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“Maledette” mestruazioni?!

ciclo-mestruale.jpeg

Lo ammetto. Non amo le mestruazioni:

  • mi fanno sentire come un proscitutto disossato;
  • quando arrivano penso al sesso con lo stesso trasporto con cui ho deciso di ridipingere il termosifone del salotto;
  • ogni volta si verifica un braccio di ferro estenuante tra gli ormoni che scaldano i motori della mia ira e l’autocontrollo che deve inevitabilmente entrare in gioco per evitare l’inizio della “saga del vaffanculo” a chiunque mi capiti a tiro.

E mentre lavoro sul rifiuto di questa componente del mio essere donna (mi sto avvicinando al libro sacro, Mestruazioni di Alexandra Pope, che pare stia aiutando milioni di donne a uscire fuori dalla dimensione di “profondo rosso”) cerco anche di difenderlo il ciclo mestruale, dalle intemperie sessiste. Sì perché già lo vedo io come un deficit ma se la stessa visione ce l’ha anche il resto del mondo (quello maschile in particolare) con paradossale veemenza mi viene da tutelarlo allo stesso tempo. Vi elenco alcuni movimenti  anti-mestruazioni di (stra)ordinaria, follia:

  • La donna mestruata è considerata impura da parecchie religioni, in ebraico la parola niddah indica la donna  che ha avuto le mestruazioni e che per questo è considerata una specie di untrice che per tutta la durata delle sue imperdonabili perdite chiunque la tocchi sarà impuro fino alla sera;
  • Nell’islam  dopo le mestruazioni la donna non prega ed è tenuta a fare un bagno purificatore prima di dedicarsi alle preghiere di prassi;
  • E non pensate che in Italia la cosa sia così diversa. A sud, in Sicilia per l’esattezza, una donna “con ciclo” non doveva guardare il grembo di altre donne, perché poteva renderle sterili, non poteva toccare il grano perché lo avrebbe reso non commestibile (accadeva in Puglia, mica alle falde del Kilimangiaro), non poteva aiutare nella preparazione domestica di distillati, salse e marmellate (Abruzzo, Calabria, Puglia, Sicilia), e per par condicio così eliminiamo anche il luogo comune del “eh, ma in meridione si sa che funziona così” in Piemonte e Valle d’Aosta non poteva partecipare alla salatura dei cibi perché poteva rendere tutto…non salato a dovere.
  • infine c’è la realtà occidentale moderna che malgrado all’apparenza detenga l’etichetta dell’emancipazione sociale, subliminalmente e nemmeno troppo condanna il soggetto femmile davanti al tribunale machista invisibile in cui la giuria, sempre invisibile e sempre machista, delibera la sua colpevolezza: “fila in punizione che sei nervosa, intrattabile, fai anche un tantino ribrezzo che a molti di noi la vista del sangue crea qualche problema, poi adesso mi tocca astenermi dal sesso per almeno sette giorni, che palle.”

Insomma, le mestruazioni sono un problema per tutti:

– per noi donne perché ci fanno stare male, ci sballonzolano gli ormoni rendendoci isteriche ed esaurite. E incomprese.

– per gli uomini che poverini si sentono vittime sacrificali incaprettati sull’altare dedicato alla dea  “Mestrualì” la sanguinaria;

– per l’ambiente che si ritrova a ospitare di malavoglia milioni di assorbenti che inquinano spietatamente questo povero pianeta terra. E per le tasche di milioni di donne che mensilmente spendono somme considerevoli che sommate in un anno si sentono e in più ci pagano sopra la simpatica iva al  22% che  Giuseppe Civati ci ha provato ad abbattere depositando in parlamento un provvedimento che considerava gli assorbenti tra i beni essenziali dell’essere umano, anzi dell’essere “umana” ma come risposta a questo nobile tentativo orde di minus habens hanno twittato incoraggiamaenti del tipo: “sarà meglio che pensi a lavoro, casa, energie varie?!” suona un pò come “sarà meglio pensare a come curare i rami e le foglie di quest’albero invece di stare a pensare alle sue radici?” una cosa è certa: l’ignoranza non passerà mai di moda, anzi è versatile al punto tale che le basta solo cambiare abito e sarà sempre la regina delle passerelle di una stronzissima tendenza.
Se ribaltassimo la situazione come ha fatto con sarcasmo l’attivista americana Gloria Steinem negli anni ’70 scrivendo un libro dal titolo “Se gli uomini avessero le mestruazioni” allora avremmo già assorbenti piovere dal cielo. La ricerca scientifica sarebbe pronta anche a mettere in secondo piano la cura contro l’Ebola e gli uomini rivendicherebbero con orgoglio e senso di pieno diritto i crampi al basso ventre che li costringono a letto con il privilegio di un prete a fianco pronto all’estrema unzione mensile, il mondo almeno una volta al mese si fermerebbe in un comprensibile, sostenibile, “guai a criticarlo” stand by. E anche in questo caso la mestruazione maschile, come dichiara la Steinem, si presenterebbe come l’ennesimo strumento di potere.
Noi donne, invece siamo menomate. Se solo ci azzardiamo a rappresentare le mestruazioni da un qualsiasi punto di vista veniamo tacciate di eresia. Come Rupi Kaur, poetessa indiana residente in Canada che si è fatta immortalare sdraiata sul letto con i pantaloni macchiati di sangue mestruale, un tentativo di comunicare in modo trasparente una condizione naturale femminile e sdoganarla dai confini marcati della mente umana ma Instagram pare non l’abbia presa bene e l’ha censurata ben due volte.
Poi Instagram ha ceduto davanti alla valanga di critiche accese arrivate dall’utenza dei social e si è visto cosretto a ripubblicare la foto.
ecco qui l’immagine incriminata
mestruazioni.jpeg
Anche se si tratta di una vittoria lo è solo in parte. Perché la donna da sempre si trova a rivendicare con forza e battaglie senza fine i propri diritti. Avrà un karma pesante. Come ce l’ha il nostro pianeta che non a caso ha un nome femminile. Perciò ora restiamo in fiduciosa attesa. Che qualcosa cambi in termini di sensibilità, che si possa passare un giorno a un sistema di assorbenza che non soffochi la natura (le coppette mestruali magari?) e che forse c’è ancora una lieve speranza di fare capire al trogloditismo maschile imperante che se esiste è proprio grazie a quel tanto odioso ciclo….

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About Deborah Papisca

L'avvento dell'era dei blog e dei forum forgia la sua fortuna permettendole di realizzare il sogno di una vita: vedersi pubblicare un romanzo. 'Di materno avevo solo il latte' è uscito il 10 maggio 2011 e sembra avere valicato i confini delle sue aspettative oltre ad averla finalmente conclamata scrittrice ufficiale. Continua a leggere

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