Home » Diario Oasi » Mia figlia, il suo appetito (poco) e due ingredienti segreti per vederla mangiare

Mia figlia, il suo appetito (poco) e due ingredienti segreti per vederla mangiare

appetito

Camilla è alta un metro e trenta e pesa 21 chili e mezzo. Quel “mezzo” rappresenta un punto di forza e di speranza per poter vedere aumentare la sua ciccia che al momento sembra  essere un elemento non riconosciuto dal suo metabolismo o dall’area del cervello votata al “mangia ogni tanto”.

Se vogliamo usare un francesismo chic direi che mia figlia non mangia un beneamato cacchio.

La questione in famiglia è dolente, no sono stata ottimista. E’ tragica. Mia suocera, donna devota, frequentatrice fidelizzata della parrocchia del suo quartiere, sospetto abbia acceso un muto per l’acquisto di ceri di tutte le dimensioni da offrire anche a sottosanti sconosciuti ai più. Avrà sgranato e consumato almeno 15 rosari, letto Antico, Nuovo Testamento e Vangelo in 3 lingue diverse e voci di corridoio dicono che è pronta a camminare sulle braci ardenti a ritmo di bradipo pur di vedere la nipotina afferrare la forchetta, infilzarci un qualsivoglia elemento commestibile e deglutirlo.

“Mangia-camilla-dai-mangia” è il mantra che recitiamo ormai da anni in casa nostra.

Quando chiamo all’ordine la famiglia con “è proontooo…” l’unica che per poco non si ammazza e semina le coronarie lungo il tragitto per venire nella “sala dei commensali” è Alice, la nostra cagnolina dodicenne, che al contrario di Camilla mangerebbe ogni istante della giornata.

Insomma, una bella scena da convivio:

– ci sono io in prima linea che, stando alla cucina come la D’Urso al giornalismo serio, non è che contribuisca a invogliare marito e figlia a sedersi a tavola con la bava alla bocca. Non ho fantasia, non ho dimestichezza per preparare pietanze gestendo baldanzosa le quantità degli ingredienti “a occhio”,  propongo più o meno un menù fisso da trattoria per camionisti, rasento spesso la tentazione di aprire 4 salti in padella spacciando il surgelato per un piatto preparato con le mie manine. Sono solo frenata dal palato di mio marito che è un “greenpeaciano”, ambientalista, seguace del prodotto a chilometro zero e ha un fiuto eccezionale per individuare ogni tipo di sostanza chimica presente negli alimenti. Riesce a capire se un pollo è stato anabolizzato e fatto crescere in due settimane invece che in tre mesi, anche bendato. Perciò sono costretta a creare un’empatia zoppicante e a denti stretti con i fornelli, manco dovessi stare con le chiappe tirate per contrastare un attacco feroce di colica intestinale.

– nella retroguardia è posizionata Camilla, la regina indiscussa della scarpetta, inzuppa il suo fido pezzetto di pane in sughi spesso inesistenti (perdo sempre quell’attimo fondamentale in cui è bene spegnere il gas prima che la fettina di carne si riduca a soletta di infradito lasciata sotto il sole);

– poi arriva Lui, silente, abbozza, accetta, mangia senza dire “A” o “B”. Lo risposerei millemila volte solo per questo atto d’amore. Lui che nasce da una donna che prepara banchetti per gli Dei dell’Olimpo, che se le chiedi un primo ti prepara tagliatelle, gnocchi, ravioli, cappelletti in c-a-s-a. E io che il massimo dello sforzo è quello di muovere gli avambracci per pelare due patate e metterle in forno.

Ma dirò presto basta a questa condizione tristanzuolissima della mia tavola trascurata. Spezzerò le fila della pigrizia endemica, leverò la pellicola domopak che avvolge la mia creatività e voglia di preparare qualche pietanza sfiziosa. Ho desiderio di essere la mamma della pubblicità del formaggio da spalmare che si inventa con quattro sane cazzate cose dell’altro universo mondo, ho voglia di vedere Camilla  che si lecca i baffi e che mi faccia anche un rutto da sradicarmi tutti i bulbi piliferi per dirmi “mamma, che buono questo pranzo”.

E ho voglia di scoprire e respirare quei due ingredienti segreti che non tutti conoscono ma che dovrebbero essere presenti in tutto ciò che si fa: amore e passione.

Nel frattempo si accettano ricette (veloci e indolori e gustose).

Grazie.

 

Potresti essere interessato anche ai seguenti articoli

(sponsored)
Caricamento

About Deborah Papisca

L'avvento dell'era dei blog e dei forum forgia la sua fortuna permettendole di realizzare il sogno di una vita: vedersi pubblicare un romanzo. 'Di materno avevo solo il latte' è uscito il 10 maggio 2011 e sembra avere valicato i confini delle sue aspettative oltre ad averla finalmente conclamata scrittrice ufficiale. Continua a leggere

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.