Home » Casa Oasi » Ciao Mondo! » Inserimento all’asilo nido, problematiche e non
Approfitta dei Saldi Thun

Inserimento all’asilo nido, problematiche e non

asilo-nido-inserimento-bmambini-mamma-genitore.jpeg

Qualche anno fa ho partecipato alla presentazione di una delle tante “bibbie” scritte da Tata Lucia “Fate i bravi!”

Colei che non appena mette piede in casa tua trasforma l’ambiente nell’anticamera del Nirvana.

L’evento è stato illuminante, Tata Lucia si è alzata in piedi armata di microfono e per ben due ore ha toccato i temi fondamentali della maternità  con gli occhiali inforcati a metà  naso e il suo sguardo che li sovrastava appena fissando ognuno dei presenti. Non so perché mi ha ricordato tanto la mia insegnante di matematica che al momento dell’interrogazione scansionava allo stesso modo le sue vittime da torturare alla lavagna. Forse questo spiega il motivo per cui nel momento delle domande io sono intervenuta  rivolgendomi a lei con un “scusi prof.”, ma sorvoliamo.

Di tutto quello che la Tata ha efficacemente spiegato mi è rimasta impressa una cosa in particolare: il suo rifiuto verso l’inserimento all’asilo nido.

Secondo lei il nido è una realtà  innaturale per il bambino che, troppo piccolo, non ha la necessità  di interagire in quel momento delicato della sua vita con i suoi simili ma al contrario ha estremo bisogno di vivere accanto alla mamma, al limite ai nonni.

La sua dichiarazione mi ha lasciata interdetta e con molti dubbi a riguardo che avrei voluto dissipare lì davanti a quel centinaio di persone ma temendo il rischio di intervenire di nuovo con un “scusi prof. verrei volontaria la prossima volta” ho preferito imboccare la via del silenzio.

La Tata dunque consiglia di fare il possibile per evitare l’asilo nido.

Non ci è dato sapere quali siano gli effetti collaterali, inviterei, perciò, l’Istat ad occuparsi di un’accurata indagine statistica sui killer seriali, i pusher di fama internazionale, i sicari o chiunque altro appartenga al target  e vedere se la loro infanzia sia stata minata dall’asilo nido.

Nel frattempo mi chiedo, ma una mamma lavoratrice che non gode di alcun aiuto da parte dei famigliari, né può permettersi una baby-sitter o la collaborazione di una vicina di casa, sentirsi dire una cosa del genere, non preferirebbe  ricevere piuttosto una serie di fustigate sulla schiena con un gatto a nove code? Sono certa soffrirebbe molto meno.

“Di necessità  virtù”, diceva qualcuno e credo che la cosa migliore da fare  è quella di seguire il tuo istinto che con la maternità  subisce una crescita esponenziale e soprattutto di soddisfare le tue esigenze lavorative.

Tuo figlio crescerà  bene comunque.

Ho scovato su internet una intervista fatta da www.donne.virgilio.it alla pedagogista Giulia Marchioli, ex responsabile degli asili nido pubblici di Milano.

Eccoti in sintesi ciò che la dottoressa sostiene sull’inserimento del nido:

  • Non esistono parametri precisi per capire quando sia il momento giusto per iniziare il nido.
  • Ricordati che l’asilo nido non è un’esigenza del bambino bensì la tua che finito il tuo periodo di maternità  devi ritornare al lavoro, se Angelina Jolie non ti concede in prestito una delle sue venti  tate allora non hai altra scelta: asilo nido e senza sensi di colpa. Non è che sbologni tuo figlio per la lezione di pilates o per dedicare l’intera mattinata alle french, no?

Anche se ho messo in evidenza che il nido è una esigenza primaria tua piuttosto che di tuo figlio, ciò non ti faccia sentire una madre degenere. Un buon asilo nido può costituire per lui un’esperienza di crescita importante (ti senti meglio ora, vero?).

L’età  migliore per l’inserimento è dopo l’anno di vita. Ma se sei costretta a lasciare tuo figlio a tre mesi “d’età “ puoi sempre combattere il tuo senso di colpa presentandoti  a casa di Tata Lucia e chiederle se ci pensa a lei ad accudirtelo.

L’inserimento al nido:

Quando?

Va effettuato in modo graduale e tutti i nidi, sia pubblici che privati, hanno delle regole ben precise a riguardo. Ci vogliono almeno 15 giorni perché il tuo bambino si inserisca nel nuovo ambiente. E’ consigliabile che tu inizi l’operazione libera dagli impegni lavorativi, per poter garantire a tuo figlio il tempo necessario per adattarsi così anche tu  prenderai le distanze dal sospetto di essere una parente stretta della strega di Hansel e Gretel.

Come?

L’educatrice ti fornirà  regole precise. Da principio il bambino se ne starà  per due o al massimo tre ore al nido, in tua compagnia. Tu stai pure tranquilla, non dovrai fare nulla, solo startene seduta, a portata di vista di tuo figlio, possibilmente con un sorriso smagliante (l’espressione ansiolitica farebbe innervosire il bambino e molto probabilmente anche l’educatrice, ndr), e una presenza rassicurante (la vedi bene la parola evidenziata in grassetto? Devo forse ingrandirla al carattere 435?! Dimmelo che provvedo subito). Questo è l’atteggiamento più adatto per lasciare che il tuo bambino esplori il nuovo ambiente senza provare sensazioni di angoscia.

Cosa NON devi fare durante l’inserimento:

  1. evitare di assumere l’espressione da tragedia greca perché tuo figlio se ne starà  lontano da te per diverse ore della giornata;
  2.  cercare di fare la brillante con gli altri bambini. Faresti ingelosire il tuo che nemmeno un siculo con coppola e carabina.
  3. Se tuo figlio vuol stare vicino a te non costringerlo ad andare a giocare. Così facendo credi di stimolarlo mentre per lui significherebbe solo una cosa: ” la mamma non vuole stare con me!!”
  4. Svignartela non appena il bambino si distrae. Oltre a pensare che tu non voglia stare con lui aggiungerà  una seconda considerazione: “la mia mamma mi ha pure ferito, tradito e abbandonato! Che fetente” (questa è una nota della redazione).

 

E se tuo figlio piange”

Innanzitutto è normale che il bambino pianga. Del resto è l’unico strumento che ha per comunicare il suo basso stato d’animo però tu garantendogli il tuo “vado via ma poi torno”  potrai aiutarlo a superare l’angoscia del distacco, facendogli vivere un’ esperienza di crescita.

 E voi? Come avete vissuto l’esperienza dell’inserimento al nido dei vostri figli? Avete affrontanto tutto con serenità o grande fatica?

Potresti essere interessato anche ai seguenti articoli

(sponsored)
Caricamento

About Deborah Papisca

L'avvento dell'era dei blog e dei forum forgia la sua fortuna permettendole di realizzare il sogno di una vita: vedersi pubblicare un romanzo. 'Di materno avevo solo il latte' è uscito il 10 maggio 2011 e sembra avere valicato i confini delle sue aspettative oltre ad averla finalmente conclamata scrittrice ufficiale. Continua a leggere

4 commenti

  1. Ciao Deborah, allora nido si o nido no?
    il mio problema (tra i tanti) è che ora ho una baby sitter tutto il giorno, (si prende un sacco di soldi ma io sono più tranquilla, a sei mesi non me la sentivo proprio di portarla al nido) e sto pensando a cosa fare da settembre, quando non avrò più l’orario ridotto per allattamento. e lei avrà  1 anno e due mesi.
    Se la porto al nido (tutti quelli della mia zona chiudono intorno alle 18) devo comunque trovare qualcuno che la vada a prendere e mi aspetti a casa finchè torno. Con il mio lavoro non si sa mai a che ora si finisce, comunque non prima delle19, oppure la lascio a casa con la baby sitter attuale alla quale però dovrò dare altri soldi? La domanda è: il nido a un anno serve ai bimbi x socializzare? stanno bene o è meglio che stiano a casa accuditi meglio?
    non so che fare……
    le altre mamme che dicono?

    • Carissima Rosa, ti incoraggio ad agire di istinto e secondo le tue esigenze lavorative. Io non sono d’accordo (da come scrivo in questo post) con Tata Lucia quando afferma categoricamente che il nido se si può è meglio evitarlo. Forse non si è resa conto di quante difficoltà  una mamma di oggi si trova ad affrontare e un buon asilo nido secondo me è un supporto importante per la mamma lavoratrice. Ovvio che il bambino essendo piccolo poco gli importa di interagire con i suoi simili, prima dei tre anni gli è sufficiente starsene con la mamma e fare i suoi giochini in solitaria. Però se è inserito in un clima sereno, con insegnanti competenti non può che sentirsi a suo agio. Insomma nessuno è morto di asilo nido! I problemi veri ce li facciamo noi mamme…Adesso ti vado a chiamare la nostra Barbara che è in procinto di inserire le sue gemelline al nido 🙂

    • Cara Rosa,
      In fatto di asili nido io ti posso solo dire quella che è stata la mia esperienza, senza però darti nessun consiglio, nè verso l’inserimento a tutti i costi ma neppure caldeggiando l’estrema soluzione di stare a casa ( con mamma o tata o nonna o magari anche papà ), fino ai tre anni.
      Diciamo che i primi mesi mi sembra prudenziale la scelta di tenere a casa, visto che il bambino ha delle esigenze che secondo me sono poco compatibili con una gestione tipo ” catena di montaggio” che per forza di cose, è quella che il nido può dare.
      Poi dai 6 o 8 mesi ( io penso il meglio sarebbe dall’anno) secondo me il nido sarebbe da prendere in considerazione, ammesso che la salute del bambino te lo consenta.
      Al nido si imparano ritmi condivisibili, si imparano i ritmi giusti: gioco, pappa e nanna distribuiti efficientemente. Gli stimoli sono quelli che servono al bambino e poi c’è la questione della sicurezza: a mio avviso è sempre una soluzione più “sicura della tata che sta col bambino a casa da sola tutto il giorno.
      Però non sempre le buone intenzioni bastano, e la realtà  delle cose a volte, ti fa scegliere altro da quello che vorresti e per farla breve nido o tata? Dipende dalla robustezza del bambino!
      La mia figlia più grande che ora ha 15 anni non riuscì mai a stare al nido. Per un problema di adenoidi, mandarla al nido era come fare karakiri. Febbri alte, tossi che neanche un tabagista incallito: la situazione era insostenibile. Carolina dunque non riuscì mai a frequentare con continuità  il nido; fortunatamente nei periodi in cui era ammalata, io potevo contare sulla nonna dunque non sommavo ai costi dell’asilo quelli di una tata pagata perchè potesse dare la sua disponibilità  in caso di malattia della bimba
      Con la mia seconda figlia Bianca, le cose andarono meglio: fu inserita al nido a un anno di età  e riuscì a frequentare regolarmente senza grosse assenze per malattia; diciamo che fu un colpo di fortuna visto che la nonna appena nata, mi aveva bellamente dichiarato che lei questa volta non avrebbe accudito la nipote: anche lei voleva la sua libertà .
      Quando mi sono arrivate le gemelle, che ora hanno 20 mesi, non ho potuto prendere in considerazione il nido fino ad ora. La logistica me lo impediva ( stiamo al secondo piano senza ascensore e poi io ho da gestire ancora la secondogenita, impossibile pensare a me che corro da un un nido a una scuola elementare all’ufficio tutto il giorno) dunque ho deciso per una dada che regolarmente pagata , coi contributi e ferie e TFR mi costa meno che la retta al nido tempo pieno in un asilo privato, visto che al pubblico fin’ora non avevamo avuto il posto.
      A dicembre ci hanno chiamato perchè si erano liberati due posti: sto appunto facendo l’inserimento, e nel contempo una bella dosa massiccia di integratori omeopatici per rinforzare le difese immunitarie: speriamo la fortuna e l’omeopatia ˜sta volta ci assistano!!!

  2. C’è anche chi la pensa in modo diverso da tata Lucia (e non la mia parrucchiera, un pedagogista):
    https://www.uppa.it/educazione/scuola/asilo-nido-fondamentale-nello-sviluppo-del-bambino/

    Il fatto che esistano delle diversità di opinioni anche tra gli “esperti” potrebbe contribuire a creare confusione, io però prendo la cosa come una motivazione in più per sentirsi meno in colpa: gli esperti possono esprimersi e io e la mia famiglia sceglieremo il meglio per noi in base alle nostre esigenze e alle informazioni che abbiamo e che raccogliamo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *