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Di terrorismo islamico, di buonismo e di educazione dei figli

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È innegabile che si viva in un momento storico teso, doloroso, difficile. È davanti agli occhi di tutti quello che capita nel mondo, tra attacchi terroristici, gli atti di follia, i bombardamenti contro estremisti islamici che poi finiscono per sterminare villaggi di civili che non c’entrano nulla, e via dicendo.

Meno clamoroso, ma comunque facilmente visibile per chi sa guardare, è invece l’odio, la violenza e il desiderio di vendetta che serpeggia nel mondo occidentale, nutrito da sentimenti di diffidenza, paura e da un’irresistibile bisogno di creare scalpore e clamore partendo da notizie distorte.
Il trend si è formato: a pochi minuti da un qualche attacco compiuto da una o più persone, in qualche modo di origine medio orientale e/o di religione islamica, il mondo occidentale viene invaso da report degli avvenimenti, con profusi dettagli, meglio se scabrosi.
Se poi c’è un attentato in qualche paese medio orientale, non meglio identificato, pochi ne parlano: centinaia di morti a Kabul non hanno il peso di un prete cattolico sgozzato nella sua chiesetta, con tutto il rispetto per il povero sacerdote che non aveva alcuna colpa.

In mezzo alle beghe facebookiane in cui spesso e volentieri mi ritrovo coinvolta (perché non so farmi i fatti miei e sono una rompiballe), si sono creati due grossi fronti contrapposti: uno che potremmo chiamare degli arrabbiati che vogliono farla finita con l’islam e il terrorismo e l’altro dei buonisti, che invece preferiscono una risposta più pacata, più controllata, più ingenua.
Io faccio parte del secondo, a detta di alcuni.
Sono due categorie generali, all’interno delle quali ognuno può ritrovare la sfumatura che meglio lo rappresenta, a seconda di come legge i fatti di cronaca degli ultimi decenni.

Mi domando sempre come mai mi si dia della buonista, con chiara accezione negativa, ogni volta che propongo di ragionare prima di parlare, di leggere con accuratezza le notizie sul terrorismo o sui rifugiati, prima di commentare e di ponderare le proprie considerazioni prima di trasformarle in accuse e giudizi pesanti.
Io ero convinta che questi fossero ottimi insegnamenti che i miei genitori mi avessero trasmesso nel tempo!
Mi si da della buonista quando elogio chi aiuta e accoglie umanamente profughi e immigrati, quando proclamo di essere allineata con chi sostiene che nel caos totale è importante distinguere i terroristi dai musulmani.
Mi si da addirittura della radical chic (chiaramente denotando ignoranza rispetto al vero significato del termine) quando sostengo che, nonostante la minaccia del terrorismo sia concreta, mettere nello stesso calderone (che attualmente si chiama “ISIS”) atti di follia individuale non fa altro che nuocere alla vita di tutti noi.
Sono chiaramente una ritardata mentale quando azzardo a dire che vivere nella paura irrazionale è sbagliato e che essere aperti non significa essere disarmati e incoscienti.
Sono riprovevole quando invito alla calma, quando cerco di stimolare una discussione mettendo sullo stesso piano i morti Europei con quelli Medio Orientali.
Mi è capitato, dopo aver condiviso un post di Gino Strada contro la guerra tempo fa, di venire sommersa da improperi e insulti volgari perché dimostravo stupida ingenuità. Mi hanno augurato di finire tra le braccia di un terrorista, visto che sono un’amante dei clandestini e dei musulmani.

Chiaramente si scambia un atteggiamento di compassione umana, con follia completa e assenza di cervello. Strano, mi pare di ricordare che quando ancora frequentavo la chiesa e la parrocchia, la compassione era una delle cose che venivano insegnate ai giovani cattolici.
Probabilmente mi sbaglio.

Insomma, si deve essere bravi cristiani ma non fessi, quindi? Quindi.
“Schedare” gli immigrati, “sparare” sui gommoni dei profughi, cacciare i “musulmani”, “bombardarli” nel loro paese prima che facciano danni nel nostro… queste sono alcune delle soluzioni che ho letto.
Urlati dal podio di un comizio, berciati attraverso un post ufficiale di Facebook o un Tweet, questi incitamenti vengono riverberati tra la massa e non ci vuole molto prima di assistere ad atti di violenza contro persone che non c’entrano nulla con il terrorismo.
Se vedo in tutto ciò l’ombra nera del fascismo e della xenofobia, sono una stupida buonista, vero?
All’inizio ci rimanevo male, non per l’insulto in sé, ma perché non riuscivo a comprendere come fosse possibile augurarsi una guerra vera e propria dopo due conflitti mondiali ed innumerevoli altri vissuti in real time, comodamente seduti sui nostri divani, degli ultimi 20 anni.

Alla fine penso che sia importante in quanto genitore, essere coerente con quello che insegno ai miei figli: non usare le mani, usa le parole; rispetta anche chi non la pensa come te, ma sii coraggioso e di’ la tua; non generalizzare; usa la logica; ascolta attentamente ciò che c’è attorno a te; contrasta i bulli; difendi chi è più debole di te; scegli la pace.
Vedo una grossa responsabilità nell’educazione dei miei figli, non solo perché li amo e voglio il meglio per loro, ma perché saranno loro poi che continueranno a costruire il mondo in cui vivranno. Vedo anche la responsabilità dell’eredità che lasciamo loro: essere compassionevoli e comprendere le dinamiche umane, non significa essere stupidi e andarsela a cercare.
Insegnare loro a non usare la violenza non significa trasmettergli il messaggio che non c’è nessun pericolo nel mondo e che devono fidarsi di chiunque, anche del pazzo che gli punta addosso un’arma… ad essere sinceri, il “porgi l’altra guancia” è l’idea di qualcun altro, non mia. E quando si dice “siate più accoglienti”, non significa invitarli ad andare in giro ad abbracciare e amare i terroristi… “ama il tuo nemico”, era sempre il tipo di prima a dirlo!
Non mi pare sia deprecabile insegnare l’empatia ai nostri figli, il rispetto del diverso, la sua accoglienza, la comprensione. Al contempo sono certa che a tutto questo debba essere accostata una buona dose di razionalità e conoscenza oggettiva dei fatti, e non delle opinioni campate per aria, urlate con odio da un gruppo di xenofobi che auspica un mondo chiuso, bloccato, terrorizzato, vuoto, un mondo dove la religione e il dio privato diventano strumenti di oppressione, discriminazione, tortura dell’altro.
A mio parere il mondo manca di compassione e razionalità, di empatia e logicità, di umiltà e intelligenza. Non mi sto elevando al di sopra degli altri, lasciando intendere che invece io possegga tutto questo, anzi.
Il punto è che non c’è nulla di male ad insegnare ai nostri figli a preferire la pace, anche in momenti difficili come quelli che viviamo ora. Non c’è nulla di male perché probabilmente è la tattica migliore per avere un giorno adulti che non saranno bulli, terroristi, bigotti, razzisti, in poche parole, degli stronzi (scusate l’eleganza…).
Io non voglio che crescano vedendo una madre che se ne infischia delle brutture del mondo in cui viviamo e non da valore al male che proviene da fonti insospettabili, e non solo dal terrorismo. Non voglio nemmeno che crescano con una madre che combatte mulini a vento, però… difficile posizione, quella di noi genitori, eppure siamo in ballo e quindi balliamo.
Bisogna solo decidere che tipo di passo scegliere.

E alle persone che mi danno della buonista, che mi guardano con aria di sufficienza e pensano “povera scema”, dedico il passo che ho scelto per il mio ballo di genitore. Una canzone immortale, mai da dare per scontata.
Per ogni bruttura nel mondo, dovremmo cercare mille bellezze per controbilanciare.
Peace&Love

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About Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

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