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Io, me, la cameretta e mia sorella

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Per i primi quattro anni della mia vita ho potuto godere di una cameretta tutta mia. Ma non me lo ricordo. Mia madre ogni tanto ricostruisce quella fetta di passato che non riesco ad avere chiaro nello schedario personale “delle cose agli albori della propria esistenza”.

Il mio archivio mnemonico è attivo da quando è arrivata mia sorella, o meglio detta diavolo della Tasmania. Io e lei siamo come l’alfa e l’omega, lo yin e lo yang, l’olio e l’aceto. Insomma due elementi che si cercano e si respingono.

E la mia cameretta, quella stanza un tempo bella ampia è stata invasa dalla nuova presenza “paranormale”. Mia madre era raggiante di gioia: “pensate che bello, bambine, una stanza tutta per voi, così potrete condividere insieme i giochi!” io non ero proprio convinta e sentivo che il mio nido avesse ospitato una specie di piccola Attila.

Peccato che la zona che spettava a me fosse curata come un giardino zen mentre l’altra parte, quella di mia sorella, pareva il cortile sul retro della villa degli Addams.

Io ambivo a un arredamento decorato, architettato con dovizia di particolari, cuscini dai colori vivaci sul letto, bambole, bambolotti e peluche sistemati meticolosamente, mia sorella conviveva con la quintessenza dell’entropia e quelli che una volta erano i suoi bambolotti parevano dei piccoli reduci dal Vietnam. Per non parlare dei peluche spelacchiati e di norma ognuno con un occhio di meno che quasi abbiamo rischiato di trovarci la Lega anti vivisezione davanti casa.

Per anni ho sognato la mia “camera azzurra” (che per me era meglio di un principe) e se solo avessi avuto davanti le camerette Livingo (ammirate il modello in legno chiaro con soppalco oppure il letto a castello in stile pirati dei caraibi all’epoca avrei venduto anche la mia Barbie Superstar, guardaroba incluso, sfrattato la cara sorellina e spedita nella stanza di fianco, adibita a studio, senza rimorsi.

Ormai siamo lontane da quegli anni di condivisioni, litigi focosi, di “ti voglio bene lo stesso. Anche se hai tentato di decapitare il Cicciobello” e la vita comunque ci ha tenute unite: ora lei è la mia dirimpettaia. Ve l’ho detto che siamo come lo yin e lo yang, l’alfa e l’omega, l’olio e l’aceto. Ci cerchiamo e ci respingiamo. Ma ora ho una camera tutta mia livingo

In collaborazione con Livingo

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About Deborah Papisca

L'avvento dell'era dei blog e dei forum forgia la sua fortuna permettendole di realizzare il sogno di una vita: vedersi pubblicare un romanzo. 'Di materno avevo solo il latte' è uscito il 10 maggio 2011 e sembra avere valicato i confini delle sue aspettative oltre ad averla finalmente conclamata scrittrice ufficiale. Continua a leggere

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