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Alessandra Appiano e quel mal di vivere che è molto democratico

La scrittrice Alessandra Appiano è scomparsa il 3 giugno forse togliendosi la vita. I suoi lettori e i suoi colleghi sono senza parole.  

Il 3 giugno è venuta a mancare Alessandra Appiano, giornalista e scrittrice. Pare che soffrisse di depressione, la prima cosa che viene in mente quando si parla di “gesto volontario”. Si è tolta la vita, forse perché – nonostante tutto – le era insopportabile.

Aveva appena festeggiato i 59 anni (era nata il 30 maggio) e nulla lasciava presagire il peggio, come si dice in questi casi. Anzi, sulla sua pagina Facebook si vedono delle foto di una donna sorridente e felice, bellissima, che ha anche ricevuto l’Ambrogino D’Oro per il suo valore. Il suo ultimo libro è “Il bicchiere mezzo pieno – I piccoli miracoli quotidiani che ti cambiano la vita”. Suona davvero beffardo questo titolo; addirittura avrebbe dovuto presentarlo il 9 giugno ad un evento.

Chi è rimasto, gli addetti ai lavori, i suoi colleghi e i suoi lettori si sono chiesti ovviamente “perché?”. Perché una persona dotata anche di una forte ironia – lo si può capire dal suo romanzo più famoso “Amiche di Salvataggio” del 2003 – non sia stata capace di rialzarsi di fronte ad una malattia che ti spezza le ossa.

Forse è proprio per questo che non ce l’ha fatta. Chi soffre di depressione è un malato non malato. In una patologia fisica il tuo corpo manifesta esternamente dei sintomi. Nella depressione no. Puoi anche sorridere e fingere, essere apparentemente felice, ma vivere nel buio più assoluto. Certe volte, quando ero nel periodo più nero, speravo solo di non svegliarmi più: eppure avevo tutto, come penso Alessandra.

Un altro errore che si compie è quello di usare il termine “depressione” o “depresso” in maniera impropria: nel linguaggio comune è usato come sinonimo dell’essere triste o giù di corda, come se bastasse uscire di casa e non pensarci per stare meglio. Niente di più sbagliato: a una che si rompe una gamba consigliereste di andare a divertirsi per non ricordarsi di avere un osso in frantumi?

La depressione è subdola e democratica. Non importa quanti soldi tu abbia, quanto sei bello, potente o pieno di talenti. Se ti colpisce devi trattarla come tale: una malattia che va curata con la terapia e i farmaci, esattamente come quando ci si rompe, appunto, la gamba. I malati di depressione non sono pazzi e non sono contagiosi e soprattutto – una cosa che ho sempre odiato sentirmi dire – non sono fragili o deboli. Soffrono di un male assurdo, troppo spesso sottovalutato. Bisogna che se ne parli apertamente e costantemente, non solo quando un personaggio noto si toglie la vita.

L’unica cosa che mi auguro è che Alessandra abbia trovato finalmente la pace, quella che le è stata negata quaggiù. Se è vero che l’anima pesa solo 21 grammi, adesso vola leggera e soprattutto libera.

 

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