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Bigenitorialità: genitori oltre il divorzio

BigenitorialitàChi mi legge ogni tanto sa che non riesco a parlare di nulla in tono puramente descrittivo, ma ho la tendenza a declinarlo spesso in tono personale, filtrandolo attraverso la mia esperienza.
Oggi vorrei affrontare il tema della bi-genitorialità, che in realtà è un principio molto più concreto di quanto si possa pensare.
Sicuramente risuonerà come noto ai separati o divorziati, ma per il concetto di fondo che veicola, altro non è o dovrebbe essere se non la base di qualsiasi relazione tra genitori e figli.
Partiamo da una domanda (assolutamente non retorica) e da un dogma:
DOMANDA: Abbiamo scelto di essere/diventare genitori?

DOGMA: Si possono rompere le relazioni, i matrimoni, i rapporti, le coppie, le amicizie etc. ma non si potrà mai recidere la relazione tra GENITORE e FIGLIO.

Potremo esimerci da tutto, ma non dall’essere padre o madre. È un atto d’amore ed un patto con la Musa della Responsabilità, che si sottoscrive implicitamente ancora prima del concepimento, ovvero nell’atto del desiderio.
Avere genitori responsabili è un diritto, che ogni minore acquisisce come una molecola di DNA, ed essere genitori altrettanto responsabili è bi- come bi-sogna essere per concepire un figlio.

La parola alle avvocatesse

In una intervista approfondita con le Avvocatesse Mariangela Lavorano ed Anna Saporito, esperte di Diritto di Famiglia, apprendo e con perizia riporto che la legge n° 54/2006 è quella che sancisce a livello giuridico il principio della bi-genitorialità e che aveva introdotto l’art. 155 codice civile, che recitava quanto segue (fonte: http://www.camera.it/parlam/leggi/06054l.htm):
«Art.155. – (Provvedimenti riguardo ai figli). Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale. (…)».
Tale principio è stato poi confermato dall’art. 337 ter del codice civile, introdotto con il Decreto Legislativo 28 dicembre 2013 n. 154, che testualmente recita al primo comma: “Il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”.
Quattro, quindi, i concetti chiave: CURA, EDUCAZIONE, ISTRUZIONE, MANTENIMENTO, che nella concretezza corrispondono a quattro diritti inalienabili di ogni minore.

Il concetto che deve passare è, sia chiaro, esclusivamente questo: il minore è il centro di qualsiasi relazione ed i rapporti con ciascun genitore devono essere preservati, non modificati dalla contingenza, anzi agevolati nell’ottica di un rapporto paritetico.
Se esistono conflitti tra le parti adulte il minore dovrebbe restare sempre al centro e contemporaneamente fuori da qualsiasi dissidio.
Ogni figlio non è un investimento di tempo da dividere al 20%, 30%, 50%, 100%, ma è un essere umano con tutto un bagaglio di esigenze, sentimenti, emozioni e diritti, tra cui quello di avere due genitori. Ogni genitore, fatte salve situazioni estreme, pregiudizievoli per il minore, border line, ha dal canto suo il diritto di rimanere genitore a vita e di vedere preservato il suo rapporto con il figlio.
Se guardiamo all’anno di promulgazione della legge (2006), ci rendiamo conto che siamo in un tempo piuttosto recente, prima del quale il giudice poteva accogliere molto più agevolmente la richiesta di affido esclusivo…e spesso accadeva proprio così.
I primi passi poi di applicazione della legge in realtà sono stati un pochino incerti e non sempre unanimi, perché affidati all’interpretazione dei vari tribunali.

Ma ora con maggiore sicurezza si può affermare che è univocamente prevalso il concetto di affido condiviso e di bi genitorialità, appunto, che vede un genitore collocatario a livello anagrafico, ma che al tempo stesso garantisce a entrambi genitori il diritto di essere responsabili delle scelte relative ai figli ed ai figli di continuare ad “avere” (vivere, condividere, percepire…) due genitori responsabili sì, ma anche fonte inesauribile di affetto.
Ora, a zig zag tra legge e sentimento, vita e pratica, diritti e doveri, da madre divorziata mi sento di dire questo: se nell’evidenza oggettiva, esterna a noi, nulla, nemmeno il “gelido” aspetto legale si muove in direzione della lotta, perché allora scegliere di farlo, al nostro interno, tra di noi?
Via allora qualsiasi giustizia punitiva, largo all’amore ed all’assunzione ciascuno delle proprie responsabilità e…VIVA LA VITA, quella dei nostri figli, che non ci hanno chiesto di venire al mondo, ma che ci chiedono ogni istante il DONO DELL’AMORE, DELLA DOLCEZZA, DELL’ACCOGLIENZA E DELLA SERENITA’..CONSAPEVOLI.

Post di Silvia Morsenchio

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