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La colpa della morte del gorilla Harambe

Gorilla Harambe

Ogni volta che si accede alla rete e ai social network, si scopre l’ennesima indignazione globale, e ‘sta volta la storia del gorilla Harambe è tra le ultime schermaglie mediatiche.
Dubito che esista ancora qualcuno che non sappia chi sia, anzi, chi era Harambe, ma per sicurezza… Harambe era un gorilla maschio di quasi 200 chili, “ospite” dello zoo di Cincinnati. Aveva 17 anni quando qualche giorno fa è stato abbattuto da un addetto dello stesso zoo.
La motivazione dietro questa triste storia è che nella gabbia/fossa di Harambe era caduto un bimbo di 3 anni. Sgusciato da sotto gli occhi della madre, intrufolatosi tra le barriere a protezione della fossa, Isaiah si è fatto un volo di 5 metri, dritto dritto davanti al padrone di casa, Harambe.
Qui sotto il video dei brevi, tremendi momenti, prima dell’abbattimento e del salvataggio del bambino. In sottofondo la voce della madre che cerca in ogni modo di rassicurare il figlio, mentre vengono chiamati i soccorsi.

In rete si è scatenato l’inferno.
Migliaia di persone si sono scagliate nel linciaggio mediatico nei confronti dei genitori “irresponsabili” e degli “spietati” addetti ai lavori dello zoo: una creatura preziosa è stata uccisa perché una madre ha perso il controllo del figlio, in un parco dove le protezioni non sono adeguate se permettono ad un bambino di finire in una gabbia. Per quale motivo si è deciso di uccidere il gorilla invece che addormentarlo?
Questo è il sunto della polemica i cui toni in rete si sono trasformati rapidamente in velenose accuse, condanne spietate nei confronti della madre (soprattutto) e dello zoo. Tutti a difendere il gorilla e a servire sui social vetrioliche sentenze sulla vicenda.

Bisogna qui fare un inciso.
Il fatto che i social media abbiano dato la parola a tutti, non significa che in rete si possa vomitare la prima cosa che passa per la testa. Avere diritto di parola e di espressione è un concetto troppo spesso frainteso ed abusato: avere diritto di condividere un pensiero, un’opinione, non significa che per forza lo si debba fare. Soprattutto non lo si deve fare se prima non si è ragionato sulla validità di ciò che si vuole esprimere.
Tu avrai diritto di parlare, ma io ho diritto a non essere bombardata dalle tue idiozie.
In questo rimprovero mi ci metto dentro anche io, colei che ama lanciarsi su polemiche manco fossero i saldi di fine stagione!
Dietro un computer ci sentiamo protetti, forti e arroganti al punto tale da sviluppare quasi una seconda personalità: siamo affetti da un moderno caso di Doctor Jakyll and Mr Hyde.
Affidiamo ai tasti di un computer parole che mai uscirebbero dalla nostra bocca se ci trovassimo di fronte a persone in carne ed ossa.
Delirio di onnipotenza, codardia allo stato puro… ecco cosa ci sta succedendo.

Ma non voglio divagare. Torniamo al caso del piccolo Isaiah e del gorilla Harambe.
In poche ore sulla rete il linciaggio si è trasformato in una petizione firmata da più di 400 mila persone che chiede di perseguire i genitori del bambino per negligenza e maltrattamento. La rete ha tuonato e la polizia si sta muovendo per aprire un’indagine sui genitori di Isaiah.
Sono disgustata. Sono allibita. Sono terrorizzata.
Ci rendiamo conto che una massa anonima ha preso posizione senza riflettere e ora una famiglia rischia di essere perseguita per maltrattamento di minore?
Io non so se questi genitori siano o meno degli psicopatici, sarà la polizia a questo punto a dirlo se le cose procederanno in tal senso.
Ho l’impressione però che tutta questa storia sia uno straordinario, incredibile, impensabile… incidente. Sì, un incidente, avete capito bene. Sapete quella cosa che capita quando meno ce lo si aspetta? Quando si pensa che tutto sia normale, quando ci si distrae un secondo e tutta una serie di eventi che non si erano previsti si allinea e capita il patatrac? Ecco, se non lo sapevate questo si chiama incidente.

Si alzi la mamma che MAI ha perso di vista un secondo il proprio figlio in mezzo alla folla, o che in casa o al parco o da amici, non si sia ritrovata a “salvare” il pargolo da qualche disastro inimmaginabile. Non esiste, fidatevi.
E non c’è nulla di male ad ammetterlo: siamo umani e la distrazione fa parte della nostra natura. Aggiungetevi piccoli esserini pieni di energia, senza il senso del pericolo o qualunque esperienza e raziocinio, aggiungeteci stanchezza, iperstimolazione, stress e il gioco è fatto.
Mi direte: si vabbè, però il gorilla non gli stava facendo nulla di male! I casi di gorilla che si sono trovati nella stessa situazione di Harambe ce ne sono e nulla di male è mai successo! Il gorilla di Cincinnati non sembrava aver cattive intenzioni, giusto?

Sbagliato. E non perché Harambe fosse malvagio. No, Harambe era un un maschio, giovane, con la forza di 10 uomini, in tensione ed estremamente agitato per la presenza di un essere inaspettato (un bambino letteralmente caduto dal cielo), circondato da urla di numerosi, forsennati umani altrettanto in panico.
Harambe, se guardate il video, trascina il bambino come fosse una bambola, in una chiara dimostrazione di nervosismo e bisogno di difendere sè stesso e il territorio. È un animale pericoloso e imprevedibile.
Sono veterinario, prima di essere madre, e ho una passione per l’etologia (la scienza che studia il comportamento degli animali) e vi posso dire che nel video ho visto uno degli animali più pericolosi al mondo, in atteggiamento di reazione ad una minaccia. Il bambino sarebbe molto probabilmente morto. Sarebbe stato accettabile rischiare? Mettetevi una mano sul cuore e rispondete.
Non sono l’unica a pensarla così, leggete qui
Perché non sedarlo, molti hanno chiesto? Perché il sedativo non agisce immediatamente e, anzi, avrebbe molto probabilmente spaventato ancora di più Harambe, mettendo a repentaglio maggiormente la vita del bambino.
L’abbattimento sfortunatamente, considerate le cose, è stato il male necessario per salvare il bambino.
La questione è piuttosto semplice: si può indagare sulla sicurezza delle recinzioni, ma non è che siano così lasse che ogni tre per due caschino bambini. È stato un incidente.
Si può indagare se effettivamente i genitori siano responsabili ma, come dicevo prima, scagli la prima pietra il genitore che non ha mai perso di vista un solo istante il proprio figlio. È stato un incidente.
Dispiace che un essere magnifico come Harambe sia stato abbattuto e sono certa (come dice anche Jane Goodall), lo zoo è di certo amareggiato e dispiaciuto per la dura decisione che è stata presa.

Si tratta di una serie concatenata di eventi, cause ed effetti che hanno portato un bambino ad una concussione e varie altre ferite, ad un gorilla morto, ad uno zoo probabilmente sotto accusa, ad una famiglia nei guai, e, tutto questo (cosa più fastidiosa) per una rete che per l’ennesima volta incosciente, irresponsabile, armata di un mezzo potente e totalmente impreparata ad usarlo con consapevolezza, ha espresso una condanna.
La responsabilità è di tutti.
Harambe è morto perché il suo posto non doveva essere una gabbia in uno zoo, a contatto con esseri umani. 

La colpa della rete è essere inconsapevolmente ignorante ed arrogante. Una massa di gente che nonostante le migliori intenzioni, non ha idea di cosa sia un animale. Gente che pensa che considerare gli animali come fossero esseri umani speciali equivalga ad onorarli.
Un animale è un animale e non è certo un giudizio negativo questo, anzi! Trattare gli animali come tali significa consapevolmente accettare e riconoscere la loro identità, rispettarla, dare loro la dignità del posto che ricoprono nel ciclo della vita.

Ma noi siamo una società che vive una vita tutto sommato confortevole, spesso agiata e che per vincere la noia e scrollarsi di dosso l’anonimato, giudica, condanna e vive il suo momento di gloria virtuale, fatua, patetica ed effimera, dalle conseguenze a volte drammatiche.

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About Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

4 commenti

  1. Come ho scritto anche su FB, cara Enrica, hai scritto un articolo molto bello e molto coraggioso. Brava.

  2. Sono d’accordo in tutto, ho pensato le stesse identiche cose quando ho saputo la notizia! É come se mi hai letto nel pensiero

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