Diario Oasi

Andare per shopping e pentirsene…

shopping

Essere a Milano per lavoro è sempre una buona occasione per ritagliarsi un’ora di sano shopping nel triangolo delle bermuda super fashion: Duomo – Corso Vittorio Emanuele – Piazza San Babila, tra una corsa senza fiato per acciuffare la metro, un pranzo di lavoro con schema “orologi alla mano che poi abbiamo un altro appuntamento” e una sosta in albergo per una doveroso cambio d’abito. Atelier e boutique a catena di montaggio offrono di ogni e gli occhi lasciano per strada cornee e retine assieme alla smania sfrenata di fare magie sulla carta di credito che nemmeno Dynamo.

E poi arriva la collega che vuole assolutamente quella t-shirt in quel dato negozio con quel dato nome che io ho sentito così di sfuggita una volta e non mi sono mai posta troppe domande sulla sua linea di abbigliamento.

Arrivate davanti alla sede del grande antro della “moda sulla cresta dell’onda di massa” noto subito qualcosa che non quadra: un ragazzotto dal fisico prestante, pelle liscia come un culetto di bambino e muscoli sparpagliati a regola d’arte, ben visibili all’occhio delle teenager che se ne stanno in ordine sparso ad aspettare di farsi selfie con lui.

Entro con qualche perplessità in merito pensando al pelo ritto sulle braccia che nel frattempo si è fatto sentire al pensiero di dover immaginare mia figlia tra quelle gallinelle dal coccodè frenetico.

E dentro non è che lo scenario sia meglio.

Il colore predominante è il nero. La luce proviene da faretti puntati sui vestiti e accessori vari  con una illuminotecnica da medioevo. Se non fosse chiara la situazione ve lo dico trivialmente con 5 parole: non si vedeva un cazzo.

I commessi rigorosamente a torso nudo vestiti di soli jeans a vita bassa a mettere in evidenza i solchi in zona sotto bacino nel miglior stile di una statua greca e ciabatte infradito, si aggirano lentamente tra  scaffali e percorsi d’obbligo ricchi di abiti casual, giubbotti “ini”, bikini mini mini,  che al mercato trovo di meglio e con prezzi sicuramente più appetibili.

“Ti posso aiutare?” mi chiede uno  di questi aitanti commessi seminudi che pare uscito dalla scuderia di Lele Mora e che a giudicare dall’aspetto potrei considerarlo sotto due punti di vista: 1) sarebbe perfetto come toy boy 2) potrei essere sua madre.

«No, grazie do un’occhiata…» la tentazione di aggiungere anche “e copriti che con questa aria condizionata ti prendi un accidente” fa emergere il mio spirito materno e prendere le distanze dalla fissazione che Madonna o Jennifer Lopez hanno per i giovani virgulti.

La musica che accompagna il cliente in questa meravigliosa location è a livello otto milioni di decibel, rigorosamente Tecno che regala un assetto cerebrale da “scusate ma ho appena preso un acido e sono in fase lisergica”.

Ora, sospetto che si tratti di una sorta di strategia di marketing/marchettara che confonde l’acquirente in un oblìo di diabolica combinazione tra musica da Love Parade, ambiente dark, commessi che sembrano gigolò di primo pelo e il tutto aromatizzato al nuovo, nuovizzimo profumo di questa me-ra-vi-glio-sa griffe ampiamente diffuso in ogni centimetro quadro del negozio in fase super lancio promozionale.

Il risultato è efficace e distruttivo in un colpo solo:

1)     Riesci a spendere almeno 100 euro di abbinamenti che fanno del tuo nuovo outfit un’arlecchinata penosa che piuttosto ti sentiresti meglio con il mutandone ascellare di tua nonna;

2)     Perdi l’uso dell’olfatto rischiando di non percepire alcuna differenza tra l’odore di un cesso pubblico e quello di un arrosto con patate;

3)     Pensi a quanto sia triste l’esaltazione di modelli vacui, che non servono ad altro se non a mandare in visibilio giovani donne ancora con l’odore del latte materno addosso.

E ora vi sfido a indovinare di che brand sto parlando: alla vincitrice un bacio con schiocco da Costantino!

 

Articoli correlati

Etichette
Vedi altro

Deborah Papisca

L'avvento dell'era dei blog e dei forum forgia la sua fortuna permettendole di realizzare il sogno di una vita: vedersi pubblicare un romanzo. 'Di materno avevo solo il latte' è uscito il 10 maggio 2011 e sembra avere valicato i confini delle sue aspettative oltre ad averla finalmente conclamata scrittrice ufficiale. Continua a leggere

5 Commenti

  1. Vabbeh, conto fino a 10. Uno, due, ho contato. Resto del mio parere, ancora troppi, troppi e troppi soldo in giro per queste minchiate, due non posso che augurarmi una diffusa, diffusissima povertà che spazzi via un po’ di vuoto.
    Sono moralista, lo ammetto, bacvhettona, idem, ma che tristezza!

  2. Non ne ho idea. Non sono all’altezza e mi dispiace (quasi) un pò. Anche la parola outfit comincia a provocarmi un pò di urticaria ultimamente. Non è che non mi piace fare shopping, anzi. E’ solo che i miei criteri-gusti-negozi preferiti-vogliadicomprare distano sempre di più dai negozi più di moda come quello che hai descritto e mi chiedo se sia la vecchiaia arrivata in anticipo o se sia sto mondo di modelli vacui che mi ha già decisamente rotto le scatole!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to top button

Rilevato Adblock

Disabilitando Adblock ci aiuti a mantenere in piedi il nostro progetto. Grazie!
X