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Cari genitori, attenti a smartphone e tablet!

cellulari

Lo ammetto. Da quando ho l’Iphone sia  per lavoro che per diletto mi ritrovo spesso a starmene con gli occhi incollati su quell’aggeggio infernale che mi ha creato una forma d’indipendenza involontaria e a tratti un po’ preoccupante.

L’altro giorno Camilla mi ha strattonata -viva lei- riportandomi alla realtà  (dei fatti): non riesco più a fare a meno del mio smartphone.

Io che addirittura giudicavo sprezzante gli appassionati di calcio che non potendo seguire direttamente la partita lo facevano con l’orecchio attaccato a una radiolina antidiluviana e gracchiante mentre passeggiavano sul lungo mare, affiancati da mogli con un’espressione mista a imbarazzo e “questo qui non lo sopporto più”, ora mi sento di appartenere allo stesso target di lobotomizzati tecnologicamente più (in)evoluti, che si aggirano nei ristoranti, bar, seduti sulle panchine dei parchi, mentre aspettano che i figli finiscano le varie lezioni di attività  extrascolastiche, con il collo in trazione e la testa china che sembrano i dannati in fila per entrare al purgatorio/inferno dantesco.

Poi leggo  un articolo molto interessante il cui titolo -non a caso- ha caratteri grandi quanto la mia scrivania come a svegliare noi vittime da era 2.0: “Incollati a tablet e smartphone e i genitori trascurano i figli“.

Touché.

Secondo una ricerca Usa passare troppo tempo connessi rovina le relazioni sociali e fa male alle famiglie. Inoltre danneggia il nervo vago fondamentale per la socializzazione.

Il nervo vago collega il cervello al cuore e regola il battito cardiaco.

Stare inebetiti davanti a un Pc, o un tablet o uno smartphone diminuisce l’esercizio delle funzioni sociali del  nervo vago portando a un indebolimento fisico/mentale.

Come se non bastasse  ne risente anche l’espressione facciale. Un tablet/pc/smartphone addicted è caratterizzato da una verve che uno zombie a confronto pare Siddharta appena raggiunta l’illuminazione totale.

Ok usare la tecnologia ma dovremmo (a partire da me)  farne un uso più moderato in particolare quando siamo in presenza dei nostri figli.

Mandare sms mentre si allatta ad esempio danneggia il legame tra madre e neonato.

O rispondere a un figlio che ti chiama «uhmsssìììì”.finisco di condividere il post della Carfagna quando posava per i culendari e arrivo», penalizza fortemente il rapporto che vorremmo avere con i nostri bambini.

Meditiamo. Seriamente.

In particolare dopo avere visto questo video…

Fonte della notizia: La Repubblica, 26 marzo 2013

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Deborah Papisca

L'avvento dell'era dei blog e dei forum forgia la sua fortuna permettendole di realizzare il sogno di una vita: vedersi pubblicare un romanzo. 'Di materno avevo solo il latte' è uscito il 10 maggio 2011 e sembra avere valicato i confini delle sue aspettative oltre ad averla finalmente conclamata scrittrice ufficiale. Continua a leggere

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