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Latte Materno e Latte Artificiale. Scienza o moda?

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Si può considerare il latte artificiale un valido sostituto del latte materno? Fino alla metà  del XIX secolo, le alternative al seno della mamma erano quello della balia (“wet nurse“ in inglese) o il cosiddetto “dry nursing“, ossia preparazioni a base di latte di mucca con altri ingredienti ritenuti adatti ai bambini.

E’ stato dopo il 1845 (data in cui venne brevettata la prima tettarella di gomma lavabile) che il latte artificiale ha fatto la sua prima apparizione. La ricerca scientifica, un miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie nelle preparazioni di questi prodotti, l’avvento della refrigerazione come metodo di conservazione, sono i principali fattori che hanno permesso nel XX secolo l’aumento del latte artificiale sul mercato mondiale. Fino agli anni ’70 sembrava che l’allattamento artificiale fosse destinato ad andare a sostituire se non completamente, comunque per gran parte, quello al seno.

Un evento che ha in parte (a mio parere) riportato i riflettori sull’allattamento materno è il boicottaggio alla Nestlè. Nei primi anni ’70 gli Stati Uniti prima, seguiti poi da altri Paesi Europei, cominciarono un’azione di boicottaggio contro la multinazionale, rea di aver venduto latte in polvere in paesi del terzo mondo senza aver fornito le madri delle giuste informazioni riguardo le basilari e fondamentali norme di igiene nella preparazione del latte.




Storia del latte artificiale

Scusate la divagazione da “momento Quark” ma era per inquadrare il mio punto di vista.
Secondo me si può parlare sia di scienza che di moda: se il latte artificiale è nato con delle motivazioni pratiche, di supporto reale per madri impossibilitate ad allattare, è anche vero che di questo prodotto si è probabilmente cominciato ad abusare, utilizzandolo anche laddove non era strettamente necessario. Attualmente credo ci si trovi di fronte all’inversione di corrente: “Breast is Best” (il seno è meglio) è il motto! Indicazioni da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità , associazioni non a scopo di lucro nate per supportare le madri in allattamento, le nuove politiche negli ospedali di molti paesi del mondo, hanno di nuovo portato sotto i riflettori l’allattamento al seno. E in Italia?

Quando Matteo aveva 5 mesi, siamo andati in Italia per una vacanza e lì mi sono scontrata con un mondo totalmente diverso. Alla mia affermazione “In 5 mesi Matteo ha bevuto solo ed esclusivamente il mio latte”, la reazione di alcune mie parenti (non troppo distanti d’età  da me), mi ha lasciata scioccata. Mi sono sentita dare della “madre snaturata”, della “folle” per non aver nutrito bene mio figlio, ohibò!

Guardavo Matteo più lungo e alto della media, estremamente sveglio e interattivo, felice e sano come un pesce, mi sfuggiva qualche dettaglio, forse.

Il dettaglio che in alcune parti d’Italia l’allattamento al seno è visto ancora come un breve passaggio verso un nutrimento più completo. A queste mie parenti era stato detto (in ospedale e dal pediatra) che il loro latte era insufficiente a sostenere la giusta crescita dei figli, che non ne avevano a sufficienza e che era necessario passare al latte artificiale e ad uno svezzamento verso i due mesi d’età.

Analizzando con più attenzione i loro racconti, sono venuta a scoprire una sconvolgente realtà : molti ospedali forniscono la famosa “aggiunta“, solitamente con il consenso della madre, ma qualche volta anche senza che ne sappia nulla (in Italia molti ospedali hanno la nursery e quindi il bimbo va dalla madre solo per la poppata).

Quello che mi chiedo io è: se il latte viene prodotto in seguito al succhiare del bambino, come è possibile avere una giusta produzione se il bambino arriva in camera dalla madre già  sazio e quindi non troppo invogliato a ciucciare? Automaticamente la madre non produrrà  latte e se il dottore o il pediatra le dicono che deve usare il latte artificiale, lei cosa farà, secondo voi?

Detto questo, non voglio essere fraintesa. Non voglio demonizzare il latte artificiale perché ne riconosco l’importanza fondamentale per tutte quelle madri che per vari motivi, sono impossibilitate ad allattare. In ogni caso lungi da me il giudicare una mamma che abbia scelto di non allattare.

Quello che sostengo è che una madre deve poter scegliere in totale libertà, senza essere spinta da un estremismo o dall’altro.

Una scelta consapevole che va supportata con professionalitàe competenza. Una madre deve essere seguita  attentamente dopo il parto per le prime settimane di allattamento, le più delicate.

Una mamma che si trova con le ragadi, dolorose e sanguinanti, perché nessuno ha avuto la pazienza di insegnarle come si “aggancia“ nel modo giusto il bimbo e che disperata rinuncia al suo latte, è una mamma che si rivolgerà  al latte artificiale per i motivi sbagliati.

Ricordatevi: il latte artificiale può essere un valido supporto per chi ha problemi di allattamento al seno, ma non è l’unico e soprattutto non deve essere presentato per quello che non è, ossia un sostituto perfetto del latte materno.

Qualche curiosità 

Avete mai sentito parlare della Banca del Latte Umano Donato?  Si tratta di un’associazione senza scopo di lucro che si occupa di raccogliere da donatrici volontarie il latte che viene stoccato e distribuito negli ospedali e cliniche di neonatologia. Lo scopo è quello di supportare madri che per motivi seri non possono allattare o per neonati e bambini con patologie o prematuri, per i quali il latte materno significa avere una chance in più per una miglior qualità  di vita.

In Australia e Nuova Zelanda esiste un’associazione nata all’inizio del XX secolo, chiamata Karitane:  lo scopo di quest’associazione era quello di fornire assistenza alle madri indigenti o gravemente malate che per questo motivo non potevano sfamare i propri neonati, condannandoli a morte sicura. Dottori e infermiere (tutti volontari) fornivano latte artificiale e altro genere di supporto a queste madri e alle loro famiglie. L’associazione esiste ancora e opera quotidianamente, e gratuitamente, per dare assistenza a tutte quelle mamme che hanno difficoltà ` ad allattare, favorendo il più possibile l’allattamento al seno, ma in caso non sia possibile, supportano e consigliano in ambito di latte artificiale

In Italia ci sono alcuni ospedali denominati “Ospedali amici dei bambini“, ossia ospedali in cui viene fornita assistenza e informazione sull’allattamento al seno e dove l’aggiunta di latte non viene praticata se non in casi estremi. Qui l’elenco degli ospedali in Italia

Ricordatevi care future e neomamme che siete voi che decidete per il vostro benessere e quello del vostro bambino: se volete allattare al seno, fatelo!

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About Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

10 commenti

  1. cara enrica hai toccato un punto dolente…l’allattamento al seno…io ho allattato leo fino a 9 mesi, poi vedendo che il bambino lo cercava più spesso, ho deciso di toglierglielo, ormai aveva cmq iniziato a mangiare, ma io a 4 mesi e mezzo ho iniziato a dargli il bibe, perchè voleva mangiare ogni ora,ora e mezzo, ma il pediatra mi fece sostituire solo 2 poppate, la 2 e la 4 (che poi detto tra noi nn erano mai la 2^ e la 4^), e fino a 6 mesi nn mi faceva dare nulla, neanche la frutta, solo latte…qui in italia, ma soprattutto al sud è radicata questa cosa…anche mia suocera mi diceva “dagli la giunta”…una mia amica ha iniziato a 3 mesi a dare il bibe al bambino perchè lei, purtroppo nn ne aveva molto, e un’altra mia amica le dava il bibe perchè pigra nel ciucciare al seno…io e mio fratello siamo cresciuti a latte artificiale, perchè quello della mia mamma nn era buono e quindi nn ci saziava…
    ora in italia ci sn gli “ospedali amici dei bambini”, dove nn c’è più la nursery ed i bimbi sn accuditi dalla madre e stanno 24h su 24 accanto a lei…ora questa è una cosa buona, ma per una donna stremata dal parto o che come me aveva fatto il cesareo, quindi impossibilitata nell’accudirlo, è pesante…poi, questo cmq dipende dagli ospedali, mi sembra poco igienico che quando ci sn le visite i bimbi, appena nati, stiano accanto alle mamme, perchè in camera nn sei sola, ma ci sn altre persone, e, se è capitato come a me che in camera eravamo in 5, beh…i parenti e amici delle altre…insomma un gran canaio….
    cmq ritornando al discorso iniziale, se le donne possono allattare al seno….FATELO!!!!!!! nn lasciatevi convincere dai pediatri…è ovvio che se il bimbo piange e nn cresce…
    qui a firenze c’è il meyer, per la banca del latte….se potete donatelo…è anche quello un atto di amore!!!

  2. Io non credo alla storia “il latte non è buono” o ” non ne ha abbastanza”… sono cose che non esistono. I casi in cui una mamma non ha latte o ci siano sostanze che ne alterino la sostanza rendendolo non buono per i bambini, sono rarissimi e molto particolari.
    Io ho ascoltato attentamente cosa raccontavano le mie parenti: quelle che non avevano latte erano anche quelle che a pochi giorni dalla nascita già davano la camomilla e l’acqua quando il bambino piangeva… non ci vuole molto ad inibire la produzione di latte se lo sostituisce immediatamente e non si permette al neonato di ciucciare spesso. I primi tre mesi possono essere molto pesanti, con un bebè sempre attaccato al seno, ma è quello che innesca la produzione ottimale e che puoi fa procedere l’allattamento bene. Piano piano gli orari si assestano.
    Ogni mamma puo` decidere in totale libertà, ma quello che mi fa arrabbiare e quando le decisioni vengono prese senza che si abbia una valida base di informazioni da valutare.
    L’ignoranza di certi pediatri poi è ingiustificabile.

    • enrica sn pienamente d’accordo con te!! a me il pediatra, alla prima visita che feci a leo, mi disse : “signora nn dia al bambino nè acqua nè camomilla, tanto fanno fare solo la pipì”…e gli ho dato solo latte fino a 6 mesi compiuti!!!!e cmq le cose variano nn solo da pediatra a pediatra, ma anche lo stesso pediatra a me dice una cosa, a mia cugina ne ha detta un’altra…..l’esempio??? ultima visita , ho chiesto al pediatra se potevo dargli il latte vaccino e quando, e lui ha risposto di sì, dopo l’anno (anche perchè nn avevo voglia di spendere una barcata di soldi per il latte di proseguimento), invece a mia cugina ha detto il contrario..lei ha la bimba che adesso ha 2 anni e mezzo…pensa un pò te…ma l’altro gg ho controllato quanto costava il latte di proseguimento della humana…all’esselunga 470gr € 1,26…fate i conti…a me leo mangia 2 volte al gg 210gr…a poppata…

      • Beh anche i bambini sono diversi l’uno dall’altro… quello che va bene con uno non è detto che sia ottimale con un altro, almeno questo potrebbe essere la motivazione per cui il pediatra aconsigliato cose diverse a voi due riguardo al latte di mucca. Pero` di certo dare latte vaccino prima dell’anno è una scelta piuttosto discutibile.
        Del prezzo del latte in polvere ne parlero` prossimamente, comunque le marche che te lo vendono a 36 euro al chilo non hanno un prodotto per nullamigliore di quello della Coop che te lo da a 10 euro al chilo, fidati!

  3. uuuuuhhhhhhhhhhhhhh sul prezzo del latte artificiale mi trovi agguerrita!!!!!!!!se nn sbaglio c’è stato anche un servizio delle iene o di striscia la notizia che parlava di questo…

  4. Ciao tutte! Mi chiamo Barbara ed ho un bambino di quasi 3 anni Tommaso. Io ho allattato Tommaso esclusivamente fino a 5 mesi poi fino a 10 mesi, ho dovuto svezzarlo dai 6 mesi perche’ avrebbe iniziato il nido, cmq la mia esperienza iniziale e’ stata drammatica. Avevo letto di un’esperienza meravigliosa dove si instaurava un contatto particolare con il bambino, insomma una cosa idilliaca! Non ti raccontano mai il rovescio della medaglia. Devo dire che a livello fisico non ho avuto problemi avevo preparati capezzoli con l’olio ecc., ma a livello psicologico e’ stato davvero stresssante anche se non ho mollato, premetto che mio figlio e’ nato di kg4,200 quindi a detta della pediatra “signora questo e’ un bambino di un mese!!” mi hanno fatto uscire dall’ospedale subito con l’aggiunta.
    Il PRIMO PENSIERO CHE MI HA ASSILLATA E’ STATO “AVRO’ ABBASTANZA LATTE?” ho fatto venire una mia amica ostetrica a casa e mi ha rassicurata anche se mio marito mi metteva l’ansia, vi dico solo che aveva affittato la bilancia per la doppia pesata. Poi Tommaso ha iniziato con le coliche ed il pediatra mi aveva detto che lo dovevo allattare ogni 3 ore ed io messa a dieta di alcuni alimenti, non vi dico i pianti miei e di Tommy !!!! Cmq per me allattare al seno e’ stato si stressante, ma lo rifarei perche’ la natura e’ davvero perfetta e anche se ti dicono hai poco latte NON BISOGNA CREDERCI se si ha partorito si ha SICURAMENTE il latte sufficiente per far crescere i nostri bambini in modo PERFETTO bisogna SOLO aver fiducia nel proprio istinto!!!

  5. Grazie Barbara per averci raccontato la tua esperienza! Hai ragione, nessuno o quasi ti dice le cose come stanno veramente: la maternità, il parto, il post parto, l’allattamento… tutto è idilliaco e perfetto e tu mamma lo affronti con la luce del sole negli occhi perchè l’istinto materno ti guida. BALLE!
    Sicuramente ci sono mamme che con più naturalezza affrontano il tutto serenamente, ma non è la situazione che si puo` dare per scontata… altrimenti nessuna mamma soffrirebbe di depressione post parto.
    Chissà cara, Barbara, magari hai avuto una forma lieve di depressione connessa allo stress di allattare. Il fatto che tu sia riuscita a continuare significa che sei una mamma forte che ha superato i suoi dubbi e le sue ansie.

    Io non smettero` mai di insistere che in Italia spesso manca assistenza, manca supporto e manca informazione. Se le donne incinta sono seguite in maniera quasi maniacale in ospedale quasi fossero malate, una volta che hanno partorito… bhè, se la devono vedere loro e il figlio che hanno fatto. E non sempre la famiglia è d’aiuto… se io fossi stata in Italia sono certa che parte della mia famiglia mi avrebbe portata a prendere decisioni in fatto di allattamento, che oggi come oggi reputo non giuste per me e i miei bambini.
    Continua a seguirci Barbara, ci aiuti a rendere questo blog un posto di confronto e crescita!!

  6. barbararikyrebe

    ciao,commento solo ora quest’argomento xchè solo ora l’ho letto spulciando indietro….io purtroppo ho allattato poco,ho due gemelli e come ben sai con due tutto è più complicato…di latte ne avevo da vendere…purtroppo ero troppo stanca…troppo provata fisicamente,loro carini si attaccavano anche ma per me era quasi una continua veglia…pochissime ore di sonno e reduce da un cesareo che per quanto bene sia andato è pur sempre un’operazione che ti prova un attimino….pian piano il latte se ne è andato,non ce l’ho fatta e non sai quanto ho pianto,mi sono sentita in colpa per mesi sapendo di aver tolto ai miei figli qualcosa di fondamentale…..quando ci ripenso mi dico che forse se mi fossi impegnata di più..se solo fossi riuscita a riposarmi un pò di più…ma col se e col ma non si fa più niente…ora i miei tesori hanno un anno e stanno bene….però l’allattamento mi è mancato davvero tantissimo……

    • Io credo che tu sia stata splendidamente perfetta! Allattare al seno non deve diventare un obbligo ne tanto meno fonte di sensi di colpa, recriminazioni e accuse… ci mancherebbe altro! Avrei fatto esattamente la stessa cosa anche io al tuo posto e non vedo come si possa dire ad una mamma nelle tue condizioni, che ha preso la decisione sbagliata.
      Il discorso che porto avanti e in cui credo profondamente è sempre lo stesso: informare accuratamente e supportare con professionalità e buon senso… ecco cosa dovrebbe ricevere una neomamma che sta per cominciare ad allattare. Nessun giudizio, nessun senso di colpa, nessun lavaggio del cervello, ne in un senso nè nell’altro!

      Brava a te che te la sei cavata con due gemelli… tanto di cappello!!

  7. Anche io ho fatto una faticaccia! Ho 2 bimbe di 3 e di 1 anno ed entrambe le volte ho preso da subito le ragadi… Ad ogni poppata piangevo, ma non mollavo per i sensi di colpa. Ho ceduto per entrambe fra il 4 e il 5 mese: fra l’inizio del lavoro e lo scatto di crescita alla fine sono passata al biberon. Allattare è bellissimo ma ha anche un altro lato della medaglia di cui nessuno ti parla. Quando sei incinta sono tutti concentrati a raccontarti del parto che dura qualche ora ma nessuno ti prepara al dopo…

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