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Amare il proprio corpo di donna

corpo-donnaQuesto video racconta la storia di Taryn Brumfitt, mamma australiana che per tanto tempo ha vissuto con disagio il proprio corpo e che per liberarsi dei chili di troppo e al contempo dalla sensazione di avere un aspetto orrendo, ha deciso di iscriversi ad un concorso per body builder.

Il cambiamento fisico di Taryn è stato spettacolare e a giudicare dalle immagini verrebbe da dire che finalmente questa donna ha ottenuto ciò che desiderava: tornare in forma smagliante.
E invece no. Nonostante i chili persi e la linea ritrovata, il senso di disagio verso se stessa è rimasto. Come possibile?

Due sono gli eventi che hanno aiutato Taryn a sciogliere il nodo del suo dilemma.
Il primo spiraglio verso la comprensione è stata una domanda: Taryn si è chiesta come potesse insegnare alla propria figlia ad amarsi e rispettarsi se lei per prima non era in grado di amarsi. Non si può crescere un figlio sereno e felice se non si è altrettanto sereni e felici, è un controsenso e i bambini lo capiscono e poi ci giudicano.

A questo si è aggiunto un episodio avvenuto in spiaggia di cui Tary è stata spettatrice.
Accanto a lei una donna in costume con chiari segni di una mastectomia, si era alzata esclamando:«Oh guarda! Un’altra donna con un seno solo!», indicando un’altra bagnate con chiari segni di una mastectomia.
Due donne con un corpo menomato, segnato brutalmente, sono in spiaggia, in costume, per nulla afflitte dal proprio aspetto. Sono anzi felici perché sono sopravvissute, hanno lottato contro un corpo minato dalla malattia e hanno vinto.
Quello stesso corpo è stato curato perché è stato amato e il segno della mastectomia è il segno di quell’amore che le donne hanno provato verso se stesse.

Tutto questo è stato per Taryn una rivelazione e un’idea ha cominciato a prendere forma, trasformandosi in un progetto: invitare le donne ad amare il proprio corpo.
Il video è un estratto di un documentario in cui oltre alla sua storia, Taryn intervista donne incontrate per strada a cui viene posta la domanda “Con quale parola descriveresti il tuo corpo?”.

Se mi facessero la stessa domanda risponderei: “armadio a 4 ante”. OK, non è un aggettivo, ma ci siamo capite.
Ritengo il mio corpo (ultimamente, soprattutto) piuttosto brutto per ovvi motivi: peso, smagliature, imperfezioni della pelle, occhiaie. E` talmente tanto tempo che sono in queste condizioni che quasi mi sono dimenticata quale fosse la mia forma precedente.
E` talmente tanto tempo che mi ritengo brutta che affermarlo ad alta voce è come sottolineare l’ovvio: ormai non mi vergogno più del mio corpo, mi sono rassegnata e descriverlo come brutto ed imbarazzante, è diventata la norma.
Anche le donne del video hanno risposto le stesse cose. Gli aggettivi più gettonati sono “brutto” “grasso” “molle”.
Mal comune mezzo gaudio? No, per niente. Ascoltare queste sconosciute descrivere in maniera altrettanto rassegnata, con uno sguardo quasi di scusa e di imbarazzo, il proprio corpo è stato come se un pugno gelido mi si fosse chiuso attorno allo stomaco.
Ascoltare l’ultima intervistata (una donna in sedia a rotelle con handicap) sostenere che il proprio corpo è “soffice e attraente” è stato come ricevere una sberla.
Come è possibile che una donna con mastectomia e una disabile ritengano il proprio corpo fonte di gioia, soddisfazione, orgoglio e io che (knocking on wood) sono sana non riesca a trovare una parola gentile nei miei stessi confronti?
Ci credo che poi il mio corpo e la mia mente si rifiutano di collaborare ogni volta che comincio una dieta!
E` come se fossi a capo di una squadra di operai alle prese con la costruzione di una casa. Io, capocantiere, passo le giornate ad insultarli, disprezzarli, schernirli, umiliarli e poi, sorpresa sorpresina, gli operai vanno in sciopero e la casa è una baracca smontata.

La strada per accettarsi per quello che si è è lunga e faticosa. Senza amore verso se stessi non si può pensare di poter curare e nutrire il proprio corpo e la propria mente.
Non dico che grasso è bello, ma nemmeno che le fissate con l’esteriorità e la forma fisica siano tanto meglio.
Accogliere quello che siamo e i cambiamenti che la vita opera su di noi è come un incoraggiamento nei nostri confronti per poter raccogliere le forze e vivere felici, per migliorarci e per trasmettere agli altri quella forza necessaria per affrontare le battaglie della vita.

Cosa rispondereste voi alla domanda “una parola per descrivere il vostro corpo?

Siate sincere.

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Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

2 Commenti

  1. Wow. Questo mi ha commossa. Se dovessi descrivere il mio corpo ora, ma anche prima della gravidanza, anche a vent’anni, direi normale. E questo “normale” significa nulla di spettacolare e, quindi, insoddisfacente. Però, a differenza di quando ero più giovane, me ne frego molto di più. Mi metto in costume e vado al mare o in piscina senza farmi troppi problemi. Da quando, poi, è arrivato Alessandro e ogni volta che lo guardo penso, “ammazza, il mio corpo normale ha fatto un cucciolo così perfetto, anzi, spettacolare?”
    🙂

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