto è mosso dalla consapevolezza e il paradosso che nulla di tutto questo durerà per sempre.

Il segreto per essere felici costantemente, quindi? E’ proprio quello di ricordarci della morte (et voilà, l’ho detta la parola impronunciabile!) che ci porta a considerare ancora di più il senso dello stare bene e di fermarci a vivere il momento, ad arraffarlo e tenerlo custodito tra le mani come un piccolo uccellino bisognoso di calore e affetto.

La felicità non è gratis, non si paga in termini di denaro ma di sforzi incessanti e quotidiani da seminare ogni giorno e che ci portano a dire buongiorno e buonanotte con un senso unico di immenso “grazie”.

Solo così potremo continuare questa avventura straordinaria arrivando ad una buona meta, godendoci quelle rughe che vengono rifiutate e  contrastate con ferocia a suon di botox e silicone quando invece dovrebbero essere viste come degli splendidi traguardi di saggezza e ampia visione della vita.

Sabato scorso ero a un funerale.

E ho ringraziato il mio amico pensando a tutto questo…

 

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Deborah Papisca

L'avvento dell'era dei blog e dei forum forgia la sua fortuna permettendole di realizzare il sogno di una vita: vedersi pubblicare un romanzo. 'Di materno avevo solo il latte' è uscito il 10 maggio 2011 e sembra avere valicato i confini delle sue aspettative oltre ad averla finalmente conclamata scrittrice ufficiale. Continua a leggere

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