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La “teoria gender” esiste veramente

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Un gruppo di persone X, pensa che un altro gruppo di persone Y stia malignamente, depravatamente e in maniera subdola (ma anche no) tentando di distruggere il mondo.
Cos’è, la trama di un nuovo, banale film hollywoodiano? No, si tratta del dibattito a proposito della “teoria gender“.
Tempo fa avevo accennato l’argomento, ricordate? Beh, mi sono decisa a parlarne finalmente.
Sono mesi che questa teoria viene riproposta in tutte le salse su social media, quotidiani, televisione, pianerottolo di casa e il risultato è sempre lo stesso: la guerra.
La mia posizione è chiara, non ho nessun problema con l’omosessualità (tanto meno con gli omosessuali) e sono dalla parte dei gruppi LGBT che chiedono di poter avere le stesse libertà di tutti gli altri cittadini.
In quest’ottica non ho mai creduto al complotto dietro la teoria gender e anzi, a dirla tutta, sono sempre stata convinta che questa fantomatica, depravata ideologia sia tutta opera di chi rifiuta a priori il diritto alla felicità di chi è omosessuale.
Ho sempre sostenuto tutto ciò fino ad oggi, quando all’improvviso sono stata fulminata da una rivelazione: il gruppo X, quello contro le lotte dei gruppi LGBT, ha ragione! La teoria gender esiste eccome!
Lo so, sembra che stia sbarellando ma seguite il mio discorso.
L’ideologia del genere esiste da tantissimo tempo, da così tanto tempo che è ormai considerata la “normalità” ma solo perché è consuetudine, tradizione, abitudine, non perché sia la verità assoluta.
La teoria gender esiste ma non è quella che ci viene passata come complotto per negare ogni differenza tra uomo e donna, per appiattire le differenze di genere (cosa che per altro nessuno a favore dei diritti LGBT ha mai e poi mai affermato).
No, tutt’altro!
La teoria gender è esattamente il contrario: è l’incasellamento all’interno di cliché e categorie sociali che hanno bollato le donne e gli uomini per secoli, creando aspettative e imponendo comportamenti per entrambi.
E` quella teoria che prevede che la donna debba essere materna, dolce, femminile, sottomessa, pacata, affettuosa, debole, abile in lavori casalinghi, insegnante, segretaria…
L’uomo invece è quello forte, avventuroso, macho, protettore, quello che arriva ai livelli più alti della scala professionale, quello che fa i figli e poi casa e famiglia sono cose da donne.
E` quella che prevede che a parità di professione e preparazione, la donna prende meno dell’uomo e grazie alla quale troppo spesso una donna che fa carriera, la fa solo perché “l’ha data”, non perché ha capacità o magari, più tristemente ancora, “la da” veramente altrimenti non va oltre la posizione di segretaria, per dire.
E` quella teoria che permette ai datori di lavoro di non assumere delle donne perché, in quanto tali, potrebbero incidentalmente rimanere incinte e causare così un sacco di problemi per via della maternità.
Quelle che se una donna è single a 35 anni è una zitella. Se ha avuto più di due storie è una puttana.
Quella che se un uomo a 35 anni è single, è uno scapolone d’oro e che se ha avuto più di due storie è un figo, un uomo di mondo.
Quella che valorizza l’imene intatto della donna più della sua moralità, del suo cuore, della sua mente e della sua personalità.
Quella che se una donna mette i pantaloni è ok (da qualche decennio) ma se un uomo mette la gonna o si commuove guardando una commedia romantica, viene insultato e preso in giro a morte.
Quella per cui i maschietti hanno i pannolini con sopra disegnato Topolino mentre le femmine Minnie. Quella che prevede che i maschi debbano giocare con le macchinine, alla guerra, al pallone, mentre le femmine con le bambole e il set per pulire casa.
Quella che se un maschietto è interessato al cucito e alla moda, è un ricchione.
Se una bambina gioca a calcio e sta in mezzo ai maschi, è un maschiaccio che potrebbe un giorno diventare lesbica.
Ecco cos’è la teoria gender. Chi non si adegua, se è fortunato, viene considerato controcorrente, anticonformista e magari coraggioso. Se è sfortunato è invece un diverso, disadattato, omosessuale/lesbica (termini usati in senso dispregiativo), femminista isterica o pappamolle senza spina dorsale.
E` straordinario avere una Samantha Cristoforetti che raggiunge i risultati che ben consociamo. Ce ne vorrebbero cento, mille, milioni di Samantha Cristoforetti così in Italia.
Invece ce n’è solo una e quando arriva nello spazio, i fautori della teoria gender le urlano di tornare dietro ai fornelli e imparare a parcheggiare la macchina.

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About Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

2 commenti

  1. In realtà la teoria gender nasce dagli “studi” sull’identità di genere del dr John William Money, scomparso nel 2006 (dr Denaro, già dal nome…).
    Questo psicologo/sessuologo/sedicente luminare nell’America anni ’70 andava in tv a predicare di essere in grado di trasformare i maschi in femmine e viceversa.
    E, al fine di dimostrarlo, conduceva esperimenti sui bambini, imponendo abiti e giochi da femmine ai maschi e viceversa, applicando quindi quegli “stereotipi di genere” che lei dice di voler combattere, solo in maniera diametralmente opposta.
    Se poi i frutti non arrivavano, ecco che si passava a cure ormonali, nudismo, pornografia, incontri coi trans eccetera.

    La sua più celebre malefatta, il caso di David Reimer, fu raccontato dal giornalista John Colapinto nel libro “Bruce, Brenda e David”, che è sì edito in Italia dalla cattolica San Paolo, ma che (attenzione bene), è la traduzione di un articolo realizzato nel ’98 per Rolling Stone.
    E, a quanto mi risulta, Rolling Stone, non è esattamente un bollettino della pravda come Repubblica, ma nemmeno un organo stampa del Vaticano o di Forza Nuova.

    La teoria gender, quindi, anche se all’epoca non si chiamava così, è esistita e ci sono state delle vite rovinate da essa.

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